"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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mercoledì 25 febbraio 2026

Luce intensa Annunciazione 2026

Durante l’incontro di formazione degli animatori, che si è concluso ieri ad Assisi, è stato presentato il nuovo Logo 2026. Eccolo.




Una LUCE INTENSA, un cerchio giallo che prende forma lentamente. È il simbolo della nostra vita: luminosa, preziosa, ma segnata anche da fragilità e imperfezioni. Le gocce che cadono al suolo raccontano proprio questo: le ferite, le fatiche, i limiti che ogni persona porta con sé.

In questa luce appare MARIA, seduta, leggermente prostrata in avanti, con le mani giunte. Il suo atteggiamento è quello dell’umiltà e dell’ascolto. È la creatura che accoglie, che si apre al Mistero, che si affida.

Subito dopo si manifesta L’ANGELO, in ginocchio, nel gesto solenne dell’annuncio. La sua mano indica il cielo: il messaggio viene dall’Alto, è dono, è grazia che irrompe nella storia.

Ed è proprio in quel momento che nella nostra vita appare una CROCE LUMINOSA. Non è segno di peso, ma di luce: illumina il cerchio della nostra esistenza, trasfigura le imperfezioni, dà senso al cammino.

Infine, ai piedi della croce e al centro del logo, sboccia IL GIGLIO, simbolo di purezza. È il segno della risposta fiduciosa, della vita che si rinnova nell’accoglienza.

Così il logo 2026 racconta l’Annunciazione come esperienza attuale: la luce di Dio entra nella nostra storia concreta e, attraverso l’umiltà e il servizio, la trasforma in carità viva. 
Unitalsi

lunedì 23 febbraio 2026

Ascoltare e digiunare Quaresima 2026

 

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
(papa Leone XIV, messaggio Quaresima 2026)

giovedì 12 febbraio 2026

Amare portando il dolore dell’altro

 

Papa Leone XIV ha scelto il tema per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, che si celebra l’11 febbraio 2026: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.

Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiuto per tutti coloro che soffrono, che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione con questa antica preghiera, che veniva recitata in famiglia per coloro che vivono nella malattia e nel dolore:
Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque
e non lasciarmi mai solo.
tu che sempre mi proteggi
come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo.
Imparto di cuore la mia benedizione apostolica a tutti i malati, ai loro familiari e a quanti li assistono, agli operatori sanitari, alle persone impegnate nella pastorale della salute e in modo speciale a coloro che partecipano a questa Giornata Mondiale del Malato.
Dal Vaticano, 13 gennaio 2026





LEONE PP. XIV

martedì 20 gennaio 2026

Giovanni Paolo II preghiera nascosta












Giovanni Paolo II non ha mai vissuto la preghiera come una parentesi, un rifugio per anime fragili o un angolo sicuro dove nascondersi dal mondo.

Per lui, pregare era entrare nella storia con Dio, portare il peso degli uomini davanti al Cielo e riportare il Cielo dentro le ferite della terra.
Chi lo ha visto pregare racconta un silenzio che parlava.
Ore davanti al tabernacolo, notti inginocchiato, il corpo stanco e il cuore vigile. Non per evasione, ma per responsabilità. Perché Giovanni Paolo II sapeva che le grandi svolte della storia non nascono solo nei palazzi del potere, ma nelle coscienze che si lasciano plasmare da Dio.
La sua vita lo dimostra.
Ha pregato mentre il suo popolo era schiacciato dall’oppressione.
Ha pregato mentre il mondo tremava sotto il peso delle ideologie.
Ha pregato dopo l’attentato che avrebbe potuto spezzarlo, scegliendo il perdono invece dell’odio.
E proprio da quella preghiera sono nati gesti che hanno cambiato il corso del tempo: parole che hanno abbattuto muri, mani tese che hanno riconciliato popoli, una voce che ha restituito dignità all’uomo quando tutto sembrava perduto.
Giovanni Paolo II ci ha insegnato che pregare non significa smettere di lottare, ma lottare nel modo più alto.
Che la preghiera autentica non ci allontana dalla realtà, ma ci rende capaci di attraversarla senza perdere l’anima.
Che chi prega davvero non si sottrae alla storia, ma la assume, la soffre, la redime.
Per questo il suo pontificato non è stato fatto solo di discorsi, viaggi e incontri, ma di ginocchia consumate sul pavimento e di lacrime offerte in silenzio.
Perché prima di parlare al mondo, Giovanni Paolo II parlava a Dio.
E da lì nasceva la forza di dire: “Non abbiate paura”.
🙏
Oggi, nel rumore che ci confonde e nella fretta che ci svuota, il suo insegnamento resta attuale come una profezia:
se vuoi cambiare la storia, inizia in ginocchio.
Non per fuggire.
Ma per tornare più umano.
Più vero.
Più capace di amare.

dal post La Luce che non vedi

sabato 3 gennaio 2026

Pace 2026 capodanno

 

“La pace sia con tutti voi” è il titolo del 1° Messaggio consegnato da Papa Leone XIV – presentato il 18 dicembre presso la Sala Stampa Vaticana – per la Giornata con cui si apre il nuovo anno 2026. Sono le stesse parole le quali si è presentato al mondo il giorno della sua elezione al Pontificato, l’8 maggio 2025: “Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.

È un messaggio di luce quello di Papa Leone, in cui più volte emerge il contrasto fra tenebre e luce, perché “vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio”. E proprio perché, constatando la situazione internazionale, rischia di prevalere un senso di sconforto e di scoraggiamento, il Santo Padre anima a riconoscere la luce:

La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’. (…) Il contrario, cioè dimenticare la luce, è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura”.

Con le parole di Sant’Agostino, incoraggia ad “irradiarne tutt’intorno il luminoso calore”“Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso. Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile”.

Una pace disarmata

Inevitabile è l’accenno alla corsa agli armamenti, verso la quale, come il suo predecessore, Papa Leone ha espresso più volte il fermo dissenso anche di recente, rispondendo ai giornalisti. L’esempio a cui fa riferimento è quello di Gesù stesso nel momento in cui, difeso da Pietro, gli ordina di rimettere la spada nel fodero: La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”.

Come già esprimeva San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terram “gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono”. A sostegno di questa affermazione, il Santo Padre riporta con precisione i dati delle spese militari a livello mondiale, che sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale”.

La sfida contro il riarmo è anche educativa, in quanto purtroppo le politiche, anziché promuovere una “cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime”, attraverso i media e i programmi educativi “diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”. E oltre a denuncia degli interessi economici e finanziari dei privati che spingono gli Stati verso politiche di morte, il Papa esorta anche a favorire “il risveglio delle coscienze e del pensiero critico” e ad “unire gli sforzi a per contribuire a vicenda a una pace disarmante, una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”.

Una pace disarmante

Ancora nell’Ottava di Natale, risuona particolarmente significativa l’apertura di questa sezione del Messaggio:

La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme”.

Non si tratta di un incipit poetico e disincantato, quanto di un appello a prendere contatto con la propria umanità più profonda perché “Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore” (cfr At 2,37). Non basta allora ridurre o addirittura gli armamenti, è invece necessario procedere a un disarmo integrale – concetto introdotto per primo da San Giovanni XXIII – attraverso “il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza” e soprattutto alimentare la fiducia nell’essere umano, in quanto “il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.

“Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito”, diceva Papa Giovanni, ma va anche desiderato, e “un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente”, è vigilare “sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”, oltre a “coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture” per essere come comunità “case di pace”: Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”.

Al termine dell’anno giubilare, in prossimità della chiusura dell’ultima Porta Santa il 6 gennaio, quella di San Pietro, aperta da Papa Francesco il 24 dicembre 2024, il Messaggio termina con l’appello a “motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici” insieme alla mancanza di speranza e la sfiducia costante disseminate nella società odierna:

“Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse”.

lunedì 10 novembre 2025

Cristo Re dell'Universo

Signore effondi la tua misericordia

su questo mondo malato.

Aiuta i più deboli e dona a tutti la forza.

Amen

venerdì 9 maggio 2025

Extra Omnes 2025

 


7 maggio 2025
Ore17:43 Extra Omnes.
Ora è il tempo dello Spirito

Preghiera per il Conclave

 

In vista del Conclave, i Cardinali giunti a Roma per le Congregazioni generali,
“coscienti della responsabilità a cui sono chiamati, percepiscono la necessità di essere sostenuti dalla preghiera di tutti i fedeli. Essa è la vera forza che nella Chiesa favorisce l’unità di tutte le membra nell’unico Corpo di Cristo. Di fronte alla grandezza del compito imminente e alle urgenze dei tempi presenti, è prima di tutto necessario farsi strumenti umili dell'infinita Sapienza e Provvidenza del Padre Celeste, nella docilità all'azione dello Spirito Santo. È infatti Lui il protagonista della vita del Popolo di Dio, Colui che dobbiamo ascoltare, accogliendo ciò che dice alla Chiesa".
Il testo di una preghiera composta dal Cardinale Angelo Comastri da recitare ogni giorno fino all'elezione del Romano Pontefice

Mashalem Papa Francesco21 aprile 2025

 "Mashalem"

La morte di Papa Francesco (1936-2025), avvenuta in data 21 aprile 2025, comporta l’inizio del periodo denominato Sede vacante, che segna non soltanto la cessazione della funzione del Sommo Pontefice, ma anche l’avvio di una fase giuridicamente definita e regolamentata in modo minuzioso dalla legislazione canonica vigente, in particolare dalla Costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” promulgata da san Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, nonché da successive modifiche introdotte da Benedetto XVI e da Francesco.

Il diritto canonico, all’art. 332 §2 del Codice di Diritto Canonico del 1983, stabilisce che l’ufficio del Romano Pontefice si perde per rinuncia liberamente fatta e debitamente manifestata o per morte.
Nel momento del decesso, il Collegio dei Cardinali assume una funzione di particolare rilievo, pur privo del potere di esercitare alcuna giurisdizione che sia propria del Romano Pontefice, in virtù del principio che nessun potere pontificio è delegabile sed vacante Sede Apostolica.
La Sede Apostolica, infatti, non si trasmette automaticamente a nessuno e rimane vacante fino alla legittima elezione del successore.
Durante la vacanza della Sede, il governo ordinario della Chiesa universale è sospeso, salvo per quanto concerne gli affari ordinari e di stretta necessità, che sono affidati al Collegio dei Cardinali riunito in Congregazioni generali.
È principio consolidato, risalente alla tradizione canonica e recepito dalla normativa vigente, che nulla si possa innovare durante la vacatio Sedis (“sede vacante nihil innovetur”), a tutela dell’integrità e della stabilità dell’ufficio petrino.
Il Cardinale Camerlengo, figura centrale in questa fase, ha la responsabilità della verifica della morte del Pontefice secondo un protocollo formale e provvede a porre i sigilli agli appartamenti papali, alla gestione della Curia in affari correnti e alla preparazione del Conclave.
La normativa prevede che, entro un tempo non inferiore a quindici e non superiore a venti giorni dalla morte del Pontefice, i Cardinali elettori si riuniscano in Conclave per procedere all’elezione del successore. Va precisato che, in base al numero 36 della “Universi Dominici Gregis”, i cardinali deposti canonicamente o che hanno rinunciato, con il consenso del Romano Pontefice, alla dignità cardinalizia non hanno diritto di voto nel Conclave.
Il termine è stabilito per consentire l’arrivo a Roma di tutti i Cardinali elettori aventi diritto, ovvero coloro che non abbiano compiuto l’ottantesimo anno d’età il giorno prima dell’inizio della vacanza della Sede Apostolica, come stabilito dall’art. 33 della “Universi Dominici Gregis”.
Il Conclave, celebrato nella Cappella Sistina, è retto da norme precise che tutelano il segreto e l’isolamento degli elettori e prevede un sistema elettorale che richiede una maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti per la validità dell’elezione.
Durante questo periodo, ogni atto di governo della Chiesa universale che ecceda l’ordinaria amministrazione è sospeso.
Gli atti del Romano Pontefice, in quanto personali e legati alla sua funzione di capo visibile della Chiesa, non proseguono in virtù di un automatismo, bensí cessano integralmente, salvo le disposizioni di natura permanente già promulgate.
È esclusa ogni forma di “potestas vicaria” nel periodo della Sede vacante, a conferma dell’unicità e non delegabilità del “munus petrinum”.
L’elezione del nuovo Pontefice conclude la vacanza e inaugura una nuova fase, segnando la restaurazione della pienezza della potestà nella persona del successore di Pietro. L’accettazione dell’elezione da parte del nuovo eletto, ove canonicamente valida, determina l’assunzione immediata della suprema autorità nella Chiesa.

Ultima benedizione Urbi et Orbi Papa Francesco2025

 https://www.youtube.com/shorts/iGMKEgIuWtQ

Ultima benedizione Urbi et Orbi Papa Francesco S. Pasqua 2025

martedì 1 aprile 2025

Ritorno della casa al Padre di S. Giovanni Paolo II

 

2 aprile 2025: 20° anniversario del ritorno della casa al Padre di San Giovanni Paolo II. La celebrazione della Santa Messa verrà celebrata da Sua Eminenza Card. Pietro Parolin (Segretario di Stato) nella basilica papale di San Pietro in Vaticano.

martedì 11 marzo 2025

Devi fermarti ogni tanto.








 Devi fermarti ogni tanto.

E se proprio non ce la fai
perché non è sempre facile
anzi forse non è facile mai
concedersi una pausa
allora rallenta.
Chiudi gli occhi.
Prendi fiato dal vento.
Guardati indietro
non per rimpiangere
ma solo per accorgerti
di tutta la strada che hai fatto.
Devi fermarti ogni tanto.
Dimenticarti di tutto e di tutti.
Senza paura di fare del male.
Chi ti sa leggere sa
che le pagine bianche
sono solo un passaggio.
Per gli altri devi avere pazienza.
Non tutte le persone che ci voglio bene
sono pronte a capire
che allontanarsi
non vuol dire per forza
andarsene via.
Ma cercare uno spazio
che dove ti trovi non c’è.
Devi fermarti ogni tanto
e riprendere il sogno
da dove lo avevi lasciato.
O forse abbandonato.
Perso.
Ricomincia da lì.
Vattene in giro con l’anima spettinata.
Prenditi tutto il tempo che serve
e già che ci sei
prendi anche un po’ di felicità
e mettila davanti agli occhi.
E dopo guarda
guarda che cosa ti stavi perdendo.
Sii certo di esistere
e di saperti ascoltare
amandoti sottovoce.
Passeggiati dentro
dove gli altri non sanno arrivare.
Tieniti stretto.
Non c’è nessuno capace di insegnartelo.
Non c’è nessuno più bravo di te
a saperlo fare.
Andrew Faber
Ma soprattutto ringrazia Dio .🙏

lunedì 10 febbraio 2025

Mamma della speranza

 

11 febbraio - Beata Vergine Maria di Lourdes -🙏
💙Giornata Mondiale del Malato 2025 💙
Mamma della speranza sostieni gli ammalati e chi se ne prende cura 🙏

sabato 8 febbraio 2025

Emanò calore. E fu felice.

 

IL FILO DI COTONE
C'era una volta un filo di cotone che si sentiva inutile. «Sono troppo debole per fare una corda» si lamentava. «E sono troppo corto per fare una maglietta. Sono troppo sgraziato per un Aquilone e non servo neppure per un ricamo da quattro soldi. Sono scolorito e ho le doppie punte... Ah, se fossi un filo d'oro, ornerei una stola, starei sulle spalle di un prelato! Non servo proprio a niente. Sono un fallito! Nessuno ha bisogno di me. Non piaccio a nessuno, neanche a me stesso!».
Si raggomitolava sulla sua poltrona, ascoltava musica triste e se ne stava sempre solo. Lo udì un giorno un mucchietto di cera e gli disse: «Non ti abbattere in questo modo, piccolo filo di cotone. Ho un'idea: facciamo qualcosa noi due, insieme! Certo non possiamo diventare un cero da altare o da salotto: tu sei troppo corto e io sono una quantità troppo scarsa. Possiamo diventare un lumino, e donare un po' di calore e un po' di luce. È meglio illuminare e scaldare un po' piuttosto che stare nel buio a brontolare».
Il filo di cotone accettò di buon grado. Unito alla cera, divenne un lumino, brillò nell'oscurità ed emanò calore. E fu felice.
Bruno Ferrero

giovedì 30 gennaio 2025

Madonna dell’Idea









La “Madonna dell’Idea”, luce che illumina il mondo

Per la festa della Presentazione del Signore al Tempio ancora oggi si ripete nel Duomo di Milano un'antichissima tradizione, che ha il suo fulcro nella processione guidata dall'arcivescovo, con una venerata icona: quella attuale è attribuita a Michelino da Besozzo ed è degli inizi del Quattrocento
di Luca FRIGERIO
30 Gennaio 2025
Un’unica opera, due facce. Sì, perché quella che è chiamata Madonna dell’Idea, uno dei tesori del Duomo di Milano, è stata concepita come un’icona da portare in processione, e quindi con immagini visibili su entrambi i lati. Un ligneo gonfalone, insomma, che da quasi sei secoli, ininterrottamente, è al centro di un solenne e partecipato rituale sacro. Erede, a sua volta, di una tradizione che si perde nella notte dei tempi.
Su un lato è dipinta una Madonna in trono col Bambino. Il piccolo Gesù sta in piedi sulle ginocchia della madre: la mano sinistra regge un globo, a ricordare la sua signoria universale, mentre la destra è alzata nel gesto della benedizione. È nudo, e Maria, con gesto pudìco, stende un sottilissimo velo all’altezza del pube, la cui trasparenza, tuttavia, ha la funzione di svelare, più che di coprire: ecco il Verbo che si è fatto carne, vero uomo e vero Dio.
Dall’altro lato della tavola, invece, troviamo la Presentazione di Gesù al Tempio. Come si legge nel vangelo di Luca, «quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore».
Il particolare più toccante di questa scena è proprio in quello slancio di Gesù verso la madre, in quelle mani protese al reciproco abbraccio. Con il volto di Maria, tuttavia, che non è gioioso come ci aspetteremo, ma appare anzi adombrato, come pervaso da un’intima tristezza. Con grande efficacia, cioè, l’artista ci mostra la profonda impressione che devono aver suscitato nella Vergine le ultime parole che le ha rivolto Simeone, come in un sussurro: «Egli è qui per la rovina e risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
L’attribuzione a Michelino
Un piccolo, grande capolavoro, insomma. Sulla cui paternità in passato non esistevano dubbi, anche perché la tavola reca una firma e una data: «Michelino da Besozzo, 1428». Uno dei più importanti artisti italiani del primo Quattrocento, celebrato dai contemporanei come «pittore sommo» e «stupendissimo». Tuttavia nel vasto archivio della Veneranda Fabbrica ad oggi non sono emersi documenti relativi a questa specifica commessa.
L’icona della Madonna dell’Idea è custodita nel Museo del Duomo di Milano, ma in cattedrale è ancora oggi al centro delle celebrazioni del 2 febbraio, quando, con una solenne processione, si ricorda, ad un tempo, la Purificazione della Vergine e la Presentazione di Gesù al Tempio. È la festa che la devozione ambrosiana chiama «Candelora», posta a conclusione dell’intenso ciclo natalizio.
Il nome “Idea”
Fra gli studiosi si discute sull’origine e sul significato del nome «Idea» dato all’icona mariana portata in processione. Per alcuni deriverebbe direttamente dal culto della Magna Mater Ideae, cioè la dea Cibele, madre degli dei, in onore della quale, nell’antichità pagana, si svolgevano processioni soprattutto per invocare la fertilità della terra. La processione, quindi, non sarebbe altro che la cristianizzazione degli antichi riti pagani: la Chiesa avrebbe così sostituito a Cibele con la vera «Idea», la Madre di Dio, Maria santissima.
Questa interpretazione non è tuttavia condivisa da altri ricercatori, che propongono invece di interpretare il termine “Idea” nel suo significato etimologico, dal greco eidon (immagine) o da odea, odegitria (e cioè: colei che indica la via): nome, quest’ultimo, che abbiamo già incontrato con la Madonna col Bambino di Santa Maria del Monte a Varese.
Come spiega bene monsignor Marco Navoni, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, «nella tradizione ambrosiana, la festa del 2 febbraio è sempre stata considerata festa del Signore più che di Maria: il suo contenuto è quindi prettamente cristologico, l’incontro fra il Messia e il suo popolo, nella realizzazione piena delle promesse fatte ai padri».
Oggi questo carattere risulta ancora più evidente di un tempo anche nel rito che precede la messa: la processione ha perso infatti quella connotazione penitenziale che aveva nell’ordinamento liturgico antico per diventare simbolo dell’incontro di Cristo (luce del mondo, come ricordano le candele) presentato da Maria al Tempio e a tutto il popolo cristiano.
«Con la Candelora dall’inverno siamo fora», recita un vecchio adagio milanese. Così che molti, al termine di questa celebrazione così ricca di fede e di poesia, che piova o ci sia il sole, riescono a vedere un loro ritaglio di cielo meno grigio col quale decidono che la primavera sta per rifiorire.
https://www.chiesadimilano.it/news/arte-cultura/la-madonna-dellidea-luce-che-illumina-il-mondo-2826963.html?fbclid=IwY2xjawIIpX5leHRuA2FlbQIxMQABHZfbSNcoDMfQZYbvYUxJDji862pZn7ZitjQ3fV_94eTU9-m7wjPvFuExMw_aem_52MK_IESB5rfGQ2UP_h9yw

martedì 14 gennaio 2025

2011 Spostato il corpo di San Giovanni Paolo II











La tomba di San Giovanni Paolo II si trova all'interno della Basilica di San Pietro, in Vaticano. Inizialmente, il corpo del papa polacco era stato sepolto nelle Grotte Vaticane, nella tomba che un tempo aveva accolto le spoglie di Papa Giovanni XXIII. Tuttavia, nel 2011, a seguito della sua beatificazione, le sue spoglie sono state trasferite all'interno della basilica, più precisamente nella Cappella di San Sebastiano, situata a destra rispetto alla navata principale.


La scelta di spostare il corpo di San Giovanni Paolo II in questa cappella ha permesso di rendere più accessibile la tomba ai numerosi fedeli e pellegrini che desiderano pregare davanti al suo sepolcro. La tomba è semplice e riporta solo il nome in latino "IOANNES PAVLVS II".

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