"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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mercoledì 29 dicembre 2010

Happy new year

Dedicato in particolare, COME AUGURIO, a Giulio e Giuliana, alle coppie che si amano , alle baby di Giuliana e agli amici che formano con noi un solo cuore.


Le cose più belle della vita non si vedono con gli occhi, ma si sentono con il cuore.
Per tutti, l'augurio di una stagione del cuore davvero speciale.
BUON ANNO!




Io ti auguro solo quello che la maggior parte della gente non ha:
Io ti auguro del tempo per gioire e per ridere,
e quando lo usi puoi cambiare qualcosa là fuori.
Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per regalarlo.
Io ti auguro del tempo per non avere fretta e per correre,
ma il tempo per poter essere soddisfatto.
Io ti auguro del tempo non solo così per poterlo sprecare.
Io ti auguro che ti possa restare del tempo per stupirti,
e del tempo per avere fiducia,
invece che guardare come passa il tempo nell’orologio.
Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle
e tempo per crescere, cioè per maturare.
Io ti auguro del tempo per sperare di nuovo e per amare,
non ha senso rinviare questo tempo.
Io ti auguro del tempo per trovare te stesso,
ogni giorno, ogni ora per trovare la felicità.
Io ti auguro del tempo anche per perdonare gli altri.
Io ti auguro di avere tempo per vivere..
Anonimo indiano

(tratto dal libro “Il soffio della vita” di Carlo Lauro)

giovedì 23 dicembre 2010

Al Bambino Gesù (Giovanni Paolo II)



BAMBINO GESÙ

Asciuga, Bambino Gesù,
le lacrime dei fanciulli!
accarezza il malato e l'anziano!
Spingi gli uomini a deporre le armi
e a stringersi in un
universale abbraccio di pace!
Invita i popoli, misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri creati
dalla miseria e dalla disoccupazione,
dall'ignoranza e dall'indifferenza,
dalla discriminazione e dall'intolleranza.
Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi liberandoci dal peccato.
Sei Tu il vero e unico Salvatore,
che l'umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della Pace,
dono di pace all'intera umanità,
vieni a vivere nel cuore di ogni uomo
e di ogni famiglia.
Sii Tu la nostra pace
e la nostra gioia!
Giovanni Paolo II

lunedì 20 dicembre 2010

"L'orso" è un film che coinvolge insolitamente sugli animali che vi darà una nuova prospettiva sul loro mondo.





Atteggiamento del più forte...
Paura, lotta per sopravvivere
del più debole!

Ferito e spaventato...
ma qualcuno aspetta!!!...
E tutto il dolore
svanisce
con un atto d'amore.
enrica

Luci di Natale



Un sogno per ogni delusione
e momenti di consolazione.
Di sapere combattere con dignità.
Di non arrenderti alla prima avversità.
Di trovare nel buio della vita
una luce accesa.
Di saper ascoltare oltre al “sentire”
Di saper guardare oltre al “vedere
Di trovare nella disperazione
la forza di continuare.
Stringendo i denti voltando pagina,
il coraggio di volare.
Ti auguro di saper cogliere
le piccole cose
di saperle vivere
di farlo intensamente.
Silvana Stremiz

sabato 18 dicembre 2010

venerdì 17 dicembre 2010

Natale (Salvatore Quasimodo)


Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

La conclusione della poesia di Quasimodo è molto amara e l’autore sembra affermare l'inutilità della venuta di Gesù in mezzo a noi.
La nostra amarezza nello sperimentare ogni giorno che la durezza dei nostri cuori rende vano il messaggio di amore e di pace che Cristo ci ha portato.
Il Signore ci doni la grazia di una fede più forte e tenace per comprendere che celebrare il Natale significa proclamare che nonostante tutto l’amore di Dio trionferà.

Auguri al Personale del Reparto Psichiatrico (nucleo 1) della Sacra Famiglia di Cesano Boscone

             
   Buon Natale e Serene Feste 
 

Sta a voi, nella quiete del silenzio,
saper cogliere ed interpretare
la dolce melodia
che la nostra anima vi dona…
(tratto dal libro “Il soffio della vita” di Carlo Lauro)


giovedì 16 dicembre 2010

Buon Natale da enrica, giulio, giuliana

Ecco il nostro Gesù Bambino portatoci in regalo dalla Spagna...Condivido con voi cari amici

Steso sulla paglia, simile a una spiga nuova;
posato nell’abbandono fuori dalla città,
sia Egli il pane di tutti quelli
che vagabondano esclusi dalla tavola comune




La strada che ci separa da quel Bambino non si misura con i passi ma con le vibrazioni del cuore.
Anche se distanti fisicamente ci uniremo nell'affetto e nella preghiera.
Buon Natale e serene feste da Enrica, Giulio, Giuliana

martedì 14 dicembre 2010

Beviamoci Babbo Natale (forse ciò che non conosciamo)



Cento secoli.

Cento secoli prima di Cristo gli uomini smisero la vita nomade e si fecero agricoltori. Coltivando, capitava un fatto nuovo: si accumulava più cibo del necessario, cibo che si poteva metter da parte. Quando l'inverno era al suo culmine (più o meno questo periodo) uomini e donne di allora tiravano un sospiro di sollievo: ce l'avevano fatta, la stagione adesso non avrebbe fatto che migliorare. Si organizzava una gran festa e ciascuno tirava fuori il cibo o la bevanda che aveva risparmiato. Scambiatisi i doni (tutta roba da mangiare) si ballava e cantava fino all'alba.
Più tardi.
Al culmine dell'inverno, gli antichi persiani festeggiavano Mitra, il dio della Luce, i germani Odino, principe degli dei. Secondo la leggenda, Odino galoppava su un cavallo a otto zampe, coperto da un largo mantello e con in testa un cappellaccio, portando regali o castighi agli abitanti dei mondo. Stessa cosa faceva per i finlandesi l'Uomo inverno, che non girava però a cavallo, bensì su una slitta trainata da renne. Gli antichi romani festeggiavano al culmine dell'inverno i Saturnali e credevano che non far doni portasse male. Per ì britanni Old Winter - cioè Vecchio Inverno - girava casa per casa, ma senza distribuire regali: bussava alle porte, chiedeva alle famiglie come stavano, beveva con loro, un bicchiere di vino.
San Nicola.
San Nicola di Bari (270-352 o, forse, 280-345) non era affatto di Bari, ma di Patara in Turchia. Un giorno salvò tre bambini da un oste che voleva cucinarli e servirli ai suoi avventori come porcellini da latte. Di qui grande fama di santo protettore dell’infanzia, con migliaia di chiese ovunque, specie nei Paesi nordici. specie in Danimarca. In Danimarca san Nicola era chiamato «Sinter Klaas» (o Sinter Claes).

*****

25 dicembre.
Più o meno alla metà dei quarto secolo, papa Giulio I stabilì che la nascita di Gesù dovesse essere fissata al 25 dicembre. In questo modo le festività pagane - che non potevano essere soppresse se non a prezzo di tumulti e abiure - vennero mutate in cristiane e l'abitudine millenaria di scambiarsi doni non venne persa.
Albero.
I missionari, vedendo che i germani adoravano la quercia, mostrarono loro l'abete. «Vedete? E’ un triangolo: nel vertice in alto c'è il Padre e nei due in basso il Figlio e lo Spirito Santo». I germani chiesero se i loro dei avrebbero potuto dimorare nell'abete. I missionari risposero: «Senz'altro». I germani adottarono senza difficoltà Gesù Cristo tra i loro dei e presero ad adorare l'abete.
New York.
Nel XVI secolo la prima colonia danese arrivò negli Stati Uniti e fondò New Amsterdam; più tardi New York. Gli indigeni, che parlavano inglese, considerarono con curiosità l'abitudine dei nuovi venuti di pregare Sinter Klaas, ben presto si impossessarono di quel rito storpiando in Santa Claus il nome dei santo.

*****

Tetto.
I lapponi, per ripararsi dai freddo, vivevano in case interrate, che avevano la porta piazzata sul tetto.
1822.
Il professor Clement Moore, ordinario di letteratura greca e orientale all'università dì New York, autore di un ponderoso volume sul Lessico della lingua ebraica, aveva sei figli e per renderli allegri a Natale scrisse la poesia: A Visù from St Nicholas cioè «Una visita di san Nicola». I versi dicevano all'incirca (traduzione libera nostra): «Bum bum bum / Batte sul tetto/ E’ una slitta, son le renne/ Salta giù dal caminetto / San Nicola con le strenne». Pubblicata, la poesia ebbe un enorme successo e diffuse in tutto il mondo la saga di san Nicola, cioè Santa Claus. Gli esperti videro subito che Moore, con l'aria di comporre uno scherzetto, aveva fuso i miti più svariati, l'Uomo inverno dei finlandesi (che girava con le renne) e l'abitudine lappone di entrare nelle case dal tetto. Le renne della slitta di Babbo Natale erano otto come le zampe dei cavallo di Odino. Il cavallo di Odino si chiamava Sleipnir. Clement Moore chiamò invece le sue renne Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder, Blitzen, vale a dire - nella traduzione nostra - Brillo, Ballo, Balzo, Burbo, Stella, Amore, Dondo e Turbo.
Per inciso, è praticamente impossibile guidare una slitta tirata da otto renne.
Babbo Natale.
In occasione del Natale 1840 il principe Alberto, marito della giovane regina Vittoria, installò, secondo l'uso germanico, un albero decorato nel castello di Windsor. L'abitudine si diffuse immediatamente in tutta l'Inghilterra e si accoppiò subito alle leggende relative a Old Father Christmas. L'albero però era giunto anche negli Stati Uniti, grazie agli emigranti tedeschi, e da qui l'Europa (Inghilterra compresa) lo ricevette una seconda volta di rimbalzo, fuso ormai con le leggende di Santa Claus (con le renne e il resto). Di conseguenza, Babbo Natale e Santa Claus divennero una cosa sola.

*****

Coca-Cola.
Il vecchio Santa Claus era vestito di pelle o di pelliccia, con calzoni verdi o celesti, la pipa in bocca, la bottiglia di vino in mano. L'attuale Babbo Natale è come è per via della Coca-Cola che lo scelse come testimoniai della sua bevanda a partire dal 1931 e fino ai primi anni Sessanta. I colori bianco e rosso sono quelli dei marchio, la barba bianca, il cappuccio, l'aspetto rotondo, rubizzo e ridanciano sono invenzioni dei pittore-cartellonista Harold Sundblom.

Se non succede qualcosa, Babbo Natale resterà così com'è nei secoli dei secoli.

(Giorgio Dell’Arti)

Pedagogia del Presepio



Nel presepio trovi la pedagogia del silenzio.
Tutto tace. La mezzanotte avvolge ogni cosa: allora Gesù può nascere. Ecco: nel silenzio risplende sempre qualcosa. Platone consumava più olio nella lampada da notte alla luce della quale scriveva in silenzio, che vino nella coppa. Gandhi, nonostante le molteplici attività, riuscì a restare fedele al silenzio settimanale dei lunedì. Lo scrittore francese Psicari diceva: «Disgraziati coloro che non hanno conosciuto il silenzio». Perché disgraziati? Perché chi non tace, finisce coi vivere nell'ambiguità: non sa più chi è, cosa fa, dove va; ed allora è la morte dell'uomo.

Nel presepio trovi la pedagogia dei sentimenti.
Un padre e una madre protesi, anima e corpo, verso il bambino: lo accarezzano con gli occhi e con le mani.
Persino gli animali, secondo la tradizione - mai come in questo caso tanto profonda e significativa! - partecipano all'amore. Prezioso presepio che ricorda che non si vive di solo cervello né di sola meccanica!

Nel presepio trovi la pedagogia dell'essenziale.
Tutto nella grotta è ridotto all'osso. Certo, dalla pedagogia così austera di Betlemme, non può venir fuori un ragazzo che davanti al primo ostacolo crolla e molla, come troppi ragazzi d'oggi, simili a quei cubetti di ghiaccio che, tirati fuori dal frigorifero, si sciolgono non appena toccano il tiepido. Dalla pedagogia di Betlemme può fiorire solo un simpatico uomo di carattere come Cristo.

Nel presepio trovi la pedagogia del dono.
I pastori portano regali; i Magi offrono omaggi. Qui tocchiamo uno dei caratteri più profondi della pedagogia dei presepio. Perché il dono educa; educa più d'ogni altra cosa. Psicologi e pedagogisti concordano nel sostenere che il narcisismo è la morte della psiche: se l'uomo vuole realizzarsi, deve scaraventarsi fuori dei proprio «io».

Nel presepio trovi la pedagogia della gioia.
Da quella mezzanotte in poi, tutto può cambiare. «Vi annuncio una grande gioia» (Lc 2,10): incomincia la salvezza. Tristezza, noia, pessimismo, stanno all'opposto di ogni educazione. Subito dopo aver provato il gusto dei latte, intatti, il bambino per poter vivere, ha bisogno che qualcuno gli faccia provare il gusto della vita.
Giuseppe Pellegrino

lunedì 13 dicembre 2010

Riflessione per la “Sesta Domenica di Avvento A” Lc 1,26-38 (rito ambrosiano)

DIVINA MATERNITA' DELLA B. V. MARIA
 Siamo giunti all'ultima tappa dell'Avvento, che ci condurrà direttamente alla salvezza di Dio che stiamo aspettando.

Oggi la liturgia centra lo sguardo nel mistero prossimo da celebrare: Dio fatto uomo. Chi può essere modello migliore di quest'ultima attesa se non Maria, che porta dentro di sé Gesù, il Dio salvatore? Ella è l'esempio che ci viene proposto oggi per incontrarci con il Signore che è già alla porta.

Il saluto dell'angelo è uno dei cantici più belli con cui noi possiamo glorificare l'Altissimo. Perciò noi ripetiamo questo medesimo saluto per ringraziare la SS. Trinità dei tanti e inestimabili suoi benefici.
Lodiamo Dio Padre perché amò talmente il mondo da dargli il suo unico Figlio per salvarlo.
Benediciamo Dio Figlio perché discese dal cielo sulla terra, si fece uomo e ci redense.
Glorifichiamo Dio Spirito Santo perché formò nel seno della Vergine santissima quel corpo purissimo che fu la vittima dei nostri peccati.

E’ con tali sentimenti di riconoscenza che dobbiamo recitare il saluto angelico, facendo, cioè, atti di fede, di speranza, di amore, di ringraziamento per il beneficio della nostra salvezza (LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT, Segreto ammirabile del Santo Rosario, Siena 1982 2~ nn. 44-45).

Come Maria anche noi siamo chiamati a portare Dio agli altri: venendo in aiuto gioioso a coloro che sono nel bisogno, come fece Maria con sua cugina Elisabetta; e nel diffondere generosamente la luce della salvezza, come farà Maria dando alla luce il Messia salvatore.

Ma il nostro incontro con Cristo, con il Signore, consiste già nel riunirsi nel suo nome - di qui l'importanza di stare assieme, facendo assemblea -si verifica anche nell'ascolto della Parola, sempre viva e feconda, e nel celebrare il suo memoriale nello spezzare il pane.

La fede è il segreto per fare un vero Natale. Sant'Agostino ha detto che «Maria ha concepito per fede e ha partorito per fede»; «concepì Cristo prima nel cuore che nel corpo». Noi non possiamo imitare Maria nel concepire e dare alla luce fisicamente Gesù; possiamo e dobbiamo, invece, imitarla nel concepirlo e darlo alla luce spiritualmente, mediante la fede. Credere è «concepire», è dare carne alla parola. Ce lo assicura Gesù stesso, dicendo che chi accoglie la sua parola diventa per lui «fratello, sorella e madre» (cfr. Marco 3,33).

Nel mettersi a tavola per l'ultima cena, Gesù disse: «Ho desiderato ardentemente celebrare questa Pasqua con voi». Ora dice forse lo stesso del Natale: «Ho desiderato ardentemente celebrare questo Natale con voi». Questo Natale che ha per presepio e culla il cuore e che non si celebra fuori, ma dentro.

Che cosa porteremo in dono quest'anno al Bambino che nasce? Sarebbe strano che facessimo regali a tutti, eccetto che al festeggiato.
Una preghiera della liturgia ortodossa ci suggerisce un'idea meravigliosa:
«Che cosa ti possiamo offrire, o Cristo, in cambio di esserti fatto uomo per noi?
Ogni creatura ti reca la testimonianza della sua gratitudine:
gli angeli il loro canto,
i cieli la stella,
i Magi i doni,
i pastori l'adorazione,
la terra una grotta,
il deserto la mangiatoia.
Ma noi, noi ti offriamo una Madre Vergine! ».
Noi, cioè l'umanità intera, ti offriamo Maria!

VANGELO SEC. LUCA 1,26-38
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Bibbia CEI 2008

Preghiera per la Sesta Domenica di Avvento A Lc 1,26-38 (rito ambrosiano)

DIVINA MATERNITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA
Signore Gesù,
è stupenda l'immagine che di tua madre
ci ha lasciato il vangelo di Luca.
Ma noi vorremmo
che tu la rendessi ancora più luminosa
così da contemplare in lei il tempio ideale
della tua dimora tra gli uomini:
un tempio la cui bellezza è fatta di silenzio,
di umiltà e di gioiosa disponibilità a servire.
Fa' che anche noi in questo Natale
ti possiamo offrire una dimora ospitale.
Manda il tuo angelo a preparare la tua venuta
e a destare in noi la dolce trepidazione dell'attesa.
Se non troverai un cuore puro,
fa' che almeno ci sia il gemito di chi anela
alla bellezza e alla pace.
Aiutaci a credere che tu sei carne della nostra carne,
destino del nostro destino,
orizzonte ultimo dei nostri desideri più alti.
Signore, vieni a dirci la sola parola capace
di creare in noi una profondissima pace:
«Non temere: Dio ti vuole salvare».
E rendici gli uni per gli altri
segni espressivi della tua presenza
perché ci sia dato, come a Maria, tua madre,
di cantare tra gli uomini il Magnificat
per le ineffabili meraviglie di Dio
e i doni della sua grazia.
Amen.
(Pozzoli)

VANGELO SEC. LUCA 1,26-38
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Bibbia CEI 2008

mercoledì 8 dicembre 2010

"Fiat" (la mia preghiera per la Mamma del Cielo)

In un momento "critico" della mia vita il "sì" di Maria mi ha portato ha scrivere questa semplice preghiera. Enrica

 

Messaggio dal cielo…
umiltà sotto il velo…
Luce e mistero
in quel messaggero…
Immacolata
e dolce Maria…
Ecco il Tuo “Fiat”




 


Stella lucente...
il Tutto e niente…
Eccolo! È nato
per essere amato…
Vergine e tenera
Madre Maria…
Ecco il Tuo “Fiat”


 

Immenso dolore…
sguardo d'amore…
Non c'è più voce
lì sotto la Croce…
Nel pianto Tu preghi
afflitta Maria…
Ecco il Tuo “Fiat”




Gran terremoto…
Sepolcro vuoto…
Folgor…Candore…
risorto è il Signore!
Esulta, or nostra,
Mamma Maria
Ti veneriamo per il Tuo “Fiat”

(enrica)

Il meglio deve ancora venire

E' con gioia che condivido questo post scritto da Rossana figlia di mia nipote Maria Grazia.
http://peopleanddreams.blogspot.com/2010/12/il-meglio-deve-ancora-venire.html#comments
Auguri Maria Grazia per una convalescenza positiva. Enrica con Giulio e Giuliana



A te, nel mio passato, nel mio presente, nel mio futuro.

Ricordo il risveglio in una fredda mattina. Autunno inoltrato, gli alberi sono ricoperti di foglie dorate e diamanti di rugiada si adagiano sui fili d’erba. Apro gli occhi e per un istante, quello che separa il sonno dalla veglia, mi soffermo a pensare a tutto ciò che ho. Quanto sono fortunata. Cosa ho fatto per meritare tutto questo? Non trovo risposta e, mentre ancora la sto cercando, uno ad uno mille pensieri si insinuano nella mia mente e mi riportano alla realtà.
Troppo spesso ho visto soffrire le persone che amo e troppo spesso mi sono chiesta perché. Non sono mai riuscita a rimanere indifferente, nemmeno per un istante, e per loro ho cercato risposte che non sono mai stata in grado di trovare. E ancora, ogni volta mi trovo incredula a non capire, a non capire il motivo. Forse non c’è o forse non riesco a credere che ci sia.


Ancora una volta, ho visto come tutto può cambiare in un istante. Certezze fuori di me non ne cerco più, so che non ci sono. Quelle che mi sono rimaste le porto tutte dentro. Ciò che sta fuori può cambiare così in fretta da non lasciarci nemmeno il tempo di respirare. Ma ciò che sta dentro, ciò che sta dentro rimane con noi fino a quando lo desideriamo e nessuno potrà mai privarcene. Sono i nostri ricordi, i sentimenti che proviamo verso le altre persone.


Sono stata e sono una persona fortunata, ma una cosa è certa, quello che ho non l’ho meritato, non l’ho potuto scegliere e, a volte, non ho potuto fare niente per cambiarlo. Questa volta, però, un po’ di quello che ho ricevuto voglio trovare un modo per restituirlo.


Certamente tu non hai meritato questi momenti difficili, quelli sono fuori e non dipendono da noi, ma, con altrettanta certezza posso dire che hai meritato l’affetto delle persone care che ti sono state vicino, l’appoggio di tutti quelli che hanno fatto qualcosa per te, il sostegno che ti è stato gratuitamente donato anche semplicemente con un gesto, una parola, un pensiero. Li hai meritati perché quelli vengono da dentro, li hai costruiti tu, giorno dopo giorno, e ora sono la tua certezza.
Le cicatrici non saranno il simbolo della tua sofferenza, ma l’emblema dell’amore di chi ti è stato vicino e ha permesso che le ferite si rimarginassero.


A te, a te che sei le mie radici, la mia roccia nei momenti difficili, il mio sorriso nei momenti di gioia. A te, la mia migliore amica, la mia più intima confidente, la mia più grande complice.
A te, mamma.

lunedì 6 dicembre 2010

Preghiera e spiegazione “Solennità Immacolata Concezione della B. V. Maria”


L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L'avevano chiamata: " Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ".
In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300. Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: " Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? "
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una " medaglia miracolosa " con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato ". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità.
E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, " sine labe originali concepta ", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.
Patronato: Patrona e Regina dell’ordine francescano


O Maria!
Fin dal primo istante dell'esistenza,
tu sei stata preservata dal peccato originale,
in forza dei meriti di Gesù,
di cui dovevi diventare la Madre.
Su di te il peccato e la morte non hanno potere.
Dal momento stesso in cui fosti concepita,
hai goduto del singolare privilegio
di essere ricolmata della grazia
del tuo figlio benedetto,
per essere santa come egli è santo.
Per questo il celeste messaggero,
inviato ad annunciarti il disegno divino,
a te si rivolse salutandoti:
«Rallegrati, o piena di grazia».
Sì, o Maria, tu sei la piena di grazia,
tu sei l'Immacolata Concezione.
In te si compie la promessa fatta ai progenitori,
primordiale vangelo di speranza,
nell'ora tragica della caduta:
«lo porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe».
La tua stirpe, o Maria,
è il Figlio benedetto del tuo seno,
Gesù, Agnello immacolato,
che ha preso su di sé il peccato del mondo,
il nostro peccato.
Il tuo Figlio, o Madre, ha preservato te,
per offrire a tutti gli uomini
il dono della salvezza.
Proteggi, o Maria,
il candore dell'innocenza nei bimbi di oggi,
che saranno gli uomini del futuro.
Nella tua Immacolata Concezione
tu rispecchi con particolare fulgore
la Luce che è scesa nel mondo: Cristo Signore.
Che questa Luce ci conduca verso il futuro!
Amen.
(Pozzoli)

Preghiera e riflessione "Quinta Domenica di Avvento A" Gv 1,6-8.15-18 (rito ambrosiano)


Signore Gesù,
tra non molti giorni celebreremo il Natale.
Sapremo trovare le parole più toccanti
per dire a tutti la nostra gioia
nell'accogliere la tua presenza
che abbiamo atteso e invocato
con il senso della nostra mendicante povertà?
Abbiamo bisogno di parole molto semplici,
di parole umili che però vengano dal cuore.
Abbiamo bisogno, come Giovanni,
di non vantare alcun merito,
ma di sentirci, semplicemente,
voce della tua parola,
piccolo riflesso della tua grande luce,
lampada che arde e risplende,
sia pure in misura molto modesta,
per le persone che abbiamo accanto,
per i nostri familiari, per i nostri amici
e per tanti fratelli e sorelle
che sono in cerca di una luce
per il loro cammino e il loro futuro.
La tua gioia sia il sapore della nostra fede,
la tua parola sia l'orizzonte del nostro esistere,
la tua luce sia il conforto della nostra speranza.
Signore Gesù,
vieni a colmare la nostra attesa
con la certezza che tu sei sempre accanto a noi,
anche quando i nostri occhi velati
non sanno scorgere le tracce
della tua meravigliosa, divina presenza. Amen.
(Pozzoli)

GESÚ - LUCE
Nell'Antico Testamento, la luce prefigura l'avvenimento messianico futuro; nel Nuovo Testamento, col termine “Luce” si descrive l'avvenimento salvifico in Cristo, la sua persona e la nuova condizione dei suoi seguaci.
Giovanni Battista viene come testimone per rendere testimonianza alla luce.
Cristo è luce e vita per gli uomini: «lo sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12).
«Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo» (Gv 9, 5).
Nel vangelo di Giovanni, il simbolismo della luce è cristologico; mentre nella prima lettera di Giovanni il simbolismo è teologico.
La testimonianza resa da Giovanni Battista al Logos deve ricordare ai credenti che devono essere testimoni della parola e della persona di Gesù. La loro condotta deve costituire una testimonianza vivente al Logos incarnato. I credenti partecipano alla lotta di Cristo contro le tenebre dell'incredulità, dell'odio, della violenza e dell'egoismo, lasciandosi penetrare sempre più dalla luce di Cristo, rendendo in tal modo la testimonianza di una vita impregnata di amore e di fede. Come il Battista rese testimonianza alla luce "affinché tutti credessero per mezzo di lui" (1,7), così il cristiano deve impegnarsi per favorire la fede dei suoi fratelli nel Figlio di Dio.
(Tettamanzi- Gaudio)


Abbelliamo la nostra abitazione di modestia e umiltà,
Rendiamola splendida con la luce della giustizia.
Orniamo le pareti con opere buone
Al posto dei muri e delle cose che noi riteniamo preziose
collochiamo la fede e la soprannaturale magnanimità.
Poniamo sopra ogni cosa la preghiera, luce dell’anima,
a decoro di tutto il complesso.
Se le nostre attività, saranno impreziosite
dalla generosità e dalla carità verso i nostri cari e verso il prossimo
saremo insaporiti dall’amore divino.
In questo modo prepariamo per il Signore una degna lucerna,
pronta per essere accesa con la Sua “Luce”.

VANGELO SEC. GIOVANNI 1,6-8.15-18
In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Giovanni proclama: / «Era di lui che io dissi: / Colui che viene dopo di me / è avanti a me, / perché era prima di me».
Dalla sua pienezza / noi tutti abbiamo ricevuto: / grazia su grazia. / Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, / la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. / Dio, nessuno lo ha mai visto: / il Figlio unigenito, che è Dio / ed è nel seno del Padre, / è lui che lo ha rivelato.
(Bibbia CEI 2008)

mercoledì 1 dicembre 2010

“MITEZZA” riflessione per la Quarta Domenica di Avvento A Mt 21, 1-9 (rito ambrosiano)

MITE persona che ha un carattere benevolo alieno dall'ira, dalla prepotenza nei confronti degli altri o si comporta con moderazione e indulgenza.

UMILE persona che accetta serenamente la propria condizione senza cercare di imporsi agli altri o di procurarsi fama e consensi sfoggiando le qualità possedute; schivo, rispettoso.

BEATI I MITI La mitezza secondo la Bibbia non è debolezza d’animo, mollezza di carattere, remissività nell’affrontare gli eventi della vita; essa è invece una tranquillità d’animo, che è frutto della carità e che si manifesta esteriormente in un atteggiamento di totale benevolenza verso gli uomini e di coraggiosa sopportazione di persone o di eventi spiacevoli.
Il termine ebraico che indica la mitezza significa anche povertà.
Perciò la mitezza include un atteggiamento di povertà spirituale, di pazienza, dolcezza e fiducia in Dio, che esclude la collera, la stizza e l’irritazione.
L’AT celebra con molto fervore la mitezza di Dio che è più incline al perdono che al castigo; anche quando punisce, Dio agisce con moderazione. I salmi soprattutto mettono in rilievo l’immensa bontà di Dio. Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, ne ricolmi chi in te si rifugia davanti agli occhi di tutti (Sal 31,20); Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca (Sal 86,5). Dio governa l’universo con soavità e tutti gli uomini sono invitati a gustare la sua divina clemenza: Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia (Sal 34,9). Le parole del Signore, cioè la legge mosaica, sono dolci al palato dei fedeli: I giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante (Sal 19,10-11). Anche la sapienza che viene dall’alto possiede la qualità della dolcezza: Mangia, figlio mio, il miele, perché è buono e dolce sarà il favo al tuo palato. Sappi che tale è la sapienza per te (Pr 24,13-14). Gli uomini pii dell’AT si distinguono per la loro mansuetudine. Di fronte alla prosperità dei malvagi le anime pie rischiano di accalorarsi, di eccitarsi e di rivoltarsi contro Dio.

Per noi esempio di vita è sempre Cristo.
«Imparate da me che sono mite ed umile di cuore» (Mt. 11, 29);
«Come pecora muta dinnanzí a chi la tosa» (Is. 53, 7).
Lo si vuol precipitare dal monte? S'accontenta di sfuggire (Lc. 4, 29).
Gesù da’ queste risposte:
a Giuda traditore: « Amico...
agli apostoli in sonno: « Non vi fu possibile vegliare?...
ai soldati uccisori: « Perdona loro » (Mt. 26, 50. 40; Lc. 23, 34).
la donna sorpresa in adulterio non è umiliata ma sollevata: « Nemmeno io ti condanno » (Gv. 8, 11).
spossato dalle folle, stanco per giornate laboriose, angosciato dall'ottusità, accetta tutti nei momenti più imprevisti, con parole e tratti sempre dolcissimi.
Rifiuta la leader-ship spettacolare di allora.
Abbina le esigenze totalitarie del Regno con la comprensione inarrivabile sua: la rinuncia totale con l'infinita misericordia.
Nessuno lascia scoraggiato. Nessuno esclude.
Resta fondamentalmente solo, sì che l'ora lo coglie abbandonato da tutti.


La mitezza è ridondanza d'un cuore gonfio di carità, espressione vivente della bontà di Dio.
Lo zelo amaro, il gesto aspro sono frutti d'amor proprio e nascono dal fondo di aggressività, presunzione, animosità e insopportabilità.
Spesso i lontani giudicano la misericordia di Dio dal comportamento dei fedeli suoi: la buona o cattiva accoglienza apre o chiude eternamente la grazia. Hanno poche occasioni per recepire Dio e solo l'amore li può gettare nelle sue braccia.
Purtroppo «La gente devota è la meno benigna » (Faber).
L'amore addolcisce le piaghe, non le esaspera; alleggerisce i pesi, anziché aumentarli.
E questo con tutti: con gli ostinati, i deboli che ricadono, í seccatorí dai racconti scoccianti, gli ingrati.
Anche se in un cuore v'è solo un briciolo di bontà, lo si circonda di attenzioni premurose affinché il lucignolo non si spenga.
Talvolta la carità è messa a dura prova dal comportamento irritante di certe persone e si risponde con ira e rivincite malaccorte, quando una risposta blanda accomoderebbe tutto.
Il sorriso è apostolato. Deve illuminare il mio volto.
Perché addossare al prossimo i miei crucci? La melanconia è frutto dell'egoismo e del sentimento di non essere abbastanza amato, quando la vera carità cerca di amare disinteressatamente.
Dio scrive diritto sulle righe storte, e ogni cosa conduce al miglior fine.
La salute mi fa pronto al dovere
La malattia mi consuma di riparazione.
Le doti attivano l'apostolato
L'assenza scava l'umiltà.
Le consolazioni accendono l'entusiasmo
Le secchezze fanno spasimare di Dio.
Ira, passione torbida perché sbocco di molti mali. « Bandite da voi ogni animosità, sdegno, arroganza...» (Ef. 4, 32): parole attuali all'uomo d'oggi che si irrita con tutto e con tutti. Ha la radice nell'irreflessività, nell'intemperanza di carattere, nell'attendere gli avvenimenti secondo i propri parametri, nel dogmatismo (« l'ho detto io ») e nello spirito di contraddizione. Non solo toglie la serenità di giudizio, ma deforma il viso immagine di Dio: bisognerebbe, guardarsi allo specchio dopo uno scatto d'ira!
Se fossi così sagace e credente da aspettarmi che non tutto possa filare liscio, perché Dio è imprevedibile, mi disporrei anzitempo e non mi lascerei trasportare dall'ira! Il vero male, in fondo, non sta nelle cose e nelle persone che mi intralciano, ma dentro me stesso.
E' inutile che spezzi una brocca.
Dovrei spezzare l'io.
« Non tramonti mai il sole sopra la mia ira » (Ef. 4, 26).
« La risposta calma, smorza l'ira » (Prv. 15, 1).

Sono parole ispirate dallo Spirito Santo.
Facciamo che diventino vita nostra.
Se non di fatto, almeno di buona volontà.
( appunti presi da diversi esegeti)