"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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lunedì 16 dicembre 2019

Accogliere ed amare

E' un sentimento grande quando il cuore dell'altro accoglie e ama, e sa rendere il proprio simile nell'accoglienza e nell'amore.
-Accettazione della divina maternità della Madonna da parte di San Giuseppe.- L’affresco (part,) del 1565 originalissimo presente a Spello nella chiesa di Sant’Andrea attribuito a Dono Doni, Si tratta del tema, rarissimo nell’arte.

Commemorazione dell'annuncio a S. Giuseppe

Nel rito ambrosiano, oggi, si festeggia la commemorazione dell'annuncio a S. Giuseppe che introduce la novena del S. Natale.
"San Giuseppe ha vissuto come tutti: non c'è una parola sua, non c'è niente, niente: più povera di così una figura non può essere".  L. Giussani 
Vegli S. Giuseppe sul nostro cammino in particolare sui papà che hanno adottato un "figlio" 
-dipinto di Philippe de Champaigne: il sogno di San Giuseppe-

venerdì 13 dicembre 2019

I luoghi santi più visitati al mondo

Una curiosità: Milioni di persone viaggiano per motivi religiosi, è stato stilato una classifica dei 20 luoghi santi più visitati al mondo:

1- Il tempio buddista di Sensoji a Tokyo in Giappone, dedicato alla dea del perdono e della felicità; 30 milioni di visitatori l'anno.
2- Nostra Signora di Guadalupe, a Città del Messico, costruita dove nel 1531 la Vergine è apparsa ad un pastore; 20 milioni di visitatori.
3- La Basilica di San Pietro a Roma, costruita sulla tomba del primo Papa; circa 18 milioni di visitatori.
4- La tomba dell'imam Reza a Mashhad, in Iran, dove tra i 12 e 20 milioni di pellegrini rendono onore al discendente diretto del profeta.
5- Il sentiero sacro sul monte Kii in Giappone, percorso annualmente da 15 milioni di pellegrini.
6- La Cattedrale di Notre Dame a Parigi, circa 13 milioni di visitatori.
7- La basilica del Sacro Cuore, sempre a Parigi, sempre 13 milioni di visitatori.
8- Sabarimala nello stato del Kerala, in India, dove si venera Ayyappan, il dio sacro agli indù; circa 10 milioni di visitatori l'anno.
9- Il santuario della Madonna di Aparecida do Norte in Brasile, la seconda basilica cristiana al mondo; circa 8 milioni di visitatori.
10- Il santuario di padre Pio a San Giovanni Rotondo, circa 7 milioni di visitatori.
11- La cattedrale di Colonia in Germania, circa 6 milioni di visitatori.
12- Il santuario di Lourdes in Francia, circa 5 milioni.
13- Il tempio dell'Imam Hussein a Karbala in Iraq, sacro agli sciiti; tra i 3 e 7 milioni di visitatori.
14- La basilica di San Francesco ad Assisi, dove si recano in pellegrinaggio tra i 4 e 5 milioni di persone.
15- Il Monastero di Jasna Góra, a Częstochowa in Polonia, dove circa 5 milioni di visitatori adorano la Madonna Nera.
16- Il santuario di Fatima, in Portogallo, visto annualmente da circa 5 milioni di visitatori.
17- Il pellegrinaggio alle città sante di Mecca e Medina, in Arabia Saudita, visitate da circa due milioni e mezzo di persone l'anno.
18- La città santa di Gerusalemme, in Israele, vista da 1 milione e mezzo di persone l'anno.
19- La città santa degli indù, Varanasi in India, che è raggiunta da circa 1 milione di pellegrini l'anno.
20- Il tempio di Mahabodhi a Bodh Gaya in India, dove il Bhudda ottenne l'illuminazione; circa 1 milione di pellegrini l'anno.
-travel blog-

giovedì 12 dicembre 2019

Un ricordo a me caro: Natal a Milan

NATAL A MILAN
Me ricordi che a Natal faseva frécc.
Gh'era la nev e i veder coi stell de giàss.
Gh'era el camin
o la stua sempr'acès
e la pell di mandaritt a profumass.
La letterina piéna de brillantit
sconduda ben ben sòta el piatt del papà
con cent promess che duraven
men d'on dì
on testament per l'ann
che doeva 'rivà.
La poesia imparada a memoria
l'era la scusa per 'nda a troà i parent,
ciapà cinq ghéi, on belé
o per gloria,
toron e ciocolat de metes sòta i dent.
A Sant'Ambroeus andavom per i fòss
catà la tépa
per fà el presépi bell
l'era ona gara a troà i tòch gròss
per el prà e i montagn senza vedé 'l tochèll.
Dopravom l'antracite per fa i gròtt
e spécc per fa 'l lagh con dent i ochétt,
i statoètt de gèss e pù nagòt
se 'l nòno 'l ghe faseva nò i casétt.
L'albero l'era di sciori, e pòc credent
ma l'era alegher..
tacavom su tusscòss
i mandaritt, nous, bomboni,fil d'argent
el dì de Natal ghe stavom tucc adòss.
Intorna a on taol,
per mangià inséma l'oca,
mostarda, panaton e acqua di pòmm
speravom che vegniva giò la fioca
per scaldà 'l coeur e la Gèesa la pareva el Dòmm..

web
Traduzione: NATALE A MILANO
Mi ricordo che a Natale faceva freddo.
C'era la neve e i vetri con le stelle di ghiaccio.

C'era il camino o la stufa sempre accesa
e la pelle dei mandarini a profumare.

La letterina piena di brillantini
nascosta bene sotto il piatto del papà
con cento promesse che duravano
meno di un giorno
un testamento per l'anno
che doveva arrivare.

La poesia imparata a memoria
era la scusa per andare a trovare i parenti,
prendere cinque lire, un regalo o per gloria,
torrone e cioccolato da mettere sotto i denti.

A Sant'Ambrogio andavamo nei fossi
a raccogliere muschio
per fare il presepe più bello.
era una gara e trovare i pezzi grossi
per prati e montagne senza far notare i pezzi.

Usavamo l'antracite per fare le grotte
e gli specchi per fare il lago con dentro le ochette,
la statuine di gesso e più nulla
se qualche nonno non faceva le casette.

L'albero era dei ricchi e poco credenti
ma era allegro..
appendevano di tutto
i mandarini, noci, bombons, fili d'argento
il giorno di Natale ci stavamo tutti addosso.

Intorno a un tavolo,
per mangiare insieme l'oca,
mostarda, panettone e acqua di mele
speravamo che scendesse la neve
per scaldare il cuore e la Chiesa sembrava il Duomo.

martedì 10 dicembre 2019

Un albero di Natale prezioso.

All'entrata della Comunità S. Riccardo-Sacra Famiglia-Cesano Boscone- , c'è questo splendido albero di Natale.

A volte il mondo è bello pure così: sfocato.

"Se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero".
(Carpenter)

10 dicembre: Beata Vergine di Loreto. Preghiera dell'aviatore

Il 10 dicembre l’Aeronautica Militare celebra la Beata Vergine di Loreto. 
Non esiste un luogo, presso gli Enti e Reparti dell’Aeronautica Militare dove non ci sia la statua della Madonna di Loreto e gli aviatori italiani la venerano con incredibile devozione.

PREGHIERA DELL’AVIATORE
Dio di potenza e di gloria / che doni l’arcobaleno ai nostri cieli / noi saliamo nella Tua luce per cantare, / con il rombo dei nostri motori / la Tua gloria e la nostra passione. / Noi siamo uomini ma saliamo verso di Te / Dimentichi del peso della nostra carne / purificati dei nostri peccati. / Tu, Dio, dacci le ali delle aquile, / lo sguardo delle aquile, l’artiglio delle aquile, / per portare, ovunque Tu doni la luce, / l’amore, la bandiera, la gloria d’Italia e di Roma. / Fa, nella pace, dei nostri voli il volo più ardito: / fa, nella guerra,della nostra forza / la Tua forza, o Signore, / perché nessuna ombra sfiori la nostra terra. / E sii con noi, come noi siamo con Te, / per sempre. / Amen.

Il Santuario lauretano è sorto nel luogo in cui, secondo la leggenda, la dimora della Vergine Maria sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli nella notte tra il 9 e 10 dicembre del 1294. Risale al IV secolo, è meta di continui pellegrinaggi e considerata la “Lourdes” italiana. La convinzione di questa miracolosa traslazione “volante” spinse papa Benedetto XV a nominare la Beata Vergine di Loreto “Patrona di tutti gli aeronautici”. Il Papa Benedetto XV, accogliendo la pressante richiesta dei piloti della prima guerra mondiale (1914-1918), proclamò, come detto, la Madonna di Loreto Patrona di tutti gli aviatori con il Breve Pontificio del 24 marzo 1920. Il Santo Padre approvò anche la formula di benedizione degli aerei, che fece inserire nel Rituale Romano. Il 12 Settembre dello stesso anno ebbe luogo a Loreto una cerimonia religioso-patriottica per la proclamazione della Madonna di Loreto a Patrona. Di lì a poco, il 28 marzo 1923, l’Aeronautica Militare sarebbe stata fondata quale Forza Armata. Da allora, in tutti i Reparti dell’Aeronautica Militare, si venera la Virgo Lauretana.
originale non esposta
Uno scatto della statua che è gelosamente custodita dai padri Cappuccini nella teca sopra l’altare della Santa Casa e che viene “fatta uscire” solo in occasioni speciali. Proprio a causa del difficile reperimento e dell’impossibilità di fotografarla “dal vivo”, ci siamo spinti alla ricerca di qualcuno che ne possedesse almeno un esemplare. Ecco allora che, con l’aiuto dei nostri amici di Loreto, siamo riusciti a contattare Bruno Longarini, fotografo ormai in pensione che si è mostrato disponibile a fornirci l’immagine della Madonna Nera da lui immortalata nel lontano 7 settembre del 1990: “Ho colto l’occasione più unica che rara – ci confida Bruno con un po’ di emozione – di fotografare la statua qualche ora prima che venisse portata in processione: mi piaceva conservare in uno scatto anche fugace la vera immagine della Madonna di Loreto”.
Il volto della Vergine, si presenta ora in tutta la sua maestosità e regalità (lo confermano i decori, i dettagli della veste dalmatica e il globo crucigero retto da Gesù); eppure ciò che prevale – e che ci ha affascinato di più – è la semplicità e l’essenzialità della sua postura, della sua espressione materna. Attraverso questa novità, che non è altro che un tentativo di richiamare l’essenzialità dell’origine, tutti possiamo riscoprirci bisognosi di affidare la vita a quello Sguardo originale, divino, che si protende verso l’umile pellegrino per offrirgli la sua regale tenerezza. Solo così possiamo già da ora, ancora una volta, essere accolti da quegli occhi, essere “accarezzati dalla misericordia”.
di Denisa Mahilaj

mercoledì 4 dicembre 2019

Piangere per un cane

Ti dicono di non piangere.
Ti dicono come piangere.
Ti dicono quando piangere.
Ti dicono perché piangere.
Ti dicono che è un cane, mica una persona.
Ti dicono che il dolore passerà.
Ti dicono che gli animali non sanno di dover morire.
Ti dicono che l’importante è non farlo soffrire.
Ti dicono che tanto ne puoi prendere un altro.
Ti dicono che ti passerà.
Ti dicono che ci sono dolori più lancinanti.
Però non sanno quante volte hai guardato negli occhi il tuo cane.

Non sanno quante volte siete stati tu e il tuo cane soli a guardare le stelle.
Non sanno quante volte accanto a te c’è stato solo il tuo cane.
Non sanno che l’unico che non ti ha mai giudicato è il tuo cane.
Non sanno quanta paura hai avuto la notte che ti hanno svegliato i suoi lamenti.
Non sanno quante volte il tuo cane si è addormentato vicino a te.
Non sanno quanto tu sia cambiato da quando il cane è entrato a far parte della tua vita.
Non sanno del legame che nasce fra l’uomo e il suo cane.
Non sanno quante volte lo hai preso in braccio quando stava male.
Non sanno quante volte hai finto di non vedere il suo pelo che diventava sempre più bianco.
Non sanno quante volte hai parlato al tuo cane, l’unico davvero capace di starti ad ascoltare.
Non sanno quanto tu fossi bello per il tuo cane.
Non sanno che a volte è stato solo il tuo cane a sapere che stavi soffrendo.
Non sanno cosa abbia significato per te camminare con il tuo cane in un bosco, da soli.
Non sanno quali sentimenti il tuo cane ti abbia fatto provare.
Non sanno cosa si prova a vedere il proprio cane anziano che si alza a fatica per venirti a salutare.
Non sanno che quando le cose ti andavano male l’unico che non se n’è andato è il tuo cane.
Non sanno che il tuo cane si è fidato di te in ogni istante della sua vita, anche nell'ultimo.
Non sanno quanto il tuo cane ti abbia amato e quanto poco gli bastasse per essere felice, perché a lui bastavi tu.
Non sanno quanto tu abbia pianto di nascosto al tuo cane per non fargli sentire la tua paura.
Non sanno che piangere per un cane è una delle cose più nobili, significative, vere, pulite, sincere che tu possa fare.
Non sanno dell’ultima volta che lo hai spostato a fatica... facendo attenzione a non fargli male.
Non sanno degli ultimi suoi istanti di vita nei quali avevi paura di accarezzarlo... perché potevi dargli noia o fargli male..
Perché non stai piangendo un cane, ma loro questo non lo sanno.”
foto Anne Winther

martedì 3 dicembre 2019

La disabilità non è una diversità

Ci sono parole da usare e non usare. E quelle da non usare non vanno usate. Se chiamiamo in maniera sbagliata manchiamo di rispetto. Semplicemente: PERSONA CON DISABILITA'. Non: diversamente abile, disabile, handicappato, invalido, portatore di handicap (come se avesse quel fardello, l’handicap, da portarsi appresso).

La disabilità non è una diversità, ma una condizione di vita. Utilizzabile, invece, “disabili” al plurale: si indica un gruppo, come gli scolari o i politici.

Il mio Natale non ha albero


Il mio Natale non ha albero,
ho le sue luci nel cuore.
Il mio Albero ha note melodiose,
radicate dentro il cuore
con il nome dei miei amici.
Gli amici lontani e vicini. Gli antichi e i nuovi.
Quelli che vedo tutti i giorni
e quelli che vedo di rado.
Quelli che ricordo sempre
e quelli che, alle volte, restano dimenticati.
Quelli costanti e intermittenti.
Quelli delle ore difficili e quelli delle ore allegre.
Quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire.
Quelli che conosco profondamente
e quelli dei quali conosco solo le apparenze.
Quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo molto.
I miei amici semplici ed i miei amici importanti.
I nomi di tutti quelli che sono già passati nella mia vita.
Un albero con radici molto profonde
perché i loro nomi non escano mai dal mio cuore.
Un albero dai rami molto grandi,
perché nuovi nomi si uniscano ai già esistenti.
Un albero con un'ombra molto gradevole,
la nostra amicizia sia un momento di riposo
durante le lotte della vita.
attribuita, in parte, a G. Pascoli

Giornata internazionale delle persone con disabilità

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità, indetta nel 1992 dalle Nazioni Unite per promuovere i diritti e il benessere dei disabili, focalizzata quest’anno sul tema della “Trasformazione verso società sostenibili e resilienti per tutti” .“Non lasciare nessuno indietro”

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.
Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.

Spirito gioioso

Desidero che non vi manchi mai la gioia...E' lo spirito che deve essere gioioso ed ergersi pieno di fiducia sopra ogni evento.
-Seneca-

San Papa Giulio II - 5 dicembre

Giuliano della Rovere, passato alla storia come Papa Giulio II, nasce il 5 dicembre 1443 ad Albisola. Educato tra i Francescani sotto la protezione dello zio paterno (che diventerà papa Sisto IV), si dedica allo studio delle scienze in un convento di La Pérouse. Nel 1471 viene nominato vescovo di Carpentras, in Francia, proprio mentre lo zio viene eletto pontefice.
Promosso cardinale di San Pietro in Vincoli, ottiene l'arcivescovato di Avignone, reggendo nel frattempo il vescovato di Catania come amministratore apostolico. Nel 1480 viene inviato come legato pontificio in Francia, e qui si stabilisce per quattro anni: durante questo periodo, esercita una notevole influenza nei confronti del Collegio dei Cardinali, specialmente durante il papato di Innocenzo VIII. Nel 1483 diventa padre di Felice della Rovere, avuto dalla moglie del maggiordomo di casa, Lucrezia Normanni.
Alla morte di Innocenzo VIII, avvenuta nel 1492, Rodrigo Borgia tramite un accordo segreto stipulato con Ascanio Sforza viene eletto papa superando la concorrenza di Giuliano della Rovere. Poiché intercorre un'evidente rivalità tra il nuovo pontefice, che assume il nome di Alessandro VI, e il Della Rovere, quest'ultimo prova a rifugiarsi a Ostia prima di recarsi a Genova e da lì trasferirsi a Parigi, dove induce re Carlo VIII ad andare alla conquista di Napoli.
Accompagna, quindi, il giovane monarca nella campagna laziale (tra gli altri suoi vescovati c'è anche quello di Velletri), e insieme con lui entra a Roma, sostenendo la necessità di convocare un concilio finalizzato a indagare sui comportamenti del papa. Le sue macchinazioni, tuttavia, non portano ai risultati sperati. Alessandro VI muore comunque nel 1503: al suo posto viene eletto Pio III, il cardinale Piccolomini di Siena, che rimane in carica meno di un mese a causa di un male incurabile. Il conclave che ne segue porta alla nomina papale di Giuliano della Rovere, eletto all'unanimità grazie anche all'appoggio di Cesare Borgia: 216° papa della Chiesa cattolica, prende il nome di Giulio II.
Sin dall'inizio il nuovo Papa mette in mostra un'audacia significativa e una decisione non comune nel voler eliminare tutti i poteri che mettono a repentaglio la sua autorità temporale: non è un caso la scelta del nome Giulio, che costituisce un riferimento diretto a Giulio Cesare. Dal punto di vista artistico, poco dopo essere stato eletto, Della Rovere nomina sovrintendente generale delle fabbriche papali il Bramante, e gli affida il compito di realizzare un collegamento tra la residenza estiva del Belvedere e il palazzo Apostolico. Con la supervisione dell'architetto, viene deciso di aprire via Giulia e di sistemare via della Lungara, che conduce dai Borghi alla porta Settimiana.
Sul fronte politico, intanto, dopo avere impedito ai Borgia di rimanere negli Stati Pontifici, Papa Giulio II si mette all'opera per favorire la riconciliazione tra la famiglia dei Colonna e quella degli Orsini, legando a sé la nobiltà romana. Consolidato il potere a Roma e nei dintorni, si dedica quindi ai territori più lontani, agendo per cacciare i Veneziani dalle fortezze d'Italia (tra le quali Rimini e Faenza) che avevano occupato dopo la scomparsa di Alessandro VI. Poiché i lagunari si rivelano piuttosto ostili, il Papa stipula un'alleanza con la Germania e la Francia (che pure hanno interessi rispettivi in contrasto tra loro) per attaccare Venezia, sacrificando così l'indipendenza del territorio italiano.
Intanto, nel 1505 Giulio II convoca a Roma Michelangelo allo scopo di affidargli la realizzazione di una monumentale sepoltura da posizionare nella tribuna della basilica di San Pietro che verrà costruita di lì a breve. Mentre il Buonarroti si trova a Carrara per scegliere i marmi, però, il pontefice cambia idea, ritenendo che occuparsi della propria tomba da vivo possa essere di cattivo augurio: e così, quando l'artista torna a Roma e scopre che il progetto è stato abbandonato nonostante l'impegno preso, tra i due il rapporto si interrompe.
Nel 1506 Giulio abbatte le libere signorie di Bologna e di Perugia invadendo le città, mentre a Forlì favorisce la pace tra i guelfi e i ghibellini. Anche oltre le Alpi, la sua influenza cresce sempre più, e sia la Germania che la Francia fanno a gara per averlo come amico. Nel frattempo decide di abbattere la basilica vaticana, costruita ai tempi di Costantino, e di ricostruirla interamente: il progetto viene affidato ancora a Bramante, che pensa a una croce greca con una cupola emisferica al centro e alle estremità dei bracci quattro cupole più piccole.
Mentre la basilica di San Pietro prende forma, il pontefice si riconcilia con Michelangelo Buonarroti in occasione di una visita a Bologna: l'artista fonde per lui una statua in bronzo (pochi anni più tardi verrà completamente ripagato ricevendo l'incarico di decorare la volta della Cappella Sistina). Nel 1508, con Luigi XII di Francia, Ferdinando II d'Aragona e l'Imperatore Massimiliano I, Giulio II dà vita alla Lega di Cambrai, per contrastare la Repubblica Veneziana, che l'anno successivo viene posta sotto interdetto.
In seguito alla battaglia di Agnadello la Repubblica perde tutti i domini italiani: un evento che va oltre le aspettative del Papa e che ben presto gli si ritorce contro. Sia la Francia che l'Impero, infatti, si trasformano in una minaccia per la tenuta dello Stato pontificio: e così Giulio II si ritrova a chiedere l'aiuto proprio di Venezia. Mentre i veneziani vengono assolti, la Francia viene messa sotto il bando papale.
Nel settembre del 1510 in occasione di un sinodo convocato dal monarca francese a Tours, i vescovi transalpini si ritirano dall'obbedienza papale, decretando di impegnarsi a favorire, con la collaborazione di Massimiliano, la deposizione di Della Rovere: per questo motivo viene convocato un Concilio a Pisa nel 1511, durante il quale Giulio II viene accusato di aver corrotto la Chiesa e viene definito sodomita.
Al pontefice non rimane altro da fare che allearsi contro la Francia, formando con i Veneziani e Ferdinando II d'Aragona la Lega Santa, che include anche Enrico VIII d'Inghilterra e più tardi accoglierà, in seguito all'ennesimo cambiamento di fronte, Massimiliano. Nel 1512 a Roma va in scena il Concilio Lateranense V, mentre i francesi vengono rimandati indietro al di là delle Alpi. A questo punto l'Italia è occupata dalle altre potenze continentali, e il sogno di Giulio II - di dare vita a un regno italiano indipendente - è praticamente impossibile da portare a termine. Papa Giulio II muore all'età di 70 anni il 21 febbraio 1513, stroncato da una forte febbre: il suo cadavere viene sepolto senza alcun monumento funebre nella Basilica di San Pietro.

mercoledì 27 novembre 2019

Arte che emoziona: dipinto Immaginetta Benedizione natalizia 2019 - Basilica S. Stefano - Sesto S.Giovanni -

Si può dire che l'opera di Arcabas rappresenta non la fuga, ma il ritorno dall'Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe (testi apocrifi). Dona voce al cuore e alla sensibilità. L'arte emoziona perché ridice, in forma sintetica e altamente estetica, il mistero racchiuso in quel Bambino che accoglie la missione affidatagli da Dio. Non sfuggono gesti come le braccia tese di Gesù verso la croce, l'atteggiamento del custodire di Maria, lo sguardo protettivo di Giuseppe...

La fonte evangelica 
L'evangelista Matteo scrive che «un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò…"» (Mt 2,13-15). E ancora Matteo c'informa che «morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele"…» (Mt 2,19-20). 
I testi apocrifi 
Un testo apocrifo intitolato Natività di Maria e Gesù riferisce che un angelo disse a Giuseppe: «Fuggi in Egitto per la via del deserto». Questa, dunque, è una delle fonti a cui generalmente fa riferimento l'iconografia. 
Ma l'iconografia ha anche un'altra fonte di riferimento, precisamente la tradizione copta (ossia quella degli egiziani rimasti cristiani dopo la conquista araba del VII sec.) che parla del ritorno della Santa Famiglia su un battello lungo le acque del Nilo. 
Si può allora dire che l'opera di Arcabas rappresenta non la fuga, ma il ritorno dall'Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe. Cerchiamo di interpretarla nei suoi molteplici significati. 
La meraviglia di Giuseppe 
Tutta la scena, che si staglia contro uno sfondo oro, evocazione della luce divina, è racchiusa in una imbarcazione. A prua Arcabas rappresenta la Santa Famiglia. Giuseppe, in piedi imponente, ha un atteggiamento protettivo nei confronti di Maria e del Bambino. 
Sul suo profilo spiccano due occhi. Con questo motivo pittorico l'artista intende dire che per capire le persone, i loro sentimenti, bisogna vederle bene in faccia, bisogna vederle con tutti e due gli occhi. 
In questo modo Arcabas ci lascia intuire lo stupore, la meraviglia di Giuseppe, l'uomo giusto che vive di fede. Stende la mano sinistra nel gesto dell'accoglienza: la croce d'oro e la colomba che gli stanno dinanzi e verso cui l'imbarcazione si dirige, gli dischiudono i grandi eventi della storia divina. Maria e il bambino 
Maria guarda anch'essa verso la croce e la colomba; sorregge il Bambino che allarga le braccia quasi a volerle accogliere e sorride. Si tratta di due simboli che alludono allo Spirito Santo e alla croce che, inondata di luce, richiama già la gloria della Risurrezione. 
Dietro a Giuseppe c'è un asino senza basto. Come scrive Giustino (filosofo cristiano del Il secolo) nella sua opera Dialogo con Tritone, questo animale è simbolo dei Gentili che avrebbero creduto in Gesù (cf cap. 53,4). Il richiamo all'arca di Noè 
A poppa un rematore fa avanzare la barca. Essa richiama l'arca di Noè che gli scrittori cristiani antichi considerano simbolo della Chiesa, luogo di salvezza. E si può fare un parallelo tra le acque del diluvio e quelle su cui naviga la barca della Santa Famiglia. 
L'apostolo Pietro stabilisce un parallelo tra l'acqua del diluvio e quella del Battesimo che salva (cf 1Pt 3,21). Gesù, «nuovo Noè», nell'acqua del Battesimo inaugura la «nuova creazione» e con la sua morte e risurrezione attua per ciascuno la promessa della vita eterna. 
La fuga in Egitto e il ritorno in patria di Gesù, Maria, Giuseppe 
Leggiamo il brano di Matteo 2,13-15, e soffermiamoci sulle parole dell'angelo e sulla prontezza di Giuseppe: «Prese il bambino e sua madre e fuggì in Egitto». 
Collochiamo il testo in Mt 2 ed evidenziamo atteggiamenti opposti: la ricerca sincera dei Magi che adorano nel Bambino Gesù l'inviato di Dio e il rifiuto del re Erode, un tiranno che teme quel Bambino perché ha paura di perdere il trono. 
Riflettiamo:  L'Egitto era stato per il popolo di Israele la terra della schiavitù, ma Dio, per mezzo di Mosè, lo aveva condotto libero nella terra promessa (si possono leggere brani dell' Esodo).  Gesù, come nuovo Mosè, soggiornò in Egitto «fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "dall'Egitto ho chiamato mio figlio"».  
La missione di Gesù, nuovo Mosè, è quella di liberare ogni uomo dal male profondo che è nel cuore: il peccato, per una vita piena e felice. 
Il ritorno dall'Egitto: l'opera di Arcabas ci fa vedere «oltre» l'evento 
L'opera d'arte a confronto con il testo evangelico presenta Giuseppe in azione per riportare la Famiglia in patria dopo l'avvertimento del secondo sogno (cf Mt 2,19- 23). 
Azione cattolica parma


Commento di Monsignore don Roberto Davanzo parroco della Basilica S. Stefano di Sesto S. Giovanni all’immagine scelta per queste benedizioni:Il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simileNon è proprio consueto che il Natale sia abbinato ad una immagine che parla più di paura che di serenità, di angoscia piuttosto che di tenerezza. La retorica commerciale ci ha ormai resi avvezzi ad un “vogliamoci bene” tanto stucchevole quanto falso. Già, perché non è vero che dopo 2000 anni l’umanità abbia imparato a volersi più bene, non è vero che il dolore sia stato cancellato. Racconta un antico apologo della spiritualità ebraica che un giorno un discepolo irruppe nella stanza del proprio rabbi per annunciargli con entusiasmo che era venuto il Messia. Il rabbi aprì la finestra, guardò fuori e poi rivolgendosi al discepolo gli disse con amarezza: “Vedo ancora gente che è stremata dalla fatica, uomini e donne sfruttati, potenti corrotti che rendono il mondo sempre più ingiusto, … No, il Messia non è ancora arrivato. Lo dobbiamo ancora aspettare”A noi cristiani invece il Natale di Gesù chiede di credere all’incredibile. Che malgrado le apparenze, un seme di novità e di giustizia è stato piantato nella terra insanguinata dell’uomo. E che tale seme, tale germoglio di speranza consiste nell’evento inimmaginabile di un Dio che i cieli non possono contenere e che si “restringe” fino a farsi piccolo come un bambino. Un Dio che non disdegna di sperimentare alcuna vicenda umana, come la persecuzione immotivata, la fuga dalla propria terra, l’ansia di essere migrante, straniero, profugo. E’ di questo che parla l’immagine che abbiamo scelto di distribuire in occasione delle benedizioni delle case. In queste settimane stiamo bussando alle porte della parrocchia per portare un saluto, un augurio, una preghiera e ricordare anche ai concittadini meno attenti che dopo il Natale di Gesù nulla è stato più come prima. L’immagine ci parla di una speranza che trova la sua radice non in un esercizio di forza e di potenza, ma semmai in un esercizio di condivisione, di solidarietà, di prossimità. Questo è il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simile. Accogliere il mistero del Natale significa diventare seminatori di speranza facendoci sempre più vicini a chi ci sta accanto. Senza la pretesa di guarire tutte le sue ferite e di asciugare tutte le sue lacrime, ma offrendo un cuore che vede, un cuore capace di compassione. Ma – come dicevo – bisogna decidere, bisogna mettere in gioco la propria libertà nel lasciarsi affascinare dalle sorprese di Dio. Erode non lo fece e la sua follia portò alla strage degli innocenti per scappare dalla quale la Sacra Famiglia fu costretta a fuggire in Egitto. Pensiamo solo per un istante a quale grande potere abbiamo tra le mani: accogliere Gesù per diventare seminatori di speranza o rifiutarlo e diffondere indifferenza o ostilità. Il Natale è e sarà anche questo. Buon Natale a tutti! Don Roberto Davanzo

Commento di don Bortolo
E' un'immagine che accompagna il nostro cammino d’Avvento:“La fuga in Egitto”, opera dell’artista francese Arcabas. L’episodio evangelico è noto: un angelo avverte in sogno Giuseppe che Erode intende uccidere il bambino e gli ordina di fuggire in Egitto (Mt 2,13-15). La sacra famiglia è raffigurata su una barca, mentre solca il mare, simbolo del caos e della morte, in una notte rischiarata dalla luce dello Spirito. Molte barche, ancora oggi, solcano il mare cariche di gente in cerca di speranza e di futuro. Il viaggio è al contrario: non più verso l’Egitto ma verso l’Europa. Non c’è tuttavia la fuga solo dei migranti: ci sono le nostre fughe da situazioni difficili e da tensioni logoranti e i nostri viaggi verso una maggiore comunione nelle nostre famiglie e nella società, una più grande accoglienza dell’altro, chiunque esso sia, dal vicino di casa allo straniero, un futuro promettente per tutti. C’è un viaggio anche alla ricerca di Dio che, forse, abbiamo un po’ perso di vista o che poco ha a che fare con la vita ordinaria. Vorremo avere, in questo Avvento, lo stesso sguardo di Giuseppe, uno sguardo illuminato da Dio, che sa vedere oltre le paure, oltre le barriere, oltre le divisioni. Sa riconoscere la meta, seppure confusa nella nebbia o distante all’orizzonte. Vorremo approdare ad un Natale di consolazione. don Bortolo
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Voyez - dit Joseph - cette colombe qui vient à nous l’âne dresse l’oreille Marie se réjouit dans l’arche l’enfant bat des mains
Vedi - disse Giuseppe - questa colomba che ci viene incontro l'asino alza l'orecchio Maria si rallegra nell'arca il bambino batte le mani.

lunedì 25 novembre 2019

Insegna a tua figlia a non essere calpestata.

25 novembre - Giornata contro la violenza sulle donne.
“Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!“.
William Shakespeare

"Insegna a tua figlia, tu che ancora puoi..."
Insegna a tua figlia che è meglio tornare a casa dopo un matrimonio fallito che tornare a casa in una bara.
Falle capire che tu sei un posto sicuro, in cui sempre potrà rifugiarsi.
Lascia le tue braccia aperte, anche se lei ha preso una "brutta" decisione.
Falle sentire il tuo amore, anche se ha fatto degli errori.
Ricordi la storia di Hansel e Gretel?
Lasciano sempre briciole di pane sulle strada (d'amore) per tornare a casa. Amale, ascoltale, capiscile, da quando sono bambine. Non falle vergognare, non le calpestare. Non insegnare loro che deve essere sopportato tutto quando si ama. Quello che sopporta come donna, è quello che le hai insegnato tu. Quello che fai a tua moglie, figlia, sorella, è quello che una bambina imparerà. Loro ti vedono e sempre ti vedranno come uno specchio, loro guardano, e sempre guarderanno, le tue azioni, non le tue parole.
Non dire a tua figlia: "tu hai deciso, tu hai sbagliato". Dille: "io sarò sempre qui per te.
Sono e sarò il tuo rifugio. Il tuo posto sicuro."
L.F.
foto e testo di RandoGurrieri - Reti di Giustizia

mercoledì 20 novembre 2019

Cosa vedo negli occhi di un bambino

Ho visto l’anima negli occhi di un bambino.
Il mare nei suoi occhi blu.
Un campo di grano nei suoi biondi capelli.
Nel suo sorriso l’alba di un nuovo giorno.
Nelle sue lacrime la redenzione.
Nella sua gioia la speranza di un domani migliore.
Nel tocco della sua mano l’estasi della mia anima 
dinanzi ha tanta purezza.
-Vittorio-

La sapienza

Ottima cosa è nell'animo la sapienza...la sapienza è dell'animo il sommo bene, cioè de l'om saggio, e niuna altra cosa è da a questa comparare.
- Leonardo da Vinci -
La Sapienza ci insegna a vivere un rapporto vero con la realtà.

sabato 9 novembre 2019

Il cuore suggerisce

Questo è il momento che dedico a me ed a voi.
Spazio dove sono racchiuse un'infinità di cose.
E senza chiederci perché, stiamo dove ci suggerisce il cuore.

martedì 5 novembre 2019

Crisantemo bianco: fiore d'oro

Crisantemi bianchi (fiori d'oro) iniziano a fiorire sul nostro balcone.

"Il Crisantemo simboleggia la vita, la verità e il dolore, un amico meraviglioso. In Corea e in Cina è è il fiore dei festeggiamenti mentre in Giappone è il fiore nazionale. Il suo reale significato infatti, basato molto anche sull’etimologia stessa del suo nome ( in greco è traducibile letteralmente con “fiore d’oro”), è in fatti quello di vita e felicità. L’esatto opposto del significato che il crisantemo prende in Italia. La spiegazione è più semplice di ciò che si possa credere. E’ infatti legata alla concomitanza più o meno precisa che intercorre tra la festa cattolica dei defunti e la sua fioritura.

Ruggito...

Esiste una rabbia che non ha nulla a che fare con la cattiveria.
E' il ruggito di chi difende le proprie e le altrui fragilità.
P. Felice

Tre parole cancellate

Al tempio c'è una poesia intitolata "la mancanza", incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla.
Sayuri Nitta

sabato 26 ottobre 2019

Autentico e falso

"In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico"
(dal film: "la migliore offerta")

Almeno ci ho provato (senza colori) caro Van Gogh!

Il frutto dello Spirito

La Basilica S. Stefano in Sesto S. Giovanni si prepara ad accogliere, domani, i cresimandi.
"Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé". 
Galati 5,22

"Come sono belli i piedi dei messaggeri che portano il lieto annunzio". Is 52,7

Torna l'ora solare

Torna l’ora solare: questa notte sposterò le lancette indietro di un'ora...
Pro-memoria: ogni volta che le lancette segneranno le tre mi alzerò per rimettere le lancette indietro di un’ora:...lunga notte!

lunedì 21 ottobre 2019


“Un popolo che non si prende cura degli anziani, dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa”.
Luca Tanduo - Presidente MVA

Amore vero

Di amore se ne parla tanto, troppo. Un amore che spesso non regge gli urti della vita. Abbiamo bisogno di ritrovare quello vero, che fa crescere chi lo dona e chi lo riceve.

Parliamo di pazienza.

La pazienza, una virtù necessaria a tutti e sempre sminuita se non disprezzata, perché si vuole avere tutto e subito e non si riesce a tollerare il minimo intralcio nella vita. In verità, la pazienza è la legge stessa della natura. Aveva ragione Leopardi quando nello Zibaldone scriveva: «La pazienza è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico»

In ogni situazione tra la forza e la pazienza, scommetti sulla pazienza. (William Prescott).

La pazienza è una virtù conquistatrice. (Geoffrey Chaucer)

La pazienza è aspettare. Non aspettare passivamente. Questa è pigrizia. Ma andare avanti quando il cammino è difficile e lento. (Lev Tolstoj) 

I più forti tra tutti i guerrieri sono questi due: il tempo e la pazienza. (Lev Tolstoj).

Adotta il ritmo della natura: il suo segreto è la pazienza. (Ralph Waldo Emerson)

La pazienza è il miglior rimedio per ogni difficoltà. (Plauto). 

Abbi pazienza con tutte le cose, ma soprattutto con te stesso. (Francesco di Sales).

Il talento è una lunga pazienza e l’originalità uno sforzo di volontà e intensa osservazione. (Gustave Flaubert)

“Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza e insegnami la scienza illuminandomi la mente.”Sant'Agostino

Abbi coraggio per i grandi dolori della vita e pazienza per i piccoli; e quando hai faticosamente compiuto il tuo compito quotidiano, vai a dormire in pace. Dio è sveglio. (Victor Hugo) 

La speranza è la pazienza con la lampada accesa. (Tertulliano)