"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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venerdì 29 ottobre 2010

Su Ali d'Aquila ti reggerò...

Divenuta celebre come preghiera serale per la liturgia giudaica e cristiana, amata dalla tradizione russa come talismano contro i pericoli (nel Dottor Zivago di Pasternak il salmo è scritto in un foglietto sul petto dei contadini soldati), questa composizione sembra essere di origine liturgica. Infatti essa raccoglie un'omelia indirizzata a colui che «pernotta negli atri dell'Altissimo», cioè al fedele che - secondo la prassi orientale dell'«incubazione sacra» - trascorreva la notte in preghiera nel Tempio in attesa che all'alba Dio gli rispondesse con un oracolo dì salvezza. Ed è proprio con un oracolo divino che il salmo si chiude: «Perché a me si è affidato, io lo scamperò...». L'omelia ha lo scopo di infondere fiducia per superare la notte della vita, i suoi incubi (terrori, frecce delle pestilenze, contagi, attentati, i mostri simbolici). 
Dio, infatti, con le sue ali materne, raffigurate nelle ali dei cherubini dell'Arca, col suo angelo-messaggero, seguirà sempre il suo fedele anche nei percorsi accidentati «perché il piede non urti su pietra». E’ noto che questo versetto è citato da Satana nel racconto della tentazione di Gesù per un messianismo spettacolare (Matteo 4,6).
Il salmo, in verità, non è la proposta di una scelta, magica ma di una fiducia generata dalla fede.
(Ravasi-Turoldo)
PERCHE' IL TUO PIEDE NON URTI SU PIETRA     

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.


Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.

Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,

la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra,
ma nulla ti potrà colpire.

Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai la ricompensa dei malvagi!

«Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».
Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora:

non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.

Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,

lo libererò e lo renderò glorioso.
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza».


Salmo 90 (91) Bibbia CEI 2008

3 commenti:

  1. http://annavercors.splinder.com/post/20284620

    In questo link la pagina bellissima del rapporto tra dolore e speranza. Raccontato da una persona molto vicina alla religione, e quindi lontana dal mio modo di vivere ateo. Ma è una persona con la quale mi è sempre piaciuto dialogare e confrontarmi.

    A te auguro un sereno week end, e con l'avvicinarsi della sacra ricorrenza ricordata da Totò ne "A livella", Spero che il ricordo del passato sia più lieve.

    Con simpatia, Corrado

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  2. Caro Corrado,
    mi permetto trascrivere, in parte ciò che è scritto sul post da te citato di Anna Vercors: “ la sfida del dolore e la speranza” (Terremoto dell’Abruzzo)
    …cos'è che spinge degli uomini a rischiare la vita per uno sconosciuto…Sembra che sia lo stesso dolore a sfidare. E riapre dimenticati pozzi interiori, e nello schiaffo provoca: c'è una sorgente li sotto che avevamo dimenticato di avere. Generosa, gratuita: come straniera, in un mondo che normalmente non dà niente per niente. Si chiama questa sorgente, parlando cristiano, speranza. Quella speranza che Charles Peguy definì una “irriducibile”.
    Quel non arrendersi,anche quando tutto sembra perduto.
    …come se davvero,alla radice, fossimo tutti fratelli;
    (tratto dall’'articolo di Marina Corradi per Avvenire dell'8 aprile)

    Grazie Corrado per avermi segnalato questo blog, a te un sereno week end con tutto il cuore e con la gioia nel cuore.
    ..panta rèi... (tutto scorre.)
    Un abbraccio affettuoso
    enrica

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  3. @Corrado
    http://www.antoniodecurtis.com/poesia8.htm
    una poesia che da morti ci rende tutti...uguali.
    La conoscevo ma mi ha fatto piacere rileggerla e apprezzare anche il video correlato.
    Tra i tanti difetti che ho non mi reco al cimitero... e pensare che tutti i miei cari sono la'...ma io li penso in "Alto".
    ciao Corrado da Enrica

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