"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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lunedì 30 maggio 2011

Il Cantico del “Magnificat” (riflessione)

Il Magnificat è un cantico, potremmo dire, a tre voci; perché in esso si incontrano e si armonizzano la voce di Maria, che accoglie il dono di Dio e ne gode interiormente; la voce di Elisabetta, che contempla il mistero di Maria e la voce di Luca (cioè della Chiesa alla quale appartiene e per la quale scrive il suo Vangelo come testimonianza privilegiata degli “eventi accaduti tra di noi” attraverso le parole e i gesti di Gesù) che dallo Spirito Santo si vede spinto a non lasciar cadere un momento così singolare della vicenda terrena di Gesù.
Nel Magnificat, si intrecciano narrazione e poesia, si incontrano cielo e terra, Dio e gli uomini, il Salvatore e l’umanità bisognosa di salvezza.
Magnificat: un atto di fede, un cantico di lode, un salmo di ringraziamento, un esplosione di gioia.

Vangelo sec Luca 1,46-56

46Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
  50 di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
  51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
  52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
  53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
  54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
  55 come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».

1 Il bisogno di cantare
Quando il cuore è pieno di Dio, quando la vita umana è a diretto contatto con quella divina si canta Dio, si canta di Dio, si canta con Dio. Assaporare l’incontro con Dio nella preghiera, per rendersi conto della bellezza estetica del Magnificat, per imprimere nel nostro cuore e forse anche nella memoria, qualche passaggio di questo cantico.
Imparare a pregare con il Magnificat, pregare il Magnificat per renderci conto personalmente come si parla con Dio. Apprendere la difficile, ma esaltante arte della preghiera cristiana, alla scuola di Maria.

2 Il primo impatto
“Il mio spirito esulta” (Lc 1,47).
Un grande e stupendo esempio per ogni credente, che spesso si trova esposto alla tentazione di non ascoltare la Parola e quindi di non lodare e ringraziare il Donatore.

3 Il “partner” umano
“Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (cfr. Lc 1,48).
Conoscere se stessi è necessario, ma bisogna conoscersi bene : non solo alla luce dei propri desideri o alla stregua dei propri progetti, ma alla luce della volontà di Dio su di noi e alla stregua di quel progetto personalizzato che Dio nutre verso ciascuno di noi.
Chiunque crede, chiunque dischiude il suo mondo personale al mondo di Dio, si trova a fare l’esperienza di una straordinaria fecondità spirituale, a tutto beneficio dei fratelli ma anche a una personale gratificazione.

4 La divina accondiscendenza
"Ha guardato l’umiltà della sua serva “ (Lc 1,48).
Per accondiscendere Dio ha bisogno di nient’altro che della nostra povertà, della nostra docilità, del nostro totale abbandono a lui. Poveri e ricchi siamo tutti noi, se e nella misura in cui lasciamo spazio libero a Dio. E’ lui che deve “entrare” nella nostra vita, prendere spazio, crescere fino a occupare il centro del nostro essere, dei nostri pensieri, dei nostri affetti.

5 La coscienza del dono
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,49).
La prima preoccupazione di una creatura non deve essere quella di domandarsi che cosa fare e come reagire a Dio che parla, che chiama, che propone, bensì quella di comprendere il dono, di prendere coscienza, attraverso il dono compreso, delle intenzioni del Donatore.

6 La prospettiva della missione.
“Santo è il suo nome” (Lc 1,49).
Il nome da dare è rivelato dall’alto, da Dio stesso, ciò indica che Maria non ha libera iniziativa in questo suo gesto materno e autorevole, ma deve solo obbedire a ciò che Dio ha già stabilito. La missione di Maria, infatti, non consiste in altro che nel fare la volontà di Dio, nel condurre a termine ciò che Dio ha stabilito. E’ sommo onore per la creatura assumere questo atteggiamento obbedienziale e manifestare cosi la sua totale, indiscussa sottomissione a Dio.

7 Alle sorgenti del mistero
“La sua misericordia si estende su quelli che lo temono” (Lc 1,50).
E’ una esigenza tutta nostra quella di capire da dove provengono certi doni, certi fatti : la fede cristiana esige di sapere questo. Non le preme capire come, ma sapere “da chi”. E noi, a partire da Maria, possiamo ripensare a Dio, risalire a Dio, rimanere in Dio.

8 Maria adora lo stile di Dio
“Ha spiegato la potenza del suo braccio...” (Lc 1,51).
Maria, riconoscendo questa potenza del braccio di Dio, ci insegna a non ridurre Dio alle nostre proporzioni e a non voler misurare le sue azioni alla stregua delle nostre umane possibilità.
Dobbiamo “uscire” da noi stessi per comprendere lo stile di Dio! Dobbiamo “entrare” nel suo mondo per capire qualcosa del suo modo do fare! Se talvolta ci sembra che Dio non realizzi qualcosa che a noi pare importante e decisivo, ciò significa che egli ha una intenzione superiore da mandare ad effetto, una intenzione che a noi per ora sfugge e che, a suo tempo, ci sarà rivelata.

9 Sul filo della storia universale
“Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre” (Lc 1,55).
Maria, con il suo Magnificat, ricordando le promesse fatte ai nostri padri, ci invita a spaziare su tutto l’orizzonte di quella storia che ha Dio come inizio e come fine, che ha Cristo come centro, che ha il Regno come meta e traguardo.
“Ha rovesciato i potenti dai troni...” (Lc 1, 52)
“Ha rimandato a mani vuote i ricchi”... (Lc 1, 53)
Dio, che ha rovesciato i potenti dai troni, continuerà a fare altrettanto nella storia di Gesù e della Chiesa. Egli che ha disperso i superbi con tutte le loro pretese, continuerà a fare altrettanto nella vita dei credenti e dei testimoni del Vangelo. Infine colui che ha rimandato i ricchi a mani vuote, continuerà a fare altrettanto a favore dei poveri, degli affamati e degli umili e dei miseri che gridano a lui con cuore fiducioso.
“Ha soccorso Israele suo servo...” (Lc 1, 54 )
Israele non è stato un popolo di impeccabili, ma certamente un popolo di credenti : questa apertura, personale e comunitaria a Dio, questo vivissimo senso della trascendenza costruisce il primo, grande servizio che Israele ha prestato all’intera umanità. Maria, con il suo Magnificat, dimostra di essere degna figlia del suo popolo, di aver vissuto intensamente la spiritualità tipica di Israele e di aver accolto docilmente le grandi valenze pedagogiche

(Tratto da “Magnificat” Carlo Ghidelli)

31 maggio: Visitazione della Beata Vergine Maria (ORIGINI)



Presso Costantinopoli (la odierna Istambul), ai tempi degli imperatori Leone I e Verina, venne fondato un famoso Santuario (Le Blancherne), portato a termine nel 473, per depositarvi la reliquia della «veste» della Madonna. A commemorazione del fatto e per celebrare la singolare protezione della Vergine sulla città (Costantinopoli-Bisanzio) a Lei dedicata, venne stabilita per il 2 Luglio “la Festa della Visitazione”.



Fu poi l'ordine Francescano a diffondere da noi, in Occidente, la medesima Festa, nella medesima data. Si può ricordare l'opera di S. Bonaventura, al riguardo, nel 1263. Roma estese la Festa a tutta la Cristianità nel 1389 ad opera di Papa Urbano IV; e per iniziativa di Papa Pio IX, nel 1849, riconoscente a Maria dopo la triste avventura di Gaeta, la Festa acquistò anche più solenne valore liturgico.

Sennonché, cronologicamente, la Festa era fuori posto. S. Elisabetta partorì Giovanni il Battezzatore il 24 Giugno: la Madonna ricevette l'Annuncio angelico il 25 Marzo e tosto partì per Ain Karìm per vedere Elisabetta; anche solo attribuendo a questa datazione un valore simbolico, era per lo meno strano collocare la commemorazione della Visitazione il 2 Luglio dopo la nascita del Battista...

Di tutto ciò si tenne conto della recente riforma del Calendario Liturgico, anticipando la festa in un giorno che mediasse la festa dell’Annunciazione del Signore e la festa della Nascita di S. Giovanni Battista.



Ma, per non istituire nuove festività, venne unita ad altri significati teologici di una Festa preesistente, il 31 Maggio.
Il 31 Maggio contemplava già Maria Mediatrice di tutte le grazie e Maria Regina. Il primo titolo, adottato in alcune Diocesi e Congregazioni religiose, specialmente dopo l'opera diffonditrice del Card. Mercier. era ormai popolare, trasformato sbrigativamente, ma senza alcuna deformazione, in MADONNA DELLE GRAZIE..



Oggi, pertanto, il 31Maggio ci presenta Maria conie portatrice di Gesù e, per identificazione, come portatrice di Grazia di cui Gesù e Mediatore tra il Padre e l’Umanità.
Giustamente la festa viene denominata dal popolo «Madonna delle Grazie». Maria, di Sua iniziativa (occorre rilevarlo bene), all'annuncio che la Sua parente Elisabetta sta per diventare Madre, corre « frettolosa » da lei. Lei è la Cristifera: porta Gèsù porta la grazia!... Fu quella la prima Processione Eucaristica: Gesù, portato in seno da Maria, si recava a santificare il Suo precursore.
In nessun altro Mistero, come in quello della Visitazione, appare così chiararnente, il ruolo di Mediatrice che spetta alla, Vergine nell'opera di Salvezza.
Al 31 Maggio il Calendario Liturgico rinnovato, ha tolto il titolo di Maria Regina ( nel 1954).
Il titolo, contemplato nel Rosario col significato di «Prima creatura in Cielo come Santa», consegue logicamente l'entrata in Cielo di Maria: perciò viene ora posticipato alla Festa dell'Assunzione, e cioè al 22 Agosto.



Un'ultima considerazione: il 31 Maggio, a conclusione del Mese dedicato alla Madonna dalla pietà popolare, comporta la opportunità di venire unito alla celebrazione di un «momento» della vita della Vergine in rapporto alla Sua missione di Madre del Figlio di Dio e di Corredentrioce della Umanità.
(CAPPELLI)

venerdì 27 maggio 2011

Una preghiera per Giuliana e per noi


“Io so che anche la mia notte passerà.
So che squarcerai queste tenebre,
mio Dio,
e domani spunterà la consolazione.
Cadranno le grosse mura
e di nuovo potrò respirare.
La mia anima sarà visitata
e tornerà a vivere…
Grazie, mio Dio,
perché tutto è stato un incubo,
soltanto l’incubo
di una notte già passata.
Adesso donami pazienza e speranza.
E si compia in me,
la Tua volontà,
mio Dio".
Amen

(IGNACIO DE LARRAŇAGA)

Il Signore alcune volte sembra si nasconda e non lascia trasparire la sua presenza nel momento della prova. Ma nelle parole di Gesù c’è la garanzia che l’oscurità della fede è solo provvisoria.

giovedì 26 maggio 2011

"Effatà, àpriti!"

 

Apriti!
Ed oggi ancora, Signore,
pronunzia quella parola:
"Effatà, àpriti!"
di fronte a ciascuno di noi.
Apri le nostre orecchie
affinché non siamo sordi
agli appelli del nostro prossimo,
amico o traditore che sia,
e della tua voce nella coscienza,
piacevole o antipatica che sia.
Apri le nostre bocche
perché possa sgorgare sincera
la voce dell'affetto e della stima,
ferma e convinta,
quella che difende la giustizia e la pace.
Apri le nostre mani
affinché restino pulite
nella nostra professione,
leste e operative
nelle nostre attività,
capaci di stringere le mani di tutti,
indipendentemente
dal loro colore e calore.
Apri i nostri cuori
affinché vibrino all'unisono col tuo,
vivendo emozioni
che conducono a scelte concrete
e sentimenti che resistono
alla corsa del tempo e dei tempi.

Pierfortunato Raimondo

mercoledì 25 maggio 2011

Rosarium Virginis Mariae (semplice spiegazione)


La parola Rosario, da cui prende il nome la preghiera, in onore della Vergine, più diffusa ed amata dal popolo cristiano, deriva dal latino Rosàrium che significa giardino di rose, roseto. Fu così chiamata poiché i grani della corona usata per contare, si dissero rose quasi a rappresentare i fiori di un mistico serto in onore di Maria. Le sue origini si possono collocare intorno all’anno mille nei monasteri dell’Irlanda del IX secolo, dove si recitavano i 150 Salmi di Davide. In questi monasteri però vi si trovavano monaci conversi che non sapevano leggere e scrivere e non potevano imparare a memoria i 150 salmi, allora un monaco suggerì di recitare 150 Pater Noster al posto dei 150 Salmi. Dopo breve tempo i Pater Noster vennero sostituiti dal Saluto Angelico, la prima parte dell’Ave Maria di oggi, le cui origini, risalenti ad alcuni secoli prima , sono da attribuire ai cristiani che, guidati dall’istinto della fede, la composero ricavando dal Vangelo di Luca le parole che l’Angelo Gabriele e Santa Elisabetta dissero alla Vergine (cf.Lc 1,28-42). Le ripetizioni vennero ridotte a 50 per evitare che la preghiera divenisse non una cosa meccanica ma una devota litania.
Nei primi decenni del 1400, un giovane novizio della Certosa di Treves, Domenico Helian detto il Prussiano, associò ad ogni saluto angelico, dopo il Nome di Gesù, una clausola che richiamava un episodio della Sua vita o di quella della Vergine, corrispondente ai vangeli dell’infanzia di Cristo, della sua vita pubblica e della sua Passione e Risurrezione . Il Salterio di Maria, da qui in poi venne chiamato "rosario" e in alcuni luoghi "corona",ovvero "piccolo serto".
Originariamente l’Ave Maria terminava dopo la clausola, seguita dall’Amen e dall’Alleluia, in quanto non si era ancora diffusa la seconda parte della preghiera, anch’essa nata all’interno dell’Ordine monastico dei Certosini e da loro largamente diffusa.
Verso il 1470 il beato Alano de la Roche inaugura una nuova fase della propagazione di questa pratica devozionale. Dà diffusione, infatti, alla tradizione della Chiesa secondo la quale il Santo Rosario sarebbe stato ispirato a San Domenico, per convertire i non credenti e i peccatori, direttamente dalla Santa Vergine a lui apparsa.

…Giovanni Paolo II dedicò a Maria il suo motto : Totus tuus e a Lei dedicò molti dei suoi documenti.
Sul Rosario in particolare scrisse la Lettera Apostolica ,del 2002, Rosarium Virginis Mariae nella quale delineò il bisogno della Chiesa di contemplare Cristo mettendosi alla scuola di Maria.
Il contenuto del Rosario, secondo il Pontefice, è il volto di Cristo contemplato con gli occhi e con il cuore di Maria. Con questa Lettera Apostolica il Santo Padre istituì 5 nuovi misteri che chiamò Misteri della Luce e proclamò l’anno dal 16 ottobre 2002 al 16 ottobre 2003 anno del Rosario.

Oggi per la recita del Santo Rosario viene utilizzata la corona , originariamente si utilizzava una cordicella con nodi che veniva chiamata "Pater noster"anche quando serviva per contare le Ave Marie. Dalla corona, vista come semplice strumento per contare le preghiere, possono scorgersi alcuni simboli spirituali:
- converge verso il Crocifisso, inizio e termine della preghiera e centro della vita cristiana;
- lo scorrere dei grani della corona scandisce la preghiera, ma allude anche allo scorrere della vita, al cammino spirituale del cristiano;
- assomiglia ad una catena e può essere vista come il simbolo di un forte legame spirituale, di un vincolo che unisce il cristiano alla Madonna e a Cristo
Per informazioni più approfondite:
http://www.madonnadelrosario.org/origini_rosario.asp


martedì 24 maggio 2011

Che cos'è il Matrimonio ((Gibran Kahlil Gibran)


Allora nuovamente parlò Almìtra, e domandò:
Che cos'è il Matrimonio,
o Maestro?
Ed egli rispose, dicendo:
Voi siete nati insieme
e insieme starete per sempre.
Insieme, quando le bianche ali della morte
disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Vi sia spazio nella vostra unità,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un con l'altra,
ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia tra le rive delle vostre anime
un moto di mare.
Riempitevi a vicenda le coppe,
ma non bevete da una coppa sola.
Datevi cibo a vicenda,
ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e siate giocondi,
ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto,
sebbene vibrino di una musica uguale.
Datevi il cuore, ma l'uno non sia rifugio all'altro.
Poi che soltanto la mano della Vita
può contenere i vostri cuori.
Ergetevi insieme, ma non troppo vicini:
Poi che il tempio ha colonne distanti,
E la quercia e il cipresso
non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Gibran Kahlil Gibran - Il Profeta (BIBLIOTECA DELLA FENICE-GUANDA)1986

lunedì 23 maggio 2011

Gerusalemme: vita quotidiana

Spaccati di vita comune nella Gerusalemme odierna: interessante reportage di Rai Due, da non perdere! (Sintesi Montata)



venerdì 20 maggio 2011

Madonne del latte (significato simbolico)


Nell'infinità di Madonne del latte si offrono fra le ieratiche icone in cui il gesto dell'allattare sembra quasi rappresentato nel suo significato simbolico, più che nella sua immediatezza fisica, e le bellissime Madonne rinascimentali che allattano compiendo gli stessi gesti delle donne, con la stessa sollecitudine amorosa di una madre verso il suo piccolo. Ma in tutte è forte e presente la concretezza dell'amore materno, che si realizza nella gravidanza e nell'allattamento. Probabilmente nessuna altra immagine come quella dell'allattamento, che significa dare il proprio corpo da mangiare a un altro essere umano bisognoso, trasmette l'idea di completa donazione amorosa, e quindi si avvicina a quella che, nella tradizione cristiana, è la più alta donazione di sé: quella di Gesù che si immola per l'umanità peccatrice e che, come nell'ultima cena e nel sacramento eucaristico, offre il suo corpo e il suo sangue ai fedeli.
Al tempo stesso, l'allattamento costituisce una prova concreta dell'Incarnazione: Gesù è stato un bambino come gli altri, allattato da sua Madre. La sua divinità non esclude la sua umanità, anche negli aspetti più fragili che questa implica.
Per questo la tradizione iconografica cristiana prima, cattolica e ortodossa poi, non ha mai avuto remore a rappresentare senza veli una parte del corpo femminile dalle riconosciute valenze erotiche come il seno.


"Carità Romana"
Per rappresentare la Carità Romana, dopo le feroci critiche di Lutero e le invettive dei protestanti contro la città della corruzione e della dimenticanza di Dio, non si è trovata immagine più significativa che quella di una donna giovane e bella, che rappresenta la città di Roma, nell'atto di allattare un vecchio malato e ributtante. Qui l'esempio della donazione materna, così ben rappresentato dalla Vergine del latte, diventa eroismo supremo di carità che vince ogni ripugnanza, che affronta ogni sacrificio

(tratto in parte da “L’osservatore Romano”2008)

giovedì 19 maggio 2011

Il TAU di san Francesco d'Assisi (significato)


Il Tau nella Bibbia

Il Tau è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall'Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono... » (Ez 9,4).
Esso è il segno che, posto sulla fronte dei poveri di Israele, li salva dallo sterminio.
Con questo stesso senso e valore se ne parla anche nel libro biblico dell'Apocalisse (Ap 7, 2-3). Il Tau è perciò segno di redenzione. E' segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef 1, 13).
Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani per un duplice motivo. Esso, appunto come ultima lettera dell'alfabeto ebraico, era una profezia dell'ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare ancora dall'Apocalisse: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dalla fonte dell'acqua della vita... Io sono l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine» (Ap 21,6; 22,13).
Ma soprattutto i cristiani adottarono il TAU perché la sua forma ricordava ad essi la croce, sulla quale Cristo si immolò per la salvezza del mondo.

Il Tau e san Francesco d'Assisi
San Francesco, in tutta la sua vita, ha fatto riferimento al Cristo, l'Ultima e definitiva Parola del Padre per l’umanità; per la somiglianza che il Tau ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto privilegiato nella sua vita come pure nei suoi gesti , «Con tale sigillo, San Francesco si firmava ogni qualvolta, o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera» (FF 980); «Con esso dava inizio alle sue azioni» (FF 1347).
Non solo: egli lo tracciava sui muri, sulle porte e sugli stipiti delle celle.
Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda: che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo. L'affermazione di Tommaso da Celano, primo biografò del Santo, concernente la scritta del Tau sui muri, e confermata dall'archeologia: al tempo del restauro della cappella di Santa Maddalena, nel Santuario di Fonte Colombo (in provincia di Rieti) su una parete fu rinvenuto un Tau, dipinto in rosso, ricoperto poi con una tinta del secolo XV. Un disegno attribuito allo stesso san Francesco.

Un segno di salvezza
Questo legame con il Tau, mantenuto da san Francesco, era rimarchevole in una epoca nella quale tutta una corrente catara o neo-manichea, rifuggiva dallo stesso segno di croce, considerandolo indegno dell'opera redentrice di Dio.
Con le braccia aperte, Francesco spesso ripeteva ai suoi frati che il loro abito religioso aveva lo stesso aspetto del Tau, intendendo dire che essi erano chiamati a comportarsi come "crocifissi", testimoni di un Dio compassionevole ed esempi di fedeltà fino alla morte.
Per questo Francesco fu talvolta chiamato “ L’angelo del sesto sigillo": l'angelo che reca, lui stesso, il sigillo del Dio vivente e lo segna sulla fronte degli eletti (cf. Ap 7, 2 s.) e San Bonaventura poté dire dopo la sua morte: Egli ebbe dal cielo la missione di chiamare gli uomini a piangere, a lamentarsi... e di imprimere il Tau sulla fronte di coloro che gemono e piangono" S. Bonaventura, Legenda maior, 2 (FF, 1022).
Non possiamo non ricordare la Benedizione per frate Leone, custodita nella sacrestia del Sacro Convento di Assisi. Il ramo verticale del Tau, tracciato dalla mano di Francesco, attraversa il nome del frate. Come se avesse voluto inondarlo personalmente della salvezza della croce.

La spiritualità del Tau
Per Francesco il Tau è simbolo della salvezza universale. «Con la tua santa croce hai redento il mondo»: così terminava la preghiera che il Santo e i suoi confratelli recitavano ogni volta che intravedevano una croce o una sua immagine.
Il Tau è per lui anche simbolo di conversione permanente, è farsi povero, rinunciando ad ogni povertà ad esempio del Cristo povero.
Il Tau è per lui esigenza di missione e di servizio agli altri, perché ricorda che il Signore si è fatto lui stesso nostro servo fino alla morte.
Infine, il Tau è per lui segno della bontà e dell'amore di Dio ed è dunque la fonte della sua “Perfetta Letizia".

Il Tau per noi, oggi
Oggi moltissimi amici di san Francesco, laici e religiosi, portano il Tau come segno distintivo della loro appartenenza alla famiglia o alla spiritualità francescana. Una croce che diventa "sigillo" del proprio impegno di vita cristiana, e perenne ricordo della vittoria di Cristo sul male e sulla morte.
Il Tau non è un ciondolo, né tanto meno un portafortuna: è il segno concreto di un cammino di fede; è soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso.
Il segno di contraddizione è diventato segno di speranza, testimonianza di fedeltà fino al termine della nostra esistenza terrena.
Tratto da”Il Tau di San Francesco” edizione Porziuncola 2009

martedì 17 maggio 2011

La Bibbia murata

Un giovane muratore lavorava alla demolizione di una casa che doveva essere ristrutturata. Ad un tratto, staccando. un pezzo d'intonaco, vide che un mattone era stato sostituito da un libro. Un grosso volume che era stato murato. Incuriosito, lo tolse. Era una Bibbia. Chissà come era finita là.
Il giovane muratore non aveva mai avuto molto interesse per questioni religiose, ma durante la pausa del pranzo cominciò a leggere quel libro.
Continuò alla sera, a casa, e per tante altre sere.
A poco a poco scoprì le parole che Dio indirizzava proprio a lui. E la sua vita cambiò.
Due anni dopo, l'impresa del muratore si trasferì per lavoro in Arabia.
Laggiù, gli operai condividevano piccole camerette.
Una sera, il compagno di stanza del muratore lo osservò mentre cominciava tranquillamente a leggere la sua Bibbia.
«Che cosa leggi?», gli chiese.
«La Bibbia».
«Uff! La Bibbia! Tutte balle!
Pensa che io, una volta, ne ho murata una nella parete di una casa vicino a Milano. Sarei curioso di sapere se il diavolo è riuscito. a farla uscire di là! ».
Il giovane muratore, sorpreso, guardò il suo compagno.
«E se io ti facessi vedere proprio quella Bibbia?».
«La riconoscerei, perché l'avevo segnata».
Il giovane muratore porse al compagno la sua Bibbia. «Riconosci il tuo segno?».
L'altro prese in mano il volume e rimase turbato.
Era proprio la Bibbia che aveva murato, dicendo ai compagni di lavoro. « Voglio proprio vedere se uscirà di qui sotto!».
Il muratore sorrise. « Come vedi, è tornata da te».

(B. Ferrero)

venerdì 13 maggio 2011

13 maggio: Beata Vergine Maria di Fatima

Oggi si celebrano le apparizioni della Vergine Maria a Fatima, in Portogallo nel 1917. A tre pastorelli, Lucia di Gesù, Francesco e Giacinta, apparve per sei volte la Madonna che lasciò loro un messaggio per tutta l’umanità. Il vescovo di Leiria, nella sua lettera pastorale a chiusura del cinquantenario, ha affermato che messaggio di Fatima "racchiude un contenuto dottrinale tanto vasto da poter certamente affermare che non gli sfugge alcuno dei temi fondamentali della nostra fede cristiana...".



Dopo tre apparizioni di rilievo della Vergine Maria, verificatesi durante il XIX secolo, a La Salette nel 1846, a Lourdes nel 1858, a Castelpetroso nel 1888, la Madonna apparve nel 1917, la prima nel XX secolo, a Fatima in Portogallo.
In tutte queste apparizioni, come pure nel 1432 a Caravaggio e nel 1531 a Guadalupe in Messico, la Vergine si rivolse a ragazzi o giovani di umili condizioni sociali, per lo più dediti alla pastorizia; indicando così la sua predilezione per le anime semplici e innocenti, a cui affidare i suoi messaggi all’umanità peccatrice, invocandone il pentimento, esortandola alla preghiera, chiedendone la consacrazione al suo Cuore e la riparazione alle offese fatte al divin Figlio.
I luoghi – I veggenti
Fatima era allora un villaggio della zona centrale del Portogallo (Distretto di Santarém) sugli altipiani calcarei dell’Estremadura a 20 km a SE di Leìria, (il nome Fatima, prima degli avvenimenti delle apparizioni, era conosciuto esclusivamente come quello della figlia di Maometto, morta nel 633).
Ad un km e mezzo da Fatima, vi era una frazione chiamata Aljustrel e qui nacquero e vissero i tre protagonisti della storia di Fatima; Lucia Dos Santos nata nel 1907 e i suoi due cugini Francesco Marto nato nel 1908 e Giacinta Marto nata nel 1910; le due famiglie erano numerose, i Dos Santos avevano 5 figli ed i Marto 10 figli.
Come molti ragazzi del luogo, i tre cuginetti-amici, portavano a pascolare i piccoli greggi delle rispettive famiglie, verso i luoghi di pascolo dei dintorni ogni volta a loro scelta e con le pecore trascorrevano l’intera giornata; a mezzogiorno consumavano la colazione preparata dalle loro mamme e dopo recitavano il rosario.
Nel 1916 fra aprile ed ottobre, i tre ragazzi stupiti, furono testimoni di un fenomeno prodigioso; apparve loro un angelo sfavillante di luce, che si qualificò come l’Angelo della Pace e che li invitò alla preghiera; le apparizioni furono in tutto tre, due volte alla “Loca do Cabeço” e una volta al pozzo nell’orto della casa paterna. Queste apparizioni, narrate da Lucia, vengono classificate come ‘Il ciclo angelico’.
La prima apparizione, 13 maggio 1917
Era la domenica 13 maggio 1917; i tre cuginetti dopo aver assistito alla Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Fatima, tornarono ad Aljustrel per prepararsi a condurre al pascolo le loro pecore.
Il tempo primaverile era splendido e quindi decisero di andare questa volta fino alla Cova da Iria, una grande radura a forma di anfiteatro, delimitata verso nord da una piccola altura.
Mentre allegri giocavano, nel cielo apparve un bagliore come lampi di fulmini, per cui preoccupati per un possibile temporale in arrivo, decisero di ridiscendere la collina per portare il gregge al riparo.
A metà strada dal pendio, vicino ad un leccio, la luce sfolgorò ancora e pochi passi più avanti videro una bella Signora vestita di bianco ritta sopra il leccio, era tutta luminosa, emanante una luce sfolgorante; si trovavano a poco più di un metro e i tre ragazzi rimasero stupiti a contemplarla; mentre per la prima volta la dolce Signora parlò rassicurandoli: “Non abbiate paura, non vi farò del male”.
Il suo vestito fatto di luce e bianco come la neve, aveva per cintura un cordone d’oro; un

velo merlettato d’oro le copriva il capo e le spalle, scendendo fino ai piedi come un vestito; dalle sue dita portate sul petto in un atteggiamento di preghiera, penzolava il Rosario luccicante con una croce d’argento, sui piedi erano poggiate due rose.
A questo punto la più grande di loro, Lucia, chiese alla Signora “Da dove venite?” “Vengo dal Cielo” e Lucia “Dal cielo! E perché è venuta Lei fin qui?”, “Per chiedervi che veniate qui durante i prossimi sei mesi ogni giorno 13 a questa stessa ora; in seguito vi dirò chi sono e cosa desidero, ritornerò poi ancora qui una settima volta”.
E Lucia, “E anch’io andrò in cielo?”, “Si”, e “Giacinta?”, “anche lei”, “e Francesco?”, “anche lui, ma dovrà dire il suo rosario”.
La Vergine poi chiese: “Volete offrire a Dio tutte le sofferenze che Egli desidera mandarvi, in riparazione dei peccati dai quali Egli è offeso, e per domandare la conversione dei peccatori?”. “Si lo vogliamo” rispose Lucia, “Allora dovrete soffrire molto, ma la Grazia di Dio sarà il vostro conforto”.
E dopo avere raccomandato ai bambini di recitare il rosario tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra, la Signora cominciò ad elevarsi e sparì nel cielo.
Lucia durante tutte le apparizioni, sarà quella che converserà con la Signora, Giacinta la vedrà e udirà le sue parole ma senza parlarle, Francesco non l’udirà, ma la vedrà solamente, accettando di sapere dalle due bambine, quello che la Signora diceva.
La seconda e terza apparizione e le vicende dei tre veggenti
Al ritorno da Conca da Iria, Lucia raccomandò ai due piccoli cugini di non dire nulla a casa, ma Giacinta si lasciò sfuggire il segreto e da allora la loro vita quotidiana cambiò.
Si era in un tempo di affermazione di un diffuso materialismo, sia ideologico, sia politico, il cui maggior filone era il bolscevismo sovietico; inoltre il 5 maggio 1917, quindi otto giorni prima, papa Benedetto XV, visto il perdurare della sanguinosa Prima Guerra Mondiale, scoppiata nel 1914 in Europa, aveva invitato i cattolici di tutto il mondo ad unirsi in una crociata di preghiera, per ottenere la pace per intercessione della Madonna e l’apparizione di Fatima sembrò la risposta della Vergine a tale iniziativa.
Nell’alternarsi delle notizie e delle relative valutazioni, i tre ragazzi subirono sgridate, opposizioni, incredulità e prese in giro, prima dagli spaventati genitori, poi dalle autorità ecclesiastiche e politiche.
Comunque all’appuntamento del 13 giugno i tre veggenti non erano soli, già una sessantina di persone curiose l’avevano accompagnati.
Dopo aver recitato il rosario, la Signora apparve di nuovo, e fra l’altro raccomandò di recitare il rosario tutti i giorni, chiese a Lucia d’imparare a leggere e scrivere, per essere così in grado di trasmettere i suoi messaggi.
Rivelò le sofferenze del suo Cuore Immacolato per gli oltraggi subiti dai peccati dell’umanità; disse che Giacinta e Francesco sarebbero andati in cielo a breve, mentre Lucia sarebbe restata nel mondo per far conoscere e amare il suo Cuore Immacolato.
Il 13 luglio 1917, dopo avere affrontato ogni tipo di disprezzo e scherno da parte dei loro concittadini, Lucia, Francesco e Giacinta ritornarono alla Cova da Iria per il terzo incontro con la Signora, e questa volta erano in compagnia di più di duemila persone, desiderose di vedere i veggenti che dicevano di vedere la Signora.
Dopo la recita del rosario, ella apparve di nuovo e questa volta Lucia le chiese di dire chi era e di fare un miracolo affinché tutti potessero credere. La Signora assicurò: “Continuate a venir qui tutti i mesi: Ad ottobre dirò chi sono, quel che voglio, e farò un miracolo che tutti potranno vedere bene per credere”.
E in quest’occasione la Celeste Visione aprì le mani come le altre volte, da dove uscì un raggio di luce, che penetrò nella profondità della terra e per un attimo i tre veggenti ebbero la visione spaventosa dell’inferno o meglio dire della condanna delle anime peccatrici.
In questa terza importante apparizione, vi furono anche messaggi basilari, che la Signora trasmise ai veggenti con la consegna del silenzio e che Lucia svelerà per obbedienza nel 1941 le prime due parti, che riguardano “La salvezza delle anime” e “La devozione al Cuore Immacolato di Maria”, mentre la terza parte rimase avvolta nel mistero per 83 anni, solo ai Sommi Pontefici fu svelata, finché il ‘Terzo Segreto di Fatima’ non è stato rivelato dalla Chiesa nel 2000.
Ancora la Bianca Signora disse, che era necessario la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati di cinque mesi, se si voleva la pace nel mondo; la guerra stava per finire ma un’altra peggiore poteva cominciare con fame, miseria e persecuzioni contro la Chiesa e il Papa.
Concluse dicendo: “Quando recitate il rosario, dite alla fine di ogni diecina: O Gesù mio, perdonate le nostre colpe; preservateci dal fuoco dell’inferno; portate in cielo tutte le anime e soccorrete specialmente le più bisognose della Vostra misericordia”.
La quarta e quinta apparizione
Il 13 di agosto 1917 non ci fu l’apparizione, nonostante che un gran numero di fedeli si fossero radunati alla Cova da Iria, perché i tre ragazzi furono impediti di andarci dal sindaco del paese, fortemente anticlericale, il quale con un inganno le aveva trasferiti da Aljustrel alla Casa Comunale di Fatima e poi visto che non volevano ritrattare nulla sulle apparizioni, né svelare eventuali trucchi, li fece mettere in prigione per intimorirli.
La domenica successiva 19 agosto, i tre ebbero la bella sorpresa di vedere la Madonna nel luogo chiamato Valinhos, Ella volle placare la loro angoscia per aver saltato l’appuntamento del 13 alla Cova.
In quest’occasione, la Vergine fra l’altro, chiese che fosse eretta una cappella sul luogo delle apparizioni con le offerte lasciate dai pellegrini.
Il 13 settembre la Signora apparve di nuovo ai tre pastorelli, che erano circondati da una folla di circa 30.000 persone; anche questa volta la Celeste Signora promise che il 13 ottobre avrebbe fatto un miracolo per tutti, poi sparì in un globo luminoso che partendo dal leccio si elevò verso il cielo.
Il giorno più importante, l’apparizione del 13 ottobre 1917
La notizia di un miracolo visibile a tutti, fece il giro del Portogallo; all’appuntamento di ottobre ci fu così una folla valutata sulle 70.000 persone provenienti da tutto il Paese, con giornalisti e fotografi della stampa nazionale ed internazionale inviati per registrare l’avvenimento.
Non mancavano fra loro gli scettici ed i beffardi, pronti ad assaporare la cocente delusione di quanti erano in preghiera, se non fosse avvenuto nulla. Il tempo da parte sua, non prometteva niente di buono, quel giorno era scuro e freddo, la pioggia cadde copiosamente, mentre la gran folla di pellegrini cercava di ripararsi alla meglio.
Anche questa volta, appena apparsa la Signora, Lucia domandò “Signora chi siete e cosa volete da me?”; e Lei subito rispose: “Io sono la Signora del Rosario; voglio una cappella costruita qui in mio omaggio; che continuino a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra finirà e i soldati torneranno presto alle loro case; gli uomini non devono offendere il Signore che è già troppo offeso”.
La Vergine a questo punto aprì di nuovo le mani e lanciò un raggio di luce in direzione del sole e mentre Lei si elevava verso il cielo, i tre veggenti poterono così vedere accanto al sole i tre membri della Sacra Famiglia, Gesù Bambino, S. Giuseppe e la Madonna; in pochi attimi ebbero anche la visione di un uomo adulto che benediceva il mondo e la Madonna che a Lucia parve essere la Madonna Addolorata, e infine una terza scena in cui vi era la Madonna del Carmelo con lo scapolare in mano.
Alla fine avvenne lo strepitoso prodigio del sole; riportiamo qui la descrizione fatta dal giornalista, libero pensatore Avelino d’Almeida, direttore del giornale di Lisbona “O Seculo”, presente al fenomeno e che pubblicò nell’edizione del mattino di lunedì 15 ottobre 1917.
“Abbiamo assistito ad uno spettacolo unico ed incredibile, per chi non era presente… il sole sembrava un disco d’argento opaco… non riscaldava, non offuscava. Si poteva dire che fosse un’eclissi. Si sentì allora un grido:
‘Miracolo, Miracolo!’. Di fronte agli occhi sbalorditi della gente, il cui atteggiamento ci riportava ai tempi Biblici, e che, pallidi di paura e con le teste scoperte, guardavano il cielo azzurro, il sole che tremava, che faceva movimenti rapidi, mai visti prima, estranei alle leggi cosmiche, il sole ‘cominciò a ballare’ come dicono i contadini…
C’era solo una cosa da fare, cioè che gli scienziati spiegassero con tutta la loro sapienz,a il fantastico ballo del sole che oggi, a Fatima, ha levato un ‘Osanna’ dal cuore dei fedeli e che, secondo testimoni affidabili, ha impressionato perfino i liberi pensatori ed altri senza convinzioni religiose, che sono venuti a questo luogo d’ora in poi celebre”.
Quando tutto ciò finì, gli abiti di tutti prima bagnati dall’insistente pioggia, erano perfettamente asciutti; alla Cova da Iria la Madonna era veramente apparsa e si era manifestata con un miracolo visto dai presenti stupiti e terrorizzati.
I tre veggenti dopo le apparizioni
Purtroppo, prima Francesco Marto, poi la sorellina Giacinta Marto, morirono prestissimo come aveva predetto la Vergine; ambedue vittime della terribile epidemia di febbri influenzali detta “la spagnola”, che desolò l’Europa negli anni 1917-20, con numerosissimi morti di tutte le età, in prosieguo alla catastrofe appena terminata della Prima Guerra Mondiale.
Francesco morì il 4 aprile 1919 nella sua casa di Aljustrel (Fatima) a quasi 11 anni, mentre Giacinta morì il 20 febbraio 1920 in un ospedale di Lisbona a quasi 10 anni.
Ambedue riposano nella grande Basilica della Vergine di Fatima e sono stati proclamati Beati il 13 maggio 2000 da papa Giovanni Paolo II.
Lucia Dos Santos invece proseguì la sua missione di veggente-confidente della Vergine e custode del suo messaggio al mondo; fu per anni Suora di Santa Dorotea e poi passò a 41 anni, come carmelitana scalza nel Carmelo di Coimbra; ritornò varie volte per brevi visite a Fatima sul luogo delle Apparizioni.
La sua vita fu lunghissima, è morta il 13 febbraio 2005 a 98 anni nel convento di Coimbra e dal 19 febbraio 2006, riposa accanto ai cuginetti i Beati Francesco e Giacinta Marto nella Basilica di Fatima
Autore: Antonio Borrelli


martedì 10 maggio 2011

Sorridiamo un po’ con…una polemica in Paradiso


Un famoso predicatore morì e salì in Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto migliore del suo.
Corse a lamentarsi da San Pietro.
«Non capisco. Ci deve essere stato un errore. Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione».
San Pietro rispose: «Noi premiamo i risultati. Ricorda, reverendo, l'effetto delle sue prediche?».
Il pastore, a malincuore, fu costretto ad ammettere che qualcuno tra i fedeli ogni tanto si addormentava durante le prediche.
«Proprio così!», disse San Pietro.
«Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell'uomo, non solo stavano ben sveglie, ma pregavano».

(Tratto da “L’importante è la rosa” di B. Ferrero)

lunedì 9 maggio 2011

Ai "Fratelli Disabili"


Voi che sapete vedere
sino a lambire i confini del campo
misurabile e ristretto dell'uomo;
che riuscite ad ascoltare
il silenzio di Dio
ma non lo maledite;
che percepite i profumi rimasti,
che vi abbandonate sui nostri
 seni e sulle nostre gambe
per scioglierci con il vostro
sorriso e le carezze;
che avanzate da soli,
con un passo che pressate
al suolo come a fermare
il nostro correre folle;
aiutateci a vedere,
a raccogliere quel silenzio
ma a gridare per voi;
offriteci il braccio sulla strada
perché zoppichiamo vistosamente.
Se l'autosufficienza, la noncuranza
vi ignorano nello spirito e nelle menti
e vogliono strapparvi dai vostri luoghi
scordando le radici e gli affetti
ed ancora, astuzia e falsità
vi depositeranno in veri tuguri,
non maledite loro,
non maledite la nostra inerzia,
concedeteci di elemosinare
il vostro perdono.
E, se vi slancerete,
ancora, nelle nostre braccia
ove possiamo riafferrare qualche sollievo
ma raccoglieremo, un vostro sorriso, veloce,
allora avvertiremo, stracarica di piombo,
una umanità chiusa, rozza, malferma, inferma.

Benito Settineri


sabato 7 maggio 2011

Auguri al personale del reparto Psichiatrico S. Riccardo- Sacra Famiglia Cesano Boscone




L’otto maggio è la festa della “mamma”: desidero porgere gli auguri alle baby che vegliano su Giuliana con una frase che ho ascoltato nel film”Jewel”:
”…Un tesoro da dividere con altre persone…riconsegnarle la sua fragile vita e sapere che sarà felice non solo con me, ma anche senza di me”.
Ecco qui scatta il difficile e la parte più tosta di una maternità difficile: accompagnare il debole ad amare più della propria madre le persone che dovranno accudirlo con noi e dopo di noi.
E' una prova forte.
E voglia il Signore che questi custodi siano “angeli” e “mamme”!
Grazie baby e auguri!