"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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sabato 26 febbraio 2011

Pace nel mondo

« Fa' di me, o Dio, un arcobaleno di bene, di speranza e di pace. Arcobaleno che per nessuna ragione annunci le ingannevoli bontà, le vane speranze, le false paci. Arcobaleno, incaricato da te ad annunziare che mai fallirà il tuo amore di Padre, la morte del tuo Figlio e la meravigliosa azione del tuo Spirito, o Signore». Helder Cámara



PACE
Noi siamo tutti chiamati
a seguire Il cammino
della libertà interiore
Se vogliamo divenire
pienamente umani,
vincere le divisioni
e l’oppressione
che regnano nel mondo
e operare per la PACE.
Se ciascuno di noi,
oggi, si impegna
su questo cammino
e trova il coraggio
di perdonare
e di chiedere perdono,
noi non saremo
più dominati
dalle nostre ferite passate.
Dovunque noi siamo
possiamo costruire
un mondo nuovo
Se, giorno dopo giorno,
trasformeremo i nostri cuori
e accetteremo la nostra umanità.
Jean Vanier

giovedì 24 febbraio 2011

Quando i marocchini eravamo noi

Una grave forma di amnesia colpisce gli Italiani:
dal 1860 al 1970 più di 26 milioni di nostri connazionali sono emigrati in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Australia, in Svizzera, Francia, Belgio, Germania, ecc.
Erano piemontesi, lombardi, campani, veneti, liguri, siciliani, poveri, con una bassa scolarità se non analfabeti, cercavano fortuna.
Li chiamavano “gringos de mierda” e “macaroni”, li trattavano con disprezzo e arroganza; erano considerati pigri, infidi e sporchi: “vietato ai cani e agli italiani” era scritto sulle vetrine di qualche bar di Francoforte nella Germania del 1960.
Eppure gli italiani rivolgono lo stesso trattamento agli immigrati: hanno dimenticato o vogliono rifarsi?
Tappetini stesi sui marciapiedi. In vendita cinte, borse, maschere di legno, statue forse realmente africane. Vuol comprare ?
Parigi. Fine del secolo scorso. Un ragazzo italiano vende statuine di gesso.
Dice la cartolina dell’epoca “Voulez-vous, messieurs ?”
Forse, alle orecchie francesi, la pronuncia sarà apparsa pressappoco così :”Vu’ cumpra’ ?”
Germania, un treno dall’Italia negli anni Sessanta. Sfiancata dal viaggio, una donna che va dal marito cerca di dormire : un ricongiungimento familiare, dicono i burocrati dell’emigrazione.
Ma che cosa è quel fazzoletto nero attorno al volto, un chador?
da “Le voci dell’altro”



EMIGRANTE
Quando, nei profondi
tristi occhi
guardi l'emigrante
che timido ti tende la mano,
vedi i buchi
nelle valigie di cartone,
portate a spalla
da chi
ha vagato sulle strade del mondo
con la remota speranza;
poche volte appagata,
di piegare un destino
che il luogo natio
gli ha strappato di mano.
Vedi quanto han pagato
i nostri padri,
schiavi nelle miniere,
che per due lire
ed un tozzo di pane,
hanno fatto la fortuna
di molti paesi civili.
Vedi i sogni,
passati dal buchi
di vite sgualcite,
svaniti,
lungo le vie del non ritorno.
Quando nel profondi
tristi occhi
guardi l'emigrante
che timido ti tende la mano.
Pensa a tutto questo
e in lui
vedrai un fratello
che la vita ha sradicato
e piegato come un fuscello
in inverno inoltrato.


Questa poesia ha ricevuto il 2 premio al premio internazionale europclub in Sicilia premio collegato con le manifestazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia.

(Fabio Amato)

martedì 22 febbraio 2011

Imbianchini napoletani…(sorridiamo)


Un sindaco chiede un preventivo per pitturare la facciata del municipio e gli arrivano tre offerte:
quella di un tedesco di 3.000 euro,
quella di un francese di 6.000
e quella di un napoletano di 9.000 euro.
Davanti a tali differenze convoca una riunione con i tre concorrenti affinché giustifichino i loro preventivi.
Il tedesco gli dice che vuole usare una vernice acrilica per esterni che costa 1.000 euro e che vuole dare due mani, poi tra impalcature e pennelli si spendono altri 1.000 euro ed il resto è il suo guadagno.
Il francese giustifica il suo preventivo dicendo che lui è il miglior imbianchino in circolazione, che usa una vernice poliuretanica e che vuole dare tre mani. La pittura viene quindi 3.000 euro, tra impalcature e pennelli si spendono altri 2.000 euro e gli altri 1.000 sono il suo guadagno.
Il napoletano, che viene ascoltato solo per curiosità poiché il suo preventivo non è paragonabile agli altri, dice:
"Sindaco, il mio è sicuramente il preventivo migliore: 3.000 euro sono per te, 3.000 sono per me e 3.000 sono per il tedesco che pittura la facciata..."

giovedì 17 febbraio 2011

Un angelo Giuliana (preparato da Giuly)



Non abbiamo parole Giuly, ci hai emozionato con questo video composto da te per Giuliana.   Mai una delicatezza di questo genere è stata offerta con tanto "Amore" al nostro "angelo misterioso".
Ascolta il nostro cuore che pulsa di tenerezza per te che hai compreso ciò che avremmo desiderato avere ma che non avremmo mai osato chiedere a nessuno.
Alcune cose arrivano inaspettatamente e donano un raggio di sole che normalmente è nascosto dietro le nuvole.
Permettici di scriverti che hai composto un video con immagini e musica coinvolgenti e hai interpretato i nostri sentimenti più profondi.
Sei entrata nella nostra "storia" come una carezza di Dio.
Gratitudine a Lui che ti ha elargito "talenti" che sai far fruttare oltre che per tutti noi anche per chi non saprà mai ringraziarti...(i fragili fiori")... questo è "Amore puro" gratuitamente donato. Forte testimonianza la tua ed esempio che anche tra i molti impegni che hai, hai offerto il tuo tempo prezioso per dedicare un dono molto particolare per Giuliana.
Attraverso noi e Giuliana Dio sorride per tanta tenerezza cara Giuly.

Enrica con Giulio

mercoledì 16 febbraio 2011

Siracide (la sapienza dal cielo)

Questa mattina ho proclamato dall'ambone questo brano del Siracide.
Ve lo propongo come riflessione.




Di tre cose si compiace l’anima mia,
ed esse sono gradite al Signore e agli uomini:
concordia di fratelli,
amicizia tra vicini,
moglie e marito che vivono in piena armonia.
Tre tipi di persone detesta l’anima mia,
la loro vita è per me un grande orrore:
il povero superbo,
il ricco bugiardo,
il vecchio adultero privo di senno.
Se non hai raccolto in gioventù,
che cosa vuoi trovare nella vecchiaia?
Quanto s’addice il giudicare ai capelli bianchi
e agli anziani il saper dare consigli!
Quanto s’addice la sapienza agli anziani,
il discernimento e il consiglio alle persone onorate!
Corona dei vecchi è un’esperienza molteplice,
loro vanto è temere il Signore.
 Siracide 25,1-6

lunedì 14 febbraio 2011

Festa di S. Valentino 14 febbraio (significato)

 LEGGENDA O VERITÀ?
La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. San Valentino vescovo, venne martirizzato dall'imperatore Claudio II in quanto univa in matrimonio giovani coppie alle quali l'imperatore aveva negato il consenso.
Famosa è la leggenda dell' Amore sublime che narra l’amore contrastato tra un centurione pagano e una giovane cristiana o anche quella della Riconciliazione dove il Santo riunisce due innamorati che stavano litigando, regalando loro una splendida rosa rossa.
Oggi la festa di S.Valentino è celebrata ovunque come Santo
dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità
Nonostante siano passati tanti secoli, questa festa ha sempre mantenuto il significato di celebrare il vero amore.

Patronato: Innamorati, Amanti

Etimologia: Valentino = che sta bene, sano, forte, robusto, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma
 (appunti presi da diverse fonti)

Auguri di San Valentino per una figlia "speciale"



Non c'è amore e bene più grande e più puro
che unisca genitori e figli"speciali"
PER TE GIULIANA
da mamma e papà



Auguri di un sereno S. Valentino






Auguri a chi mi vuole bene,
ed a chi pensa
che non gli voglio bene.

sabato 12 febbraio 2011

12 Febbraio 2010 è nato il blog di Enrica: signora “G”



"IO SONO QUI PER CONTINUARE AD IMPARARE"

Al termine del primo anno di nascita di questo mio blog
constato con meraviglia ed emozione
un accesso di undicimila persone
e circa cinquantamila pagine visionate!!!

A te amico/a, fratello, sorella,
conoscente o anonimo…
gratitudine per avermi donato la tua “visita”
e il tuo contributo in condivisione

Alle mie "riflessioni" avete aggiunto le vostre,
condividendo con altri preziosi suggerimenti,
 meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.

Mi permetto di dire a tutti voi
in semplicità e con bene:
GRAZIE!

Enrica signora “G”


Un particolare "GRAZIE" a Maria Grazia (pheqof)
che mi ha stimolato ad aprire il blog

giovedì 10 febbraio 2011

Beata Vergine Maria di Lourdes 11 febbraio - apparizioni 1858

Questa memoria si collega alla vita e all’esperienza mistica di Maria Bernarda Soubirous (santa Bernadetta), conversa delle suore di Nevers, favorita dalle apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio – 16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle. Da allora Lourdes è diventata mèta di intenso pellegrinaggio. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità. (Mess. Rom.)

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico


Martirologio Romano: Beata Maria Vergine di Lourdes, che, a quattro anni dalla proclamazione dell’Immacolata Concezione della beata Vergine, l’umile fanciulla santa Maria Bernardetta Soubirous più volte aveva visto nella grotta di Massabielle tra i monti Pirenei sulla riva del Gave presso la cittadina di Lourdes, dove innumerevoli folle di fedeli accorrono con devozione.




Ai piedi dei Pirenei, Lourdes accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori proveni...enti da ogni parte del mondo. Qui un giorno Maria è apparsa all’umile veggente Bernadette Soubirous, incaricandola di un grande messaggio di speranza per l’umanità, sofferente nel corpo e nello spirito, che è l’eco della parola di Dio affidata alla Chiesa.
ella mattina era un giovedì grasso e a Lourdes faceva tanto freddo. In casa Soubirous non c’era più legna da ardere. Bernadette, che allora aveva 14 anni, era andata con la sorella Toinette e una compagna a cercar dei rami secchi nei dintorni del paese.
Verso mezzogiorno le tre bambine giunsero vicino alla rupe di Massabielle, che formava, lungo il fiume Gave, una piccola grotta. Qui c’era “la tute aux cochons”, il riparo per i maiali, un angolo sotto la roccia dove l’acqua depositava sempre legna e detriti. Per poterli andare a raccogliere, bisognava però attraversare un canale d’acqua, che veniva da un mulino e si gettava nel fiume.
Toinette e l’amica calzavano gli zoccoli, senza calze. Se li tolsero, per entrare nell'acqua fredda. Bernadette invece, essendo molto delicata e soffrendo d'asma, portava le calze. Pregò l’amica di prenderla sulle spalle, ma quella si rifiutò, scendendo con Toinette verso il fiume.
Rimasta sola, Bernadette pensò di togliersi anche lei gli zoccoli e le calze, ma mentre si accingeva a far questo udì un gran rumore: alzò gli occhi e vide che la quercia abbarbicata al masso di pietra si agitava violentemente, per quanto non ci fosse nell’aria neanche un alito di vento. Poi la grotta fu piena di una nube d’oro, e una splendida Signora apparve sulla roccia.
La Signora aveva l’aspetto di una giovane di sedici o diciassette anni. Vestita di bianco, con una fascia azzurra che scendeva lungo l’abito, portava sulla testa un velo bianco che lasciava intravedere appena i capelli ricadendo all’indietro fino all’altezza della fascia. Dal braccio le pendeva un grande rosario dai grani bianchi, legati da una catenella d’oro, mentre sui piedi nudi brillavano due rose, anch’esse di un oro lucente.
Istintivamente, Bernadette s'inginocchiò, tirando fuori la coroncina del Rosario. La Signora la lasciò fare, unendosi alla sua preghiera con lo scorrere silenzioso fra le sue dita dei grani del Rosario. Alla fine di ogni posta, recitava ad alta voce insieme a Bernadette il Gloria Patri. Quando la piccola veggente ebbe terminato il Rosario, la bella Signora scomparve all’improvviso, ritirandosi nella nicchia, così come era venuta.
Tre giorni dopo, il 14 Febbraio, Bernadette - che ha subito raccontato alla sorella e all’amica quanto le è accaduto, riferendo della cosa anche in casa – si sente chiamata interiormente verso la grotta di Massabielle, munita questa volta di una bottiglietta di acqua benedetta che getta prontamente sulla S. Vergine durante la nuova apparizione, perché, così le è stato detto, su queste cose non si sa mai e potrebbe anche essere il diavolo a farle un tiro mancino…
La Vergine sorride al gesto di Bernadette e non dice nulla. Il 18 febbraio, finalmente, la Signora parla. “Non vi prometto di farvi felice in questo mondo – le dice - , ma nell’altro. Volete farmi la cortesia di venire qui per quindici giorni?”. La Signora, quindi, confida a Bernadette tre segreti che la giovane deve tenere per sé e non rivelare mai a nessuno.
Intanto la notizia delle apparizioni si diffonde in un baleno in tutta Lourdes e molti curiosi si recano con Bernadette in quella grotta dove lei dice di vedere “Aquéro” (quella là, nel dialetto di Lourdes). Bernadette, infatti, non conosce il francese, ma sa parlare solo il patois, il dialetto locale. E nel patois la bella Signora che le appare a Massabielle è “Aquéro”.
E intanto l’afflusso della gente alla grotta aumenta. Nell’apparizione del 24 febbraio la Madonna ripete per tre volte la parola “Penitenza”. Ed esorta: “Pregate per i peccatori”.
Il giorno seguente, la Signora dice a Bernadette di andare alla fonte a lavarsi e a bere. Ma non c’erano fonti in quel luogo, né sorgenti. La Signora allora indica un punto esatto. Bernadette vi si reca e poiché non vede l’acqua comincia a scavare con le sue mani, impiastricciandosi la faccia e mangiando fili d’erba... Tutti i presenti si burlano di lei. Ma, poco dopo, da quella piccola buca scavata nella terra dalle mani di Bernadette, cominciava a scorrere acqua in abbondanza. Un cieco si bagnò gli occhi con quell’acqua e riacquistò la vista all’istante.
Da allora la sorgente non ha mai cessato di sgorgare. E’ l’acqua di Lourdes, che prodigiosamente guarisce ancora oggi ogni sorta di mali, spirituali e fisici, e senza minimamente diffondere il contagio delle migliaia di malati immersi nelle piscine. È anche il ricordo più caro che ogni pellegrino ama portare con sé, facendo ritorno a casa dalla cittadella di Maria.
Ma un fatto ancora più eclatante doveva verificarsi, dopo il miracolo della sorgente, per avvalorare come soprannaturali le apparizioni di Massabielle. La Signora aveva chiesto a Bernadette che i sacerdoti si portassero lì in processione e che si costruisse una cappella. L’abate Peyramale, però, parroco di Lourdes, non ne voleva sapere e chiese perciò a Bernadette un segno irrefutabile: qual era il nome della bella Signora che le appariva alla grotta?
Nell’apparizione del 25 marzo 1858, “Aquéro” rivelò finalmente il suo nome. Alla domanda di Bernadette, nel dialetto locale rispose: “Que soy era Immaculada Councepciou…” (Io sono l’Immacolata Concezione). Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l'Immacolata Concezione di Maria un dogma, cioè una verità della fede cattolica, ma questo Bernadette non poteva saperlo. Così, nel timore di dimenticare tale espressione per lei incomprensibile, la ragazza partì velocemente verso la casa dell’abate Peyramale, ripetendogli tutto d’un fiato la frase appena ascoltata.
L’abate, sconvolto, non ha più dubbi. Da questo momento il cammino verso il riconoscimento ufficiale delle apparizioni può procedere speditamente, fino alla lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, che, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale.
Autore: Maria Di Lorenzo

martedì 8 febbraio 2011

Il mio "Credo" nella preghiera


Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera,
perché l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perché l'uomo che agisce senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso.
Credo che Cristo,
donandoci il "Padre nostro",
ci ha voluto insegnare che la preghiera è amore.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perché l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando:
ma il silenzio è preghiera
solo se si ama,
la sofferenza è preghiera
solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai con esattezza
se la nostra "è" preghiera o "non lo è".
Ma esiste un test infallibile della preghiera:
- se cresciamo nell’Amore,
- se cresciamo nel distacco dal male,
- se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare,
solo chi impara
a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare,
solo chi impara a resistere
al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni
dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera,
perché chi impara a pregare
impara a vivere.
un monaco nel mondo



sabato 5 febbraio 2011

Una e-mail...dal cielo!!!...sorridiamo!


Una coppia decide di passare le ferie in una spiaggia dei caraibi, nelle stesso hotel dove passarono la luna di miele, venti anni prima.
Però per problemi di lavoro la moglie non può accompagnare subito il marito: lo avrebbe raggiunto alcuni giorni dopo.
Quando l'uomo arriva, entra nella camera dell'hotel e vede che c'è un computer con l'accesso a internet.
Decide allora di inviare una e-mail a sua moglie, ma sbaglia una lettera dell'indirizzo e, senza accorgersene, la manda a un altro indirizzo.
La e-mail viene ricevuta da una vedova che stava rientrando dal funerale di suo marito e che decide di vedere i messaggi ricevuti.
Suo figlio entrando in casa poco dopo, vede sua madre svenuta davanti al computer e sul video vede la e-mail che lei stava leggendo:
“Cara sposa, sono arrivato. Tutto bene.
Probabilmente ti sorprenderai di ricevere mie notizie per e-mail, ma adesso anche qui hanno il computer ed è possibile inviare messaggi alle persone care.
Appena arrivato mi sono assicurato che fosse tutto a posto anche per te quando arriverai lunedì prossimo....
Ho molto desiderato di rivederti e spero che il tuo viaggio sia tranquillo come lo è stato il mio.
N.B. non portare molti vestiti, perché qui fa un caldo infernale!!!
Saluti

venerdì 4 febbraio 2011

Come il pellicano...

LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA
E' l'antica chiesa parrocchiale di Sesto S. Giovanni, funzionante prima della costruzione della attuale basilica, dedicata , prima della denominazione attuale, a S. Stefano. Risale al 21 aprile 1613, giorno della prima pietra, quando venne totalmente rifatta una costruzione del 1400, della quale parlano anche gli atti della visita pastorale di S. Carlo Borromeo, nel 1582. Anche la denominazione viene cambiata: da S. Stefano a Maria Assunta. La Assunta, dopo un radicale restauro concluso nel 2007, funge da chiesa sussidiaria ed è molto cara ai Sestesi.
L’antependium o "paliotto" (pannello frontale) che serve a coprire gli stipiti dell’altare é in ceramica e raffigura il simbolo del “pellicano”.

Molte persone mi chiedono il significato di questo “simbolo”.
Potrei scrivere solo il significato religioso ma trovo curioso postare questa ampia spiegazione tratta da internet:





IL PELLICANO
Al bianco uccello che vive in Europa orientale, in Asia sud-occidentale e in Africa, si attribuisce un importante significato allegorico.
Dagli antichi greci il pellicano veniva chiamato Onocrotalo, perché il suo strano grido, krotos, era simile a quello di un asino.
Si deve invece, per l’analogia di forme, l’assonanza al nome con cui gli stessi greci principalmente lo chiamavano: pelekos, da pelekus, l’ascia. A causa dell’apertura del suo becco smisurato, uncinato alla punta che, slargandosi a ventaglio, risulta essere simile ad una antica scure; questa, un segno simbolico del sacrificio di sangue, potrebbe far risalire l’origine delle leggende sul pellicano a tempi antichissimi.
Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto all’errata credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a divenire “emblema di carità” (O. Wirth).
Il pellicano è divenuto pertanto il simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli.
Per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini.
Antiche leggende raccontano che i suoi piccoli vengono al mondo talmente deboli da sembrare morti, o che la madre, tornando al nido, li trovi uccisi dal serpente. Il Fisiologo nel suo inventario (Physiologus, II-IV sec.?) dice che il pellicano ama moltissimo i suoi figli: «quando ha generato i piccoli, questi, non appena sono un po' cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue, effondendosi sui corpi morti dei piccoli, li risuscita».
Anche in questo caso, i teologi medioevali, lo identificano con il Cristo in croce, e con il Padre che ama al tal punto l'umanità da inviare i1 Suo unico Figlio, che resuscita dalla morte il terzo giorno.
Il pellicano si presta così ad una duplice simbologia: è inteso sia come immagine di Cristo che si lascia crocifiggere e dona il suo sangue per redimere l'umanità, sia come immagine di Dio Padre che sacrifica suo Figlio facendolo risorgere dalla morte dopo tre giorni.
Negli ultimi tre secoli del medioevo, sovente lo spirituale uccello è stato al centro dell'attenzione artistica. Rappresentato in scultura o in pittura col nido dei suoi piccoli sulla sommità della croce e nell'atto di straziarsi il petto con i colpi del suo becco.
Il sangue scaturente dal petto del Pellicano è, per l’Ars Symbolica, la forza spirituale che alimenta il lavoro dell’alchimista che, con grande amore e sacrificio, conduce la ricerca della perfezione.
Questo emblema è presente nell’iconografia alchemica: da un lato raffigura un genere di storta, ossia un recipiente nel quale veniva riposta la materia liquida per la distillazione, il cui “beccuccio” è piegato in direzione della cupola convessa; dall’altro costituisce un’immagine della “pietra filosofale” dispersa nel piombo allo stato fluido, nel quale si fonde al fine di determinare la trasmutazione del “vile metallo in oro”.
Questo volatile è quindi la metàfora dell’aspirazione non egoistica all’ascesa verso la purificazione, della generosità assoluta, "in mancanza della quale, nell'iniziazione, tutto resterebbe irrimediabilmente vano" (O. Wirth),
Alla luce di questo significato, il pellicano indica anche il grado di “Rosacroce” nella Massoneria di rito scozzese. I suoi membri definiti “Cavalieri di Rosacroce” nei sistemi più antichi erano chiamati anche “Cavalieri del Pellicano”
Il pellicano è una figura rappresentativa anche in altre culture, infatti i musulmani considerano lo stesso un uccello sacro poiché, come narra una loro leggenda, allorché i costruttori della Ka’ba dovettero interrompere i lavori per mancanza d'acqua, stormi di pellicani avrebbero trasportato nelle loro borse naturali l'acqua occorrente a consentire il completamento dell'importante costruzione sacra.
Il Bestiario medievale cita un canto sacro oggi dimenticato il cui testo recita: “Pie pelicane, Jesus Domine” (o Pio pellicano, Nostro Signore). Vi si rammenta la caratteristica di questo pennuto acquatico, che è quella di mangiare solo il cibo che gli è realmente necessario per sopravvivere. “L’eremita vive in modo simile, perché si nutre di solo pane e non vive per mangiare, ma piuttosto mangia solamente per vivere” (F. Unterkircher 1986)
Il pellicano è un uccello difficile da vedere, ed è per questo che diventa pura immagine dello Spirito, che richiama al pensiero la Purezza, Cristo, il "nostro Pellicano" come lo chiama Dante quando si riferisce all'apostolo Giovanni: «Questi è colui che giacque sopra'l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto». (Divina Commedia, Paradiso canto XXV, 112-114).
La Purezza Celeste è quindi il carattere particolare di questo uccello che, simile ad un angelo dalle ali spiegate, simboleggia la Redenzione, la Resurrezione e l'Amore di Cristo per le anime.

http://www.ilsoffioultrafanico.net/pag12_pellicano.htm




giovedì 3 febbraio 2011

L'amore fa vedere le cose diversamente da come sono. (F. Nietzsche)

Nella nostra società ci sono quelli che servono e quelli che sono serviti, quelli che possono e quelli che non possono, quelli ricchi e quelli poveri, quelli in alto e quelli in basso.  
Ma siamo tutti sullo stesso piano.

I SOFFIONI
Un uomo che andava molto fiero del suo prato all'inglese si trovò ad avere una gran quantità di soffioni.
Provò ogni metodo a lui noto per sbarazzarsene, ma continuavano a tormentarlo.
Alla fine scrisse al ministero dell'agricoltura.
Enumerò tutti i tentativi fatti e concluse la sua lettera chiedendo: "Cosa faccio ora?". A tempo debito giunse la risposta: "Le consigliamo di imparare ad amarli".

Da "Il canto degli uccelli" di Anthony De Mello