"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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sabato 31 dicembre 2011

Un Augurio di Buon Anno




Ogni inizio anno è pieno di tanti, troppi soliti auguri.
Io, alla mia maniera, preferisco farli ora.
Tutti fanno degli auguri poco plausibili, poco reali.
La verità è che noi speriamo solo che quest'anno sia migliore di quello passato.
C'è chi pensa che non sarà possibile perché ha trovato l'amore, chi ne è sicuro perché pensa che peggio di così non potrà andare, chi si è arreso all'evidenza e aspetta quel che la vita gli vorrà dare, chi lotta e spera in un sogno che ancora non si avvera.
Il mio augurio di oggi è che questo nuovo anno possa portare a tutti voi cose, luoghi e persone che lo scorso anno vi ha negato, emozioni e sentimenti che non avete ancora vissuto, sogni e amori che state cercando di mantenere vivi o che state per far nascere... Amori e litigi, fortuna e giornate no, sorrisi e pianti, sì e no, occasioni mancate e occasioni dorate, amici nuovi e ritrovati, persone volutamente perse di cui non avrete bisogno... e poi sogni, fantasia e soprattutto... soprattutto Vita.
In fin dei conti un nuovo anno è proprio come una nuova canzone... sai già chi la canta e chi la suona, conosci il suo genere e sai quanto possa piacerti o meno, sai quanto durerà, sai che quasi sicuramente ci saranno delle note storte, che ti suoneranno male, che qualche parola la sentirai sbagliata, sai che alla fine un messaggio generale ti arriverà comunque, sai che potrai condividerla e farla ascoltare alle persone che ami... e sai anche che quando sarà finita ti resterà comunque nella mente, con quel ritornello che non puoi dimenticare, con qualche frase particolare che ti ha colpito nel profondo, con la sorpresa di qualche nuovo suono... Infine... sai anche che in futuro, quella canzone, la canterai di nuovo, rivivendola come se la stessi ascoltando per la prima volta... e sarà quella... la tua canzone... i tuoi ricordi...
 (A. Spartà)

 
Carissimi, eccovi il mio augurio di Buon anno con questa antica ma tanto bella benedizione che faccio mia per voi:

Che Dio ti benedica, ogni giorno dell’anno
Che  Dio ti sorrida ogni giorno dell’anno
Che Dio fissi il suo sguardo su di te ogni giorno dell’anno
Che Dio ti conceda la sua pace tutti i giorni dell´anno

lunedì 26 dicembre 2011

Anche questo è Natale

Il nostro calendario ieri ha segnato Venerdì Santo!!!!!! Mah!!! Anche questo è Natale!!!
  ...e ho visto Dio nella culla di paglia povero e sulla terra...
e che non dice nulla mettendosi nelle mie mani per farsi cullare
 
...allora la mia fede si è riaccesa perché ho sentito Dio veramente vicino... 
Questa è stata la realtà del nostro Natale. 
Enrica con Giulio

venerdì 23 dicembre 2011

Una stella


Una stella splende nel cuore
una stella arde sul mare
una stella brilla nel cielo.
E’ la stella che illumina
ogni uomo nel cammino
La stella che lenisce ogni dolore,
che leviga ogni asprezza.
Apri il tuo cuore fratello-sorella:
Gesù è la tua stella.
Lascialo plasmare, levigare, amare
Lascialo brillare: sarà Natale!

mercoledì 21 dicembre 2011

Santo Natale

Domenica - Santo Natale- quando varcheremo (come uomini veri nel Suo regale presepe) la porta d'entrata dove è ricoverata Giuliana sarete tutti con noi mentre il nostro cuore vi sussurrerà con Amore:..."Che il Natale possa portare nel vostro cuore gioia infinita che si trasforma in speranza di vita. 
Come sta scritto a Subiaco nella chiesa di santa Scolastica – che dove più fondo è il buio, più luminosa è la luce. Nei nostri cuori e nelle nostre vite risplenda dunque la luce di Betlemme, la luce che hanno visto i pastori, la luce che ha illuminato il cuore di Maria e di Giuseppe, che ha riscaldato il Bambino appena nato; la luce che può essere guida anche ai nostri passi. Così sia. 
(confraternita San Carlo)

lunedì 19 dicembre 2011

Il mio augurio di Buon Natale

Il mio pensiero per voi che mi regalate emozioni e affetto, amicizia e amore.  
A voi il mio Grazie e il mio Augurio di Buon Natale.
Il mio cuore custodisce sempre per voi un pensiero e un ricordo dolcissimo. 
AUGURI da Enrica con Giulio e Giuliana.

Senza gioia
sono da tempo le nostre feste:
non abbiamo più grazia
a celebrare gli amori,
solo stordimento o frastuono:
mai tanti divertimenti
e mai tanto disperati e soli.
Dio della gioia, ritorna!
Ritorni la steppa a fiorire
e anche i più scoraggiati
riprendano a sperare.
Amen.
(D.M. Turoldo)
Auguro a tutti di poter sostituire ogni delusione con un momento di gioia vivendolo con la serenità nel cuore.

giovedì 15 dicembre 2011

Vieni sempre (Padre David Maria Turoldo)



VIENI SEMPRE
Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
e dunque vieni sempre, Signore
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami,
nessuno è in comunione col fratello
se prima non lo è con te, Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:
vieni, Signore.
Vieni sempre, Signore.

martedì 13 dicembre 2011

Un "albero" nel cuore


All'entrata della "Comunità psichiatrica S. Riccardo" dove è ricoverata Giuliana hanno allestito l'albero qua sotto. Ho pensato di aggiungere una riflessione come augurio.

* Albero di Natale *
Tu che ne dici o Signore, 
se in questo Natale
faccio un bell'albero 
dentro il mio cuore 
e ci attacco,
invece delle palline colorate, 
i nomi delle persone che amo?
Le persone lontane e vicine. 
Gli amici nuovi e quelli di sempre.
Quelli che sento tutti i giorni 
e quelli che vedo di rado.
Quelli che ricordo sempre
e quelli che, alle volte, 
restano soltanto nei ricordi.
Quelli che sono parte dei miei giorni 
e quelli che compaiono 
nella mia vita anche per caso.
Quelli delle ore difficili 
e quelli delle ore allegre.
Quelli che, senza volerlo, 
mi hanno fatto soffrire,
e quelli che mi fanno 
sempre sorridere.
Quelli che conosco profondamente
e quelli dei quali 
conosco solo le apparenze.
Quelli che mi devono poco 
e quelli ai quali devo molto.
I miei amici semplici 
ed i miei amici importanti.
I nomi di tutti quelli 
che sono già passati nella mia vita.
Un albero con radici molto profonde
perché i loro nomi 
non escano mai dal mio cuore.
Un albero dai rami molto grandi,
perché nuovi nomi 
venuti da tutto il mondo
si uniscano ai già esistenti.
Un albero con un'ombra 
molto gradevole,
che possa ristorarmi 
nei momenti difficili...
...che la nostra Amicizia
sia un momento 
di ristoro profondo
durante le lotte della vita.

lunedì 12 dicembre 2011

La tradizione dell’albero di Natale


La tradizione dell’albero di Natale è molto recente rispetto a quella del Presepe (realizzato per la prima volta nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1223, da S. Francesco e i suoi frati, tra le montagne di Greccio, vicino a Rieti). Se il presepe è di origine italiana, la tradizione di piantare ed ornare un albero nel periodo di Natale risale ai popoli germanici.
Ma questa tradizione dell’albero, come la festa stessa del Natale, fonda le proprie origini in culti diffusi e molto sentiti nel passato di vari popoli
Nella Roma pagana, già due o tre secoli prima di Cristo, dal 19 al 25 dicembre si festeggiavano i Saturnali, feste in onore del dio Saturno, dio dell'agricoltura. Era questo un periodo durante il quale si viveva in pace, si scambiavano doni, si facevano sontuosi banchetti. Erano feste di gioia, di rinnovamento, di speranza per il futuro tant’è che, in tale occasione, si rinnovavano anche i contratti agrari.
Lo stesso periodo che comprende il “solstizio d'inverno” (21 dicembre) veniva festeggiato anche presso i Celti, i cui sacerdoti, avendo notato che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l'inverno, iniziarono a considerarli come un simbolo di lunga vita e cominciarono ad onorarli nelle feste invernali.
I Teutoni erano soliti, durante tale periodo, piantare un grosso abete ornato di ghirlande e bruciare un enorme ceppo, nel camino, per festeggiare il passaggio dall'autunno all'inverno. Il ceppo aveva un significato simbolico: si bruciava il passato e, dal modo di ardere del legno, si cercavano di cogliere i presagi su come sarebbe stato il futuro
Tracce di celebrazioni legate a queste vicende astrali, alla nascita cioè dell'anno nuovo, si trovano intorno alla data del 25 dicembre anche presso le primitive religioni persiane, fenice, siriane, peruviane, messicane, indù.
Ritornando al Natale, se è vero che discende da antiche cerimonie dedicate al Dio Sole, non deve stupire che, nonostante siano trascorsi molti secoli, gli antichi significati siano sopravvissuti.
Infatti il fuoco è l'elemento fondamentale di numerosi rituali natalizi europei ed extraeuropei. È molto probabile che da tutte queste tradizioni del passato abbia preso origine la tradizione del ceppo natalizio, il cui fuoco bene rappresentava il sole, e dal ceppo di quercia (simbolo di forza e di solidità) che nelle case doveva bruciare per dodici giorni consecutivi (fino alla nostra Epifania, quando le giornate iniziano lentamente ad allungarsi) si prendevano gli auspici su come sarebbe stato l’anno successivo in base alla maniera come bruciava.
L'origine dell'abete come simbolo natalizio ci è narrata da molte antiche storie: la più importante e quella del miracolo compiuto dal San Bonifacio, nato in Inghilterra nel 675 e morto martire in Germania nel 754; egli, missionario nei dintorni di Geismar, nella Germania settentrionale, notò alcuni pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del piccolo principe Asulf al dio Thor. San Bonifacio li fermò ed abbatté la quercia. Appena la quercia cadde, apparve un abete: San Bonifacio spiegò allora al popolo che l’Abete, sempreverde, era l'albero della vita e che rappresentava Cristo.
Un’altra leggenda racconta di un uomo che in Alsazia, rientrando a casa la notte di Natale, vide il meraviglioso spettacolo delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie ciò che aveva visto tagliò allora un piccolo abete e lo ornò di candeline accese. Nacque cosi il primo albero di Natale.
Si ha notizia di documenti che in Alsazia, nel 1521, autorizzano i cittadini a tagliare il loro albero di Natale, mentre una cronaca di Strasburgo del 1605 precisa che per Natale si portano in casa degli abeti, si mettono nelle stanze, si ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero e oggetti dorati.
Da allora la tradizione dell'albero si estese presso molti altri popoli del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia.
Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), pur non essendo propriamente di fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e grazie a lui l'albero si impose a Weimar che era un importantissimo centro culturale dell'epoca. Nella sua famosa opera "I dolori del giovane Werther" (1774) l'albero di Natale compare per la prima volta anche nella grande letteratura.
Si sa che nel 1840 la principessa Elena di Germania, sposa del duca d'Orleans, preparò il suo albero di Natale alle Tuileries di Parigi, suscitando lo stupore della corte.
I primi addobbi di cui si ha notizia erano mele colorate ed ostie, con evidente significato religioso. Poi comparvero lumi, immagini,  rose di carta, ghirlande di fiori secchi. Alle ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggeri e variopinti oggetti di vetro soffiato che diventarono di moda e costituirono l'ornamento tradizionale dell'albero natalizio. Infatti nel 1848 apparve il primo ornamento in vetro, in Germania: si trattava di un "kugel", una larga palla cava all'interno, con dimensioni che variavano dai tre ai venti centimetri; le più piccole venivano utilizzate per decorare l'albero e divennero l'ornamento tradizionale dell'albero natalizio.
Nel 1841, con l'arrivo alla corte inglese del Principe Alberto di Sassonia, marito di origine tedesca della Regina Vittoria, l'usanza di addobbare un abete di Natale si diffuse rapidamente in Inghilterra e poi in tutto il mondo. La Regina Vittoria (1819-1901) infatti, fece addirittura pubblicare un’ immagine del suo Albero di Natale su "Godey's Lady's Book", una celebre rivista dell'epoca.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la Regina Margherita (1851-1926), moglie del Re d’Italia Umberto I°, ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie aristocratiche italiane.
Nel nostro secolo assistiamo a una diffusione massiccia e capillare di questa usanza.
Molte tradizioni natalizie oggi appaiono un po’ indebolite, come la recitazione di poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme le canzoni di natale, le letterine che i bambini erano soliti inviare a Babbo Natale o Gesù Bambino elencando i regali desiderati, la preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, etc. 
Ma l'albero ha resistito, anzi, ha rafforzato la sua posizione, sembra proprio che sia lui il vero simbolo di Natale.
E l'albero stesso molte volte non è più l'abete di un tempo, ma un sostituto di plastica o di altri materiali, riutilizzabili. Le candele di cera sono diventate fantasmagoriche luci elettriche.
Nelle case della maggior parte del popolo italiano l'albero di Natale è arrivato da pochi decenni. La sua diffusione massiccia si è avuta appena dopo la seconda guerra mondiale ed è dovuta alla presenza dei soldati americani, nell’immediato secondo dopoguerra. Negli USA infatti l’usanza dell’albero di Natale, poiché era nata tra i protestanti, era già molto diffusa.
http://www.eugubininelmondo.it/Albero.html



giovedì 8 dicembre 2011

Gesù è nato il 25 dicembre ( data convenzionale e data storica)


I primi cristiani celebrarono sicuramente il giorno natalizio di Gesù, ma non si hanno notizie sul modo e sulla data. 
E' documentato però che almeno dalla prima metà del IV secolo a Roma essi lo celebravano il 25 dicembre.
Ci si può chiedere: questa data è puramente convenzionale o ha un fondamento storico? 
Esistono a riguardo due interpretazioni.

1 - Il 25 dicembre: data convenzionale
L'interpretazione ancora molto diffusa è quella che ritiene la data del 25 dicembre convenzionale, mutuata dalla festa del dio Sole che a Roma si celebrava il 25 dicembre.
Tale opinione si richiama al presupposto esegetico, secondo cui dal racconto dei vangeli è difficile trarre dati precisi, perché gli autori sacri erano preoccupati a coglierne l'intimo significato teologico e spirituale e a trarne insegnamenti concreti per la fede e per la vita delle comunità cristiane.
Per questo gli evangelisti non indicano il giorno natalizio del Signore, dato secondario rispetto alle loro vere intenzioni.
Secondo questo orientamento critico, sin dall'inizio il Natale fu correlato con il simbolismo della luce, in analogia con la festa della Pasqua.
Cristo, nel Natale, appare come “la luce vera che illumina ogni uomo", come si legge nel Prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,9).
Un’immagine della luce riferita alla nascita di Cristo si affermò in un contesto storico in cui vivo era il culto al dio Sole, che nel III secolo ebbe una grande diffusione per impulso degli imperatori Eliogabalo e Aureliano. Aureliano nel 274 d. C., dopo aver distrutto il tempio del Sole a Palmira (Egitto), trasferì a Roma il culto del rispettivo dio che pose al vertice delle divinità dell’Olimpo.
Giuliano l'Apostata, nel 362, compose un'orazione "Al Sole re" per celebrare il momento in cui "il dio Sole, abbandonati i limiti estremi del meridione, torna a noi e, doppiando il Capricorno quasi come una meta, avanza da sud a nord per dispensarci i suoi benefici annuali".
Il culto pagano del dio Sole penetrò nella cultura e nella sensibilità dei popolo romano e contagiò anche i cristiani. Il papa Leone Magno, a riguardo, ancora nella seconda metà del secolo V rimproverava quei cristiani che dai gradini della basilica di S. Pietro erano soliti fare un inchino al sole che sorgeva.
La Chiesa, pertanto, si sentì stimolata a sostituire la festa pagana della nascita del dio Sole, con la nascita di Cristo, vero Sole di salvezza.

I pagani il 25 dicembre celebravano la principale festa del dio Sole e cioè il "dies natalis Solis invicti" (il giorno natale del Sole invitto), sempre risorgente e vincitore delle tenebre.
In un breve scritto del secolo IV circa si percepisce la volontà della Chiesa di sostituire quella festa pagana del 25 dicembre con la solennità del Natale.
Ivi, infatti, si legge: "Questo giorno essi lo chiamano Natale del Sole invitto. Chi è così assolutamente invincibile se non il Nostro Signore che domò e sconfisse la morte?
Anche se dicono che questo è il giorno natale del Sole, tuttavia è proprio Lui il Sole di giustizia, di cui il profeta Malachia disse: “Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il Sole di giustizia con raggi benefici".
Gli faceva eco S. Girolamo nello stesso secolo che, nel difendere la data del 25 dicembre per la celebrazione del Natale rispetto a quella del 6 gennaio accolta dalla chiesa di Gerusalemme, scriveva: "fino a questo giorno [25 dicembre] aumenta la lunghezza del buio; a partire da questo giorno le tenebre diminuiscono; aumenta la luce, si accorciano le notti. Il giorno cresce, cala l'errore affinché sorga la verità. Infatti, oggi ci è nato il Sole di giustizia".
E così, secondo questa versione dei fatti, il 25 dicembre, da giorno di festa del "natale" del Sole invitto, divenne per i cristiani il giorno di festa del Natale di Gesù, il Sole di giustizia.
A Roma questa celebrazione natalizia dei cristiani è segnalata fin dal 336 e di lì si diffuse poi in tutta la Chiesa di Occidente, mentre in Oriente faticò a imporsi.
2 -Il 25 dicembre: data storica
Nel "Cronografo romano" del 354 (una specie di annuario che elenca feste, calendari e celebrazioni varie) è segnalata la celebrazione del Natale al 25 dicembre: "Ottavo giorno prima delle calende di gennaio [25 dicembre], festa del Sole invitto; l'ottavo giorno prima delle calende di gennaio nacque Cristo a Betlemme, in terra di Giuda".
Questo testo richiama la coincidenza della festa del Natale dei cristiani con la festa del Sole invitto dei pagani, ma indica anche un dato storico preciso: la nascita di Gesù a Betlemme il 25 dicembre.
La data del 25 dicembre oggi da alcuni studiosi è ritenuta storicamente attendibile.
La prova viene dai risultati di una lettura critica e filologica di alcuni codici di Qumran, fatta dal professore Shemaryahu Talmon dell'Università Ebraica di Gerusalemme.

Lo studioso ebreo, in base a quei preziosi testi e ad altri elementi acquisiti da altri esperti, ha,potuto ricostruire la lista dei 24 turni di servizio nel tempio, espletato dalle famiglie sacerdotali ancora al tempo del Nuovo Testamento.
Ora, noi sappiamo che, secondo l'evangelista Luca, Zaccaria, il genitore di Giovanni Battista, esercitava il turno sacerdotale della classe di Abìa (Lc 1,5). Ebbene, secondo i documenti di Qumran, tale turno ricorreva in due tempi: dall'8 al 14 del "terzo mese" e dal 24 al 30 dell' "ottavo mese".
Quest'ultimo corrispondeva al mese di settembre, che interessa al nostro discorso.
Risulta, infatti, che le antiche Chiese d'Oriente celebrano solennemente l'annuncio a Zaccaria della nascita del figlio Giovanni tra il 23 e il 25 settembre.
Alcuni studiosi hanno appurato che tale tradizione risale alla Chiesa primitiva giudeocristiana di Gerusalemme.
Una memoria dunque antichissima.
Pertanto, i giorni 23-25 settembre, in base ai testi di Qumran, possono considerarsi come data storica.
Nove mesi dopo nacque Giovanni Battista, il 24 giugno, che ancora può ritenersi data storica.
Sappiamo poi che nel "sesto mese", cioè sei mesi dopo l'annuncio a Zaccaria, l'arcangelo Gabriele portò l'annuncio a Maria, che concepì il Figlio di Dio nella Casa di Nazaret (Lc 1,26-28).
Quindi, il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, può ritenersi data storica.
Nove mesi dopo Maria diede alla luce Gesù a Betlemme, cioè il 25 dicembre: una data, dunque, che ha un suo fondamento storico.
Accertato il primo anello della catena (il giorno dell'annuncio dell'angelo a Zaccaria), tutti gli altri risultano puntualmente conseguenti.
Uno studio specifico sull'argomento si deve ad Antonio Ammassari (Alle origini del calendario natalizio, in Euntes docete, Università Urbaniana, 45 [1992] pp. 11-16). Ad esso si rimanda per eventuali approfondimenti.
Questi dati, basati su testi seri, sono accolti da chi, con fondamento, ritiene che "i fatti dell'infanzia del Signore riproposti da Matteo e da Luca non sono un midrash fantasioso, benché simbolicamente contenente nuclei 'storici', ma sono storia. Se storia, sono narrabili e di fatto narrati".
Il testo del "Cronografo romano" del 354 potrebbe essere una chiave di lettura illuminante e conciliante: Gesù nacque veramente il 25 dicembre, giorno che coincideva con la festa del "Sole invitto"; i cristiani sostituirono quella festa pagana, fuorviante e pericolosa per molti di loro, con la festa del Natale di Gesù, il vero "Sole di giustizia" e di salvezza.

(Non ricordo da quale fonte l’ho tratto)

Per te.... Buon Natale... Magari (Renato Zero)


Chissà perché ma questa canzone mi fa' venire in mente l'accoglienza di Giuliana, il brusco distacco e ciò che provo in questo momento. Forse perdo i colpi!!!!...O sono le festività che giocano brutti scherzi?
 
Non ti ho cercata...ma sei arrivata...
ti ho accolto dentro la mia vita ...
come la stella piu' luminosa e piu' bella..
L'unica stella 
che ti fa restare con il naso in su' 
a contemplarla..
L'unica stella che puo' illuminare
l'oblio piu' profondo.
Nessuno mi ha mai vista nell'anima 
come mi hai visto te. .
Nessuno mi è mai entrato nell'anima 
come ci sei entrato te...
Ho tanta voglia di te dolce abbraccio, 
che scalda il mio cuore, 
non con il tuo amore, 
ma con l'affetto semplice e delicato...
di cui tu sola sei capace..
Ho un sogno: 
Quello di vivere, condividere, 
litigare, giocare, parlare, 
sbagliare, gioire, morire insieme a te 
 amore mio..
Non so se è stato il destino 
o se si è concretizzato un desiderio 
oppure forse il mio pensiero era così forte 
da trasformarsi in esistenza... 
Ma so che averti avuto nella mia vita 
è stato "vivere".
La distanza è il vero nemico degli innamorati,
ma è anche la cosa che più delle altre, 
ci fa capire quanto amiamo...
Ti amo 
perché dai tutte le risposte ai miei perché, 
ti amo 
perché mantieni vivo il mio prezioso amore, 
ti amo 
perché non mi lasceresti amare
un altro uomo... mai.
E come un ombra ti seguiro'..
per dirti..
Magari 
toccasse a me prendermi cura dei giorni tuoi..
svegliarti con un caffe' 
e dirti che non invecchi mai..
MAGARI.....

martedì 6 dicembre 2011

Una preghiera per Giuliana da Luigi Claudio

Oggi ho chiesto una preghiera per Giuliana (unite alle nostre) a tutti i miei amici e su facebook Luigi Claudio mi ha inviato questa preghiera scritta sotto. Mi ha commosso e ho pensato di farne un post per condividerla con voi amici del mio blog.  Chiedo anche a voi la vostra vicinanza. Grazie anche a nome di Giulio.


O Dio, 
provvido rifugio dei sofferenti, 
ascolta la preghiera 
che Ti rivolgiamo per Giuliana. 
Rasserenala e confortala. 
Dona a coloro che la curano 
scienza e pazienza, 
tatto e compassione. 
Ispira ad essi i gesti 
che diano sollievo, 
le parole che illuminano 
e l’amore che conforta.
Ti raccomandiamo anche 
i cuori scoraggiati, in rivolta, 
lacerati dalla tentazione, 
tormentati dalla passione, 
feriti o profanati 
dalla malvagitá degli uomini. 
Poni dentro di noi, Signore, 
il Tuo Spirito d’Amore, 
di comprensione e di sacrificio, 
perché noi portiamo 
un aiuto efficace 
a quelli che troviamo 
sul nostro cammino, sofferenti. 
Aiutaci a rispondere 
alla loro invocazione: 
essa è la Tua. 
Così sia.

Sul matrimonio (di Bonhoeffer, lettera a due sposi, maggio 1943)


Il matrimonio è più del vostro amore reciproco:
ha maggiore dignità e maggior potere.
Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo
si limita nel riquadro isolato della vostra coppia.
Entrando nel matrimonio
siete invece un anello
della catena di generazioni
che Dio fa andare e venire
e chiama al suo regno.
Nel vostro sentimento
godete solo il cielo privato della vostra felicità.
Nel matrimonio, invece,
venite collocati attivamente nel mondo
e ne divenite responsabili.
Il sentimento del vostro amore
appartiene a voi soli.
Il matrimonio, invece,
è un’investitura e un ufficio.
Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia,
occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare.
Così non è la voglia di amarvi,
che vi stabilisce come strumento della vita.
E’ il matrimonio che ve ne rende atti.
Non è il vostro amore
che sostiene il matrimonio:
è il matrimonio che d’ora in poi,
porta sulle spalle il vostro amore.
Dio vi unisce in matrimonio:
non lo fate voi, è Dio che lo fa.
Dio protegge
la vostra unità indissolubile di fronte
ad ogni pericolo
che la minaccia dall’interno e dall’esterno.
Dio è il garante dell’indissolubilità.
E’ una gioiosa certezza sapere
che nessuna potenza terrena,
nessuna tentazione, nessuna debolezza
potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.