UNA STORIA CHE INSEGNA: L'ASINO DI BURIDANO
venerdì 6 giugno 2025
Una storia che insegna
martedì 14 gennaio 2025
I figli se ne vanno
lunedì 15 aprile 2024
La vita sul balcone
Come è orgogliosa dei suoi piccoli:
ci insegna la bellezza ed il rispetto per la vita.
Sul balcone aprile 2024
sabato 8 luglio 2023
I cani sono il nostro legame con il paradiso.
I cani sono il nostro legame con il paradiso.
venerdì 30 giugno 2023
La vita sul balcone
venerdì 12 maggio 2023
Riflettere prima di arrendersi
"C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente pieno di panna. Si resero subito conto che sarebbero affogate: era impossibile nuotare o rimanere a galla per tanto tempo in quella massa densa come le sabbie mobili.
All’inizio le due rane si misero a sgambettare nel tentativo di raggiungere il bordo del recipiente. Ma era inutile; riuscivano soltanto a sguazzare sul posto e ad affondare. Diventava sempre più difficile risalire in superficie e respirare.
Una di loro disse ad alta voce: «Non ce la faccio più. È impossibile uscire di qui. Non si può nuotare in mezzo a questa roba viscida. E dato che devo morire, non vedo perché prolungare la mia sofferenza. Non riesco proprio a capire che senso abbia morire di sfinimento per uno sforzo inutile». Detto questo smise di scalciare e affondò rapidamente, inghiottita dal denso liquido biancastro.
L’altra rana, più costante o forse più cocciuta disse fra sé: «Non c’è verso di salvarsi! Non si può fare nulla per andare avanti in mezzo a ’sta roba. Eppure, anche se la morte si avvicina, preferisco lottare fino all’ultimo respiro. Non voglio morire neanche un secondo prima che sia giunta la mia ora». Continuò a sguazzare sempre sul posto, senza muoversi di un millimetro, per ore e ore. E a un tratto, con tutto quello zampettare e ancheggiare, agitare e tirar calci, la panna si trasformò in burro. Meravigliata, la ranocchia spiccò un salto e pattinando raggiunse il bordo del recipiente. Lo scavalcò e se ne ritornò a casa gracidando allegramente.
venerdì 25 febbraio 2022
giovedì 6 gennaio 2022
Il gatto della befana.
mercoledì 29 dicembre 2021
Ti rattrista la mia partenza
domenica 17 ottobre 2021
lunedì 6 settembre 2021
Un ospite sul balcone
giovedì 26 agosto 2021
Dona il tuo tempo
Anche il tuo cane ha un'anima

Il 26 agosto si celebra l'#InternationalDogDay, la Giornata Mondiale del Cane.
sabato 24 luglio 2021
Mettere la testa sotto la sabbia...
Ai bordi del Silenzio ∮
martedì 6 luglio 2021
Dove inizia la civiltà?

"Anni fa, uno studente chiese all'antropologa Margaret Mead quale riteneva che fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia".
Ira Byock
sabato 24 aprile 2021
Coronavirus: voliamo come il condor
Caratteristiche del Condor delle Ande
Si tratta dell’uccello più grande del pianeta. Solamente l’albatros è in grado di superarlo, per quanto riguarda l’apertura alare. Può arrivare a misurare un metro e mezzo di altezza per un peso di circa 15 chili. Quando dispiega le sue ali, esse coprono l’impressionante misura di 330 centimetri. Ecco perché, quando vola, assume un aspetto ancor più impressionante. Il Condor delle Ande, a volte confuso con l’avvoltoio, è considerato una specie a rischio di estinzione a causa dei bassi tassi di riproduzione. Ci sono progetti di conservazione per gli esemplari che nascono in cattività, anche se non si può ancora parlare di successo perché il processo può richiedere diversi anni.
Il condor è avvolto dal misticismo, specialmente in Sudamerica. Gli Incas pensavano che questo uccello fosse immortale e tutte le tribù andine affermano che era responsabile del sorgere del sole, ogni mattina. Appare sugli stemmi di diversi paesi, come Bolivia, Colombia, Cile ed Ecuador e sul logo della compagnia di bandiera dell’Argentina.
Tratto da" i miei animali"
venerdì 12 febbraio 2021
martedì 9 febbraio 2021
Il mistero del cavallo "celeste"
Questo cavallo appartiene ad una razza
molto rara chiamata Akhal-Teke ma è noto anche come Hp Mystic o Cavallo
Celeste. La sua pelliccia riflette la luce solare creando riflessi metallici
spettacolari, sembra che si illumini al sole. Il suo colore, il suo aspetto e
il comportamento ne fanno un prezioso animale estremamente raro. Nella foto, il
cavallo è di colore Palomino, e sembra bagnato nell’oro. Ma si possono trovare
pellicce di colori diversi come il nero, il marrone, e il perla, che donano lo
stesso effetto facendolo brillare come un gioiello scolpito in argento.
IL MISTERO DEL CAVALLO “CELESTE”
La sua origine è tessuta tra tante storie
mistiche, perché la sua grazia, intelligenza, forza e coraggio sono stati
venerati dal popolo dell’Asia per migliaia di anni. Durante degli scavi
archeologici in Turkmenistan, hanno scoperto i resti di Akhal-Teke, sepolti con
i loro proprietari. Secondo gli studi sul DNA condotti presso l’Università del
Kentucky, hanno confermato che si tratta della prima gara di cavalli addomesticati
dall’uomo, segnando una storia che ha origine nell’anno 101 aC, dove la
dinastia Han cinese, era rimasta così impressionata da questi cavalli che
offrivano un sacco di oro puro per l’acquisto di un esemplare.
PROVENIENZA
Questa è una razza antica, che si trova
nella Russia di oggi. Risale a più di 2500 anni fa, ma la sua origine sembra
provenire da un’altra razza ancora più antica di origine iraniana turkmena.
Attualmente lo si può trovare nella parte
occidentale della Russia, Ucraina e nei deserti della regione del Turkmenistan.
Naturalmente sono cavalli del deserto, resistenti alle alte temperature. 3000
anni fa in Ahskabad si sono svolte gare di cavalli di questo tipo, grazie alle
quali oggi si conosce un po’ delle sue origini.
CARATTERISTICHE:
Akhal-Teke è caratterizzato da una
resistenza infinita è un cavallo da corsa molto apprezzato in tutto il mondo.
Ha una pelliccia molto sottile che sembra di velluto, la coda ha peli lunghi e
setosi, le loro zampe posteriori sono lunghe e possenti. Tutto questo lo rende
un cavallo dall’aspetto elegante e dal volto aristocratico, dato che ha anche
una bella forma delle orecchie, il naso largo e grandi occhi espressivi con uno
sguardo fiero.
STORIA
la storia racconta che nel 1935, questi
cavalli effettuarono un viaggio da Ahskabad, a Turkmenistan a Mosca,
attraversando la distanza in 84 giorni, una distanza che supera i 4.154 km. A
rendere più difficoltosa l’impresa, furono 360 km di deserto che hanno
impiegato tre giorni ad attraversare, senza mangiare e senza una sola goccia
d’acqua, sopportando vicissitudini senza mostrare eccessivo affaticamento.
Spesso questi tipi di circostanze sono quelle che dimostrano la tenacità e la
robustezza di alcune razze. Sono molto resistenti alle intemperie. Gli
allevatori di cavalli dell’epoca, in Asia e in Europa, hanno cominciato ad
apprezzare la razza Turkomano eseguendo vari incroci.
https://www.universoanimali.it/akhal-teke-cavallo-piu-bello-del-mondo-conosciuto-anche-cavallo-celeste/
lunedì 8 febbraio 2021
La poesia sui cani di Trilussa: questione de razza
Che cane buffo! E dove l'hai trovato?
Er vecchio me rispose: "È brutto
assai
ma nun me lassa mai, s'è affezzionato."
L'unica compagnia che m'è rimasta
fra tanti amichi è stò lupetto nero,
nun è de razza è vero, ma mè fedele e
basta.
Io nun faccio questione de colore,
l'azzioni bone e belle vengheno su dar
core,
sotto qualunque pelle.
Trilussa



















