"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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venerdì 30 luglio 2010

La mia pigòtta (bambola di stoffa)

Vi propongo questa mia poesia scritta da me in dialetto milanese. 
La versione è in milanese corretto, secondo la riforma grafica del prof.  Beretta. Ringrazio il prof. Piero Dragan per la sua gentile pazienza nel correggerla.
 

La Pigòtta
Quand mi séri ona tosètta
la mia bambola l’era de pèzza.
Mì giugavi con la pigòtta
fada de stòffa un po` veggiòtta.
La mia mama la faseva
lì settada su la cadrega.
Mì ai sò pee seri scrusciada
e guardavi estasiada
la pigòtta che se formava
con la bocca ricamada.
Tucc i strasc vegniven bon
ross, verd, giald, celèst, marron.
Nas e oeugg éren trii botton
i trezzitt faa de coton.
L'era bèlla la pigòtta
anche se l'era semper biòtta.
cont on tòcch de giornalin
ghe fasevi el scossarin.
Con la còrda e on scatolin
gh’ era pront el carrozzin.
La basavi, la ninavi
ed a spass mì la portavi
avant e indree per la ringhéra
che spuzzava de ruera.
Te see bèlla mia Mariana
fada de pèzza e de lana
con l’amor de la mia mama!
Enrica


LA PIGOTTA ( traduzione)
Quando ero una bambina / la mia bambola era di pezza. / Io giocavo con la bambola / fatta di stoffa un po’ vecchia. / La mia mamma la faceva / lì seduta sulla sedia. / Io ai suoi piedi ero accovacciata / e guardavo estasiata / la bambola che si formava / con la bocca ricamata. / Tutti gli stracci venivano buoni: / rossi, verdi, gialli celesti, marroni…/ Naso e occhi erano tre bottoni, / le treccine di cotone. / Era bella la mia bambola / anche se era sempre nuda. / Con un pezzo di giornalino / le facevo il grembiulino. / Con la corda e uno scatolino / era pronto il carrozzino. / La baciavo, la cullavo / e a passeggio la portavo / avanti e indietro per la ringhiera / che puzzava di spazzatura.
Tu sei bella mia Marianna / fatta di pezza e di lana / con l’amore della mia mamma!


DOPO TRENT'ANNI
ANCH'IO HO CONFEZIONATO
UNA PIGOTTA CASALINGA
PER GIULIANA!

mercoledì 28 luglio 2010

Un tassista particolare...

Ho ricevuto via e-mail questa storiella. Ve la propongo:

Il passeggero a bordo di un taxi richiama il conducente toccandogli la spalla.
Questi lancia un urlo atroce, perde il controllo della vettura, manca di poco un pullman, sbatte contro un marciapiede e si ferma a pochi centimetri da una vetrina.
Dopo un paio di secondi di silenzio il passeggero si scusa con imbarazzo:
“Mi spiace, non immaginavo che si sarebbe spaventato così semplicemente toccandole una spalla...”
E il tassista replica: “No, sono io che mi devo scusare, vede oggi è il mio primo giorno di lavoro come tassista...negli ultimi 25 anni ho guidato un carro funebre...”

lunedì 26 luglio 2010

Una mia riflessione alla luce della pericope Evangelica “Le nozze di Cana”

Mi è stato chiesto una mia riflessione che riguardi la famiglia alla luce del Vangelo sulle “Nozze di Cana”.
Ci provo

In quel tempo. Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti.
Gv 2, 1-11 (Bibbia CEI 2008)

Se fossi pessimista direi che le giare vuote rappresentano la nostra vita svuotata di quei valori umani e cristiani (il vino buono) che la rendono importante e bella.
Ma sono una donna di speranza e quindi non posso uniformarmi al lamento di quanti vedono tutto buio e non fanno nulla per andare verso la luce.
Ho avuto modo di incontrare la famiglia in tutte le sue forme comprese le più ”moderne” e le più “fragili”.
Ho seguito molti incontri con i genitori tentando di leggere la nostra e la loro vita alla luce del Vangelo.
Sono emerse chiaramente le paure e i timori che accompagnano da sempre la crescita dei figli; paure e timori legati soprattutto alle difficoltà di vivere appieno i valori cristiani e di trasmetterli ai figli.
L’amore, la famiglia, l’amicizia, l’onestà, la fedeltà, l’uguaglianza sono ancora più che mai attuali nel cuore delle famiglie incontrate, la conferma ne è la sofferenza che deriva dalla consapevolezza di essere fragili dinanzi ad essi.
Non abbiamo “svuotato” la nostra vita (giara) del vino buono, ma l’abbiamo reso più leggero, meno corposo, meno gustoso.
In questa nostra società in cui tutto si consuma in fretta, dove il successo personale è il principale obiettivo da raggiungere con qualsiasi mezzo, dove per non essere “tagliato fuori” devi scendere a compromessi, anche noi ci siamo un po’ adeguati, modificando a nostro piacere valori fondanti la nostra fede lasciandoci sedurre da tutto ciò che ci viene proposto con facilità e che ci da un appagamento immediato.
Ma la società siamo noi, ognuno di noi è una cellula di questa nostra società, e allora occorre ripartire da noi stessi per ritornare a dare gusto alla nostra esistenza e lo possiamo fare partendo da quelle semplici parole di Maria “fate quello che vi dice”…!!!
E allora le giare torneranno ad essere piene di vino di ottima qualità.
enrica

venerdì 23 luglio 2010

Un ladro in Paradiso.

Il Paradiso è solo questione di misericordia.
UN LADRO IN PARADISO
Un ladro arrivò alla porta del Cielo e cominciò a bussare: «Aprite!».
L’apostolo Pietro, che custodisce le chiavi del Paradiso, udì il fracasso e si affacciò alla porta.
«Chi è là?». «lo». «E chi sei tu?».
«Un ladro. Fammi entrare in Cielo».
«Neanche per sogno. Qui non c'è posto per un ladro».
«E chi sei tu per impedirmi di entrare?». «Sono l'apostolo Pietro!».
«Ti conosco! Tu sei quello che per paura ha rinnegato Gesù prima che il gallo cantasse tre volte. lo so tutto, amico!».
Rosso di vergogna, San Pietro si ritirò e corse a cercare San Paolo: «Paolo, va' tu a parlare con quel tale alla porta».
San Paolo mise la testa fuori della porta: «Chi è là?».
«Sono io, il ladro. Fammi entrare in Paradiso». «Qui non c'è posto per i ladri!».
«E chi sei tu che non vuoi farmi entrare?». «lo sono l'apostolo Paolo!».
«Ah, Paolo! Tu sei quello che andava da Gerusalemme a Damasco per ammazzare i cristiani. E adesso sei in Paradiso!».
San Paolo arrossì, si ritirò confuso e raccontò tutto a San Pietro.
«Dobbiamo mandare alla porta l'Evangelista Giovanni» disse Pietro. «Lui non ha mai rinnegato Gesù. Può parlare con il ladro». Giovanni si affacciò alla porta.
«Chi è là?».
«Sono io, il ladro. Lasciami entrare in Cielo».
«Puoi bussare fin che vuoi, ladro.
Per i peccatori come te qui non c'è posto!».
«E chi sei tu, che non mi lasci entrare?».
«lo sono l'Evangelista Giovanni».
«Ah, tu sei un Evangelista.
Perché mai ingannate gli uomini?
Voi avete scritto nel Vangelo:
"Bussate e vi sarà aperto. Chiedete ed otterrete".
Sono due ore che busso e chiedo, ma nessuno mi fa entrare.
Se tu non mi trovi subito un posto in Paradiso, torno immediatamente sulla Terra e racconto a tutti che hai scritto bugie nel Vangelo!».
Giovanni si spaventò e fece entrare il ladro in Paradiso.
B. Ferrero

giovedì 22 luglio 2010

La gioia è più grande del dolore?

Non possiamo tenere fuori dalla nostra vita la gioia e il dolore. La nostra vita può cambiare in un secondo e non sappiamo mai quando arriva quel secondo.
-

Allora una donna domandò:
Parlaci della Gioia e del Dolore.
Ed egli rispose:
La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera.
E quello stesso pozzo che fa scaturire il vostro riso
fu più volte colmato dalle lacrime vostre.
Come potrebbe essere altrimenti?
Più a fondo vi scava il dolore,
più gioia potete contenere.
La coppa in cui versate il vostro vino
non è la stessa coppa cotta nel forno del vasaio?
E il liuto che addolcisce il vostro spirito
non è lo stesso legno intagliato dal coltello?
Quando siete felici,
se scruterete il vostro cuore,
troverete che è ciò che vi ha fatto soffrire
a darvi ora la gioia,
E quando siete afflitti,
guardate ancora nel cuore,
e scoprirete che state piangendo
solo per ciò che vi ha reso felici.
Alcuni di voi dicono,
"La gioia è più grande del dolore"
e altri dicono, “No, il dolore è più grande".
Ma io dico a voi che sono inseparabili.
Essi giungono insieme,
e quando l'una siede a tavola con voi,
ricordate che l'altro dorme nel vostro letto.
In realtà, oscillate tra il dolore e la gioia
come i piatti d'una bilancia.
Solo se vuoti, state fermi e in equilibrio.
E quando il tesoriere
vi alzerà per pesare
il suo oro e il suo argento, allora
la gioia o il dolore
dovranno per forza sollevarsi o cadere.

Gibran Kahlil Gibran - Il Profeta (BIBLIOTECA DELLA FENICE-GUANDA)1986

martedì 20 luglio 2010

Perchè al nome Giuliana ho aggiunto "angelo misterioso"?


Carissimi Coniugi,
ho letto tutto con animo sospeso e commoventissimo l’opuscolo della piccola vostra figlia adottata.
Non ho mai letto un opuscolo divino ed umano come il vostro, più divino che umano.
Per me è veramente il V. Vangelo Vivente e vissuto.
La figlia è Gesù in persona, vittima innocente per i peccati del mondo.
In cielo sarete coronati luminosamente da questo angelo misterioso che è vostra figlia, anzi la mia figlia la nostra figlia, la figlia di tutti nata per opera dello S. Santo per manifestare le opere grandi di Dio - Ma più grandi della figlia siete voi, papà e mamma.
Che Dio vi sorrida sempre.
Padre Tito Bresciani

lunedì 19 luglio 2010

Non trattenerti mai!

Mi hanno chiesto questa riflessione di M.T. di Calcutta dal titolo "Donne". Eccola:
Tieni sempre presente
che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione
non hanno età.
Il tuo spirito è la colla
di qualsiasi tela di ragno.
 Dietro ogni linea di arrivo
c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo
c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva,
sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
Insisti anche se tutti
si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che arrugginisca
il ferro che c’è in te.
Fai in modo
che invece che compassione,
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre,
cammina veloce.
Quando non potrai
camminare veloce,
cammina.
Quando non potrai camminare,
usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta

giovedì 15 luglio 2010

A Giuliana: "angelo misterioso" 4

Al mattino seguente mi reco all’asilo per informarmi sul tuo ritmo di vita e sulle tue abitudini.
Come informazioni posso ritenermi soddisfatta! Mi dicono il minimo indispensabile: alle diciotto si va a letto fino alle sei, alle dieci pranzo, riposino, alle diciassette cena; il tuo cibo preferito prosciutto cotto e banana.
Devo portare l’occorrente per vestirti il giorno dopo, quando ti porterò a casa.


Perché non ci è stato detto che per i primi sette mesi della tua vita eri rimasta chiusa in una stanza d’osteria, con due anziani, e al tuo ricovero in istituto eri impregnata di odor di fumo da non riuscire a liberarti da quella puzza per diversi giorni?
(Forse ci saremmo spiegati prima la tua repulsione verso i vecchi e la tua frenetica ricerca dell’odore del fumo).


Perché non ci è stato detto che eri rimasta per due anni con i neonati, trascorrendo la giornata dondolandoti in un "infant-sit" appoggiato in terra fra i lettini?
(Forse ci saremmo spiegati prima l’angoscia che ti procurava e ti procura il solo vedere una fotografia di neonato).


Perché non dire che nelle lunghe ore della notte toglievi le lenzuola e stavi rannicchiata sul materasso di spugna?
(Quante volte ci eravamo chiesti il perché giravi continuamente col cuscino di spugna della Chicco e ricordo che te ne avevamo riempito la casa).
Certamente avevi identificato nella spugna un sostituto della persona che avrebbe dovuto donarti affetto.


È stato detto troppo poco sulla tua permanenza in istituto.
Quel poco che abbiamo saputo è stato carpito alle persone che non lavoravano più presso l’asilo.
Le risposte sempre evasive.
Persino una assistente sociale per ben tre volte non si presentò all’appuntamento fissatoci.
Non parliamo delle lunghe ore legata a un lettino e delle botte che ricevevi (questo l’hai detto tu qualche giorno fa); il fatto grave è che mi ritieni responsabile di tutto ciò che di brutto ti è successo in quel periodo di ricovero.


Il grande giorno è arrivato, ci troviamo con l’assistente sociale presso il Tribunale per ritirare il decreto di affidamento.
Ultimi e brevi colloqui con giudice, notaio e finalmente ci apprestiamo a recarci all’istituto.
Al nido, tutti sono in gran fermento; mentre entriamo ci sentiamo un po’ ridicoli con la piccola valigia contenente i tuoi vestiti.
Siamo attorniati da alcune puericultrici; sono certa che in tre anni è la prima volta che ti vengono dedicate tante attenzioni!
C’è chi è meravigliato per la tua partenza improvvisa; c’è chi ci guarda con tenerezza.
C’è anche il lato comico, ti ho comperato tutto molto grande: sei così minuscola!
Non dovevo acquistare abbigliamento per una bimba di tre anni, ma vestiti per un fagottino di nove chili e ottantatré cm. di altezza.
La tua partenza dall’istituto è apparentemente emozionante (per gli altri); io e papà siamo molto felici di portarti via di lì.

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mercoledì 14 luglio 2010

A Giuliana: "angelo misterioso" 3

Assicuriamo l’assistente sociale che al pomeriggio ci saremmo incontrati di nuovo.
Io e papà non ritorniamo a casa per il pranzo, ma ci sediamo sulla panchina di un giardino adiacente all’asilo dove tu sei ricoverata da tre anni.
La palazzina è di aspetto nuovo, circondata da alberi.
Al di là delle vetrate si intravedono dei pupazzi.
In queste ore di aspettativa non vedo alcun segno, a parte i pupazzi, per poter riconoscere un ambiente dove vivono dei bambini.
Regna un silenzio assoluto, più adeguato in un ospedale che in un nido d’infanzia.
Forse è una sensazione del momento.
La mia mano stringe quella di papà e in quella stressante attesa abbiamo un unico pensiero: Dio ti ha messo sulla nostra strada, sta a noi comprendere i Suoi disegni e accettarli con fiducia.
L’assistente sociale arriva puntuale, il cancello si apre, saliamo al piano superiore e ci accomodiamo per l’ennesima volta in uno studio.
Dopo circa un quarto d’ora veniamo accompagnati in una stanza, all’interno della quale molti bimbi di diversa età stanno giocando.
Ad una mamma non c’è bisogno di indicare la propria bimba: sei lì in braccio a una puericultrice, un viso privo d’espressione, uno strabismo convergente molto evidente, la testa reclinata sulla spalla sinistra.
Allungo le braccia: "è la mia Giuliana".
Per te deve essere un rituale comune il passare in braccia diverse, perciò niente ribellione da parte tua: hai tutta l’aria di un pacco spostato da un posto all’altro.
Sento che fai parte del mio essere.
Esco da quella stanza: siamo sole, ti chiamo dolcemente per nome molte e molte volte; il tuo sguardo è sempre assente; il tuo visino non è privo di espressione come prima ho scritto, è un viso triste segnato dalla sofferenza.
Non so perché alzo una mano per toccare un pupazzo di plastica appeso alla parete; appena la riabbasso la tua minuta mano ripete lo stesso movimento della mia.
Il rifare il mio gesto è molto importante, tu mi imiti e questo è l’inizio del nostro cammino insieme.
 In questi attimi siamo rimaste sole; papà è stato fermato da un gruppo di bimbi aggrappati ai suoi pantaloni, egli si abbassa e una bimba con le lacrime agli occhi lo supplica dicendo "papà, portami a casa!" e altri "papà, la caramella! "papà, portami via!"...
Come si è impotenti in certe circostanze, soprattutto di fronte a queste situazioni senza via d’uscita!

Circa un’ora è trascorsa da quando sei con noi; sembra che tra le grandi braccia di papà tu stia meglio.
Sorrido guardando tuo padre e penso che i nostri amici ci chiamavano "il gigante e la bambina" (una nota canzone).
Il mio ruolo di bambina è finito: il gigante questa volta tiene stretto veramente una bambina!


Una puericultrice viene a riprenderti e noi ci accomodiamo nello studio della Madre Superiora per consultare la tua cartella clinica:
“…sei ricoveri ospedalieri, diciotto visite specialistiche, broncopolmonite, bronchiti, faringotonsillite, acetonemia, sospetto di lieve cerebropatia, ipoacusia, deficit psicomotorio, antibiotici e punture in quantità, antiepilettici (negli ultimi quattro mesi). Non parla, non segue, irascibile, comportamento anomalo, distrofica, anoressica, ecc...”
Risultato a circa tre anni: pesi nove kg. e misuri ottantatrè cm.!
Te la sei cavata ancora bene Giuliana! Devi avere una grande voglia di vivere!
Questa cartella clinica dovrebbe, secondo me, essere intestata così: "Troppo zelo" o ("servita come cavia"?).
Questo dubbio sarà sempre nel nostro cuore.
Credo che tu non abbia fiducia nella società! Cosa sono l’amore e l’affetto per te?
Non ne hai mai ricevuto e logicamente non puoi nemmeno darne.
Finalmente hai un papà e una mamma: sta’ a noi ridarti fiducia nella vita che per te è stata così crudele, privandoti dagli affetti più cari.


Tornare a casa questa sera è molto triste perché tu sei rimasta lì, in asilo.
È la tua penultima notte di permanenza in istituto.
Ci consoliamo pensando che tra trentasei ore sarai con noi per sempre: il Tribunale permette questa adozione con “decreto immediatamente esecutivo”.

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A Giuliana: "angelo misterioso" 2

Questa notte io e papà parliamo più del solito: tu hai circa tre anni e certamente dovremo (secondo la prassi) frequentarti per un determinato periodo, in modo che tu riesca ad accettarci come genitori.
Siamo informati sui problemi che l’adozione comporta e ben sappiamo che tre anni trascorsi in istituto sicuramente hanno segnato la tua personalità.
Quante domande superflue ci rivolgiamo: dove sei in questo momento? Come ti chiamavi? Ti saremmo piaciuti come genitori? Perché l’assistente sociale ci ha fissato l’appuntamento in una nota clinica? Sei forse ammalata?
Queste ed altre domande ci poniamo, per il momento, senza risposta.
 Al mattino seguente ci presentiamo con un’ora di anticipo dall'orario fissato dall’assistente sociale.
Seduti, in aspettativa di farci ricevere, sembriamo due studenti in attesa dell’esito degli esami.
Da questo colloquio dipende il nostro e il tuo avvenire.
Trascorsa l’ora veniamo introdotti in un ampio ufficio; seduta alla scrivania una giovane assistente sociale ci accoglie gentilmente; alle nostre spalle altre due assistenti sociali svolgono il loro lavoro.
All’inizio si parla di adozione in generale, poi quando la tensione nervosa si allenta, le domande che ci eravamo poste durante la notte hanno, in parte, una risposta:
“La bambina si chiama Giuliana. Da un anno è in stato di adottabilità. Per vari motivi la coppia disposta ad accettare una bimba come Giuliana non si è ancora trovata.
La coppia deve essere giovane, non deve avere figli, la madre deve essere casalinga, il padre possibilmente deve rientrare per il pranzo. La bambina presenta un E.E.G. nei limiti della norma ma lo stato psicologico è grave.
Non reagisce all’ambiente nel quale vive.
Da quattro mesi le vengono somministrati neurolettici.
Tra pochi mesi, all'età di tre anni, la piccola verrà internata in un istituto psichiatrico. Cerchiamo urgentemente una famiglia disposta a tentare un inserimento di Giuliana, che sappia donare molto affetto senza chiedere nulla in cambio.
I pareri degli specialisti non sono concordi: chi parla di recupero e chi no.
Bisogna dare una possibilità a Giuliana di vivere, togliendola dall'istituto il più presto possibile, cambiando totalmente la cura, se così possiamo chiamarla.
Se voi lo volete, oggi pomeriggio, vi attendo presso il nido dove la bimba è ricoverata.
Non aspettatevi da lei nessuna affettuosità.”
 Poi, rivolta verso me, disse: “è felice di essere mamma”?
Ho ritenuto e ritengo la domanda banale, data la situazione del momento.
Come posso essere felice sapendo che mia figlia, per tre anni, ha sofferto così tanto?
E questa sofferenza, quale peso avrà nella sua vita futura ai fini di un inserimento nella società?

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A Giuliana: "angelo misterioso" 1

Agosto 1977
Cammino lentamente, cantando, al margine di un prato.
Giuliana, con la mano stretta nella mia, segue con il passo il ritmo della canzone.
"MAMMA", mi giro con amore al suono dolce di questa parola.
Mia figlia di sette anni, per la prima volta, mi offre un fiore (gesto naturale in un bimbo di due anni). Sono emozionata?
Troppo difficile spiegare: due lacrime scendono sulle mie guance e, mentre guardo quel piccolo viso così raramente dolce e sereno e quella mano tesa col fiore verso me, non posso far altro che inginocchiarmi e stringerla forte a me, ringraziando Dio che mi dona un altro segno d’amore nel quotidiano cammino di una maternità difficile.

Ritorno col pensiero a quattro anni fa, quando, all’età di tre anni, tu Giuliana ci vieni affidata dal tribunale: sei una bimba di nove kg., gravemente angosciata, inibita e regredita sul piano delle tue funzioni con comportamento autistico e dissintono.
Non è stato facile ottenere di averti fra noi, perchè la burocrazia ha le sue leggi.
Colloqui con psichiatra, psicologo, innumerevoli appuntamenti con segretari, notai, giudici, presidente, assistente sociale, documenti a non finire, lunghe ore trascorse in tribunale.
Quante volte fummo sul punto di desistere dalla nostra intenzione!
Poi, dopo attimi di scoraggiamento, riprendevamo la lotta con più insistenza e coraggio.

Non so spiegarti quale differenza ci sia tra una gravidanza e una attesa pre-adottiva; sì, forse una c’è ed evidente, non si ingrassa ma si diventa sempre più magri.
Quante paure! Quanti sogni! Quanti dubbi! Quante speranze!
Prima ci parlano di un bimbo piccolo e noi prepariamo la culla; poi si parla di due sorelline grandi: eliminiamo la culla e prepariamo due letti; poi ancora si torna a una bimba piccola: questa volta ci sarebbe solo l’eliminazione di un letto.
Poi silenzio, silenzio e silenzio; le speranze sembrano sfumare, forse per noi la bimba o il bimbo non ci sono.
I giorni, per noi, diventano lunghi come mesi.
Papà si prepara a partire per l’Olanda in gita con i suoi colleghi di lavoro e pensa di portare anche me: forse il cambiamento d'ambiente gioverà a tutte e due.
In Olanda non andiamo perché un pomeriggio precedente la partenza, il Sacerdote che ci aveva seguito durante il periodo della pre-adozione mi manda a chiamare e mi comunica che il tribunale ci affidava una bimba di circa tre anni (sottinteso previo colloquio con assistente sociale, fissato per il giorno seguente).
Come posso scrivere quali sentimenti si agitano in me in questo momento?
Tremo dall’emozione, in piedi, vicino alla porta.

Ascolta, Giuliana, dicono che è una gioia intensa stringere il figlio che per nove mesi si tiene in grembo: io e tuo padre erano dieci anni che ti tenevamo nel cuore: come credi sia stata la nostra gioia?

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A Giuliana: "angelo misterioso" Prefazione

Amico, siediti, ti racconterò...Ascolta con il cuore... (Quoist)
Carissimi, accogliete, nel vostro cuore, questa mia raccolta di appunti sull’amore. La mia scusa è di essere stata invitata a scrivere la mia esperienza con Giuliana dai vari Specialisti che in questi anni l’hanno avuta in cura.
Non ho potuto dire tutto, ho dovuto scegliere : forse ho insistito sulle difficoltà dell’amore.
Avrei voluto essere una scrittrice per meglio elaborare questo scritto e commettere meno imperfezioni.
Nei miei limiti rischio di non riuscire a far trasparire quanto questa esperienza ha reso e rende la mia vita una avventura bellissima e stimolante, seppùr difficile. Una avventura d’amore con a fianco un marito meraviglioso e con tanti parenti e amici.
Con affetto e amore da enrica

L’adozione, come nella gravidanza,
voluta e desiderata,
non è scegliere il figlio,
è accettare il figlio con o senza problemi.
Nel vocabolario dell’amore
non esistono le parole "voglio" o "non voglio"
esiste solo la parola "AMO"




a Giuliana:
"angelo misterioso"


PREFAZIONE
Adozione più autismo: gigantesco rebus dalla difficile soluzione.
Ciò che risolve in parte il problema adozionale, non combacia a favore del problema autistico e viceversa.
Vent’anni fa, quando adottammo Giuliana, (una bambina di circa tre anni con una grave situazione psicologica e fisica a suo carico) non lo definivano "autismo infantile" ma "carenza affettiva" - "psicosi infantile".
In questo ultimo decennio si parla frequentemente del bambino affetto da autismo infantile: come vivere con lui, come educarlo, come socializzarlo, come infrangere il mondo silenzioso entro il quale si barrica.
Abbiamo cercato le risposte, a queste e altre domande, nei trattati di neurologia, psichiatria, psicologia, pedagogia, antropologia: Kanner, Bettelheim, Zappella, Brauner, Doman Delacato, Spock...
(molto si scrive: teorie contrastanti tra loro - aiuto concreto...poco!).
Partecipiamo a dibattiti, conferenze, ascoltiamo e leggiamo casi di esperienza vissuta.
Scegliamo lo specialista che (secondo il periodo e il problema che si presenta) pensiamo sia il meglio per il bambino: neurologo, psichiatra, psicologo, terapista, antropologo, ecc...
(Molte volte giudici dei genitori - Rare volte alleati - Quasi inesistenti sul “campo di battaglia” familiare).
Psicoterapia con uno, terapia sul reale con un’altro –
Medicinali con uno, niente con un’altro –
Linea dura con uno, linea dolce con un’altro –
Anni di caos - Cambiamenti non voluti.
L’unica costante che resta nel tempo è l’amore che a lui doniamo:
instancabile amore... pur sbagliando...è sempre costante amore.
Enrica
Gennaio 1994

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lunedì 5 luglio 2010

La perla magica

Glauco mi ha inviato questa meditazione per me e Giulio.
La condivido con voi. Grazie Glauco


                                                            LA PERLA MAGICA
L’imperatore giallo,scendeva lungo la costa dello yang tze quando si accorse di aver perso la sua perla magica.
Allora chiese alla vista di trovarla,ma la vista non la trovò, chiese all’intelligenza di trovarla ma nemmeno l’intelligenza la trovò.
Allora chiese al nulla e il nulla gliela portò. Che cosa straordinaria era successo. La mente non poteva arrivare e nemmeno lo sguardo esteriore ma chiedendo internamente al Divino che c'è in tutti noi l'imperatore ritrovò la sua perla magica, la luce che si era spenta.
Lascia fare a Dio abbandonati ad esso, lui conosce la tua situazione e se si chiude una porta, abbi fede, Dio ti aprirà una finestra.