"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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venerdì 6 giugno 2025

Una storia che insegna

 


UNA STORIA CHE INSEGNA: L'ASINO DI BURIDANO

Un asino affamato e assetato si trova di fronte ad un dilemma.
Alla sua sinistra, un mucchio di fieno dorato e invitante.
Alla sua destra, un secchio colmo di acqua fresca.
Il povero animale è esattamente a metà strada tra i due, incapace di decidere di cosa ha più bisogno.
Il suo stomaco brontola, la sua gola è secca.
Ma la sua mente è completamente bloccata.
Questa scena, apparentemente comica, nasconde una profonda riflessione che ha affascinato i pensatori per secoli.
La questione è nota come il "paradosso dell’asino di Buridano". E ci insegna come un' ECCESSIVA RAZIONALITÀ possa condurci all'inazione totale.
Ecco il punto cruciale: l'asino, nel tentativo di prendere la decisione "perfetta", finisce per non prenderne nessuna.
La sua logica impeccabile diventa la sua rovina.
Mentre dibatte internamente sui meriti del fieno rispetto a quelli dell'acqua, il tempo scorre inesorabilmente.
E il risultato è tanto tragico quanto assurdo: l'asino muore di fame e sete, circondato da tutto ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere.
Adesso chiediti: quante volte ti sei trovato in una situazione simile?
Magari tra due lavori, due case o due relazioni.
L'indecisione, alimentata dalla paura di sbagliare, può paralizzarci e renderci inetti.
La morale della favola è la seguente: la vita non aspetta che prendiamo la decisione perfetta.
A volte, qualsiasi decisione è meglio di nessuna.
Non lasciare che la tua vita diventi una versione umana del dilemma dell'“asino di Buridano”.
Ricorda: mentre tu esiti, il fieno marcisce e l'acqua evapora.
Prendi sempre una decisione, fai un passo avanti, e se sbagli, almeno lo avrai fatto in movimento

Dott.ssa Stefania D'Alessandro

martedì 14 gennaio 2025

I figli se ne vanno

 
IL NIDO VUOTO

I figli se ne vanno; bisogna accettarlo come parte della vita, bisogna crescerli con questa consapevolezza, bisogna accogliere questa realtà.
Non è che se ne vanno, è che la vita li porta via.
Non sei più il loro centro.
Non sei più la loro autorità.
Non dirigi, accetti.
Non comandi, accompagni.
Non proietti, rispetti.
Hanno bisogno di un altro amore, un altro nido, nuove prospettive.
Le loro ali sono cresciute e vogliono volare.
Le loro radici sono mature e affondano altrove.
Non entrano più nel tuo vaso, non basta più il tuo concime per nutrirli, né la tua acqua per saziarli, né la tua protezione per farli vivere.
Vogliono crescere...
Hanno una strada da esplorare, ali da aprire e cieli da attraversare.
Tu resti con loro...
Nelle fondamenta del loro edificio, alla radice del loro albero, nella corteccia della loro struttura, nel profondo del loro cuore.
Tu resti indietro...
Nella scia luminosa che la loro nave lascia partendo.
Nel bacio che gli mandi.
Nel fazzoletto che agiti per salutarli.
Nella preghiera che li accompagna.
Nella lacrima che segue il loro volo.
Sei sempre con loro, anche se da un altro posto.
Fai in modo che la vita dei tuoi figli sia così felice, che quando se ne andranno, desidereranno tornare. Anche solo per prenderti la mano e restare accanto a te, anche solo per un istante.
post di Empatia facebook

lunedì 15 aprile 2024

La vita sul balcone

 

Come è orgogliosa dei suoi piccoli:

ci insegna la bellezza ed il rispetto per la vita.

Sul balcone aprile 2024

sabato 8 luglio 2023

I cani sono il nostro legame con il paradiso.

 

I cani sono il nostro legame con il paradiso.

Non conoscono il male, la gelosia o il malcontento.
Sedersi con un cane su una collina in un pomeriggio è come tornare nell'Eden, dove non fare nulla non era noioso: era pace.
Milan Kundera
Ph. Frida Kahlo with her Xoloitzcuintli dogs, 1944 c.

venerdì 30 giugno 2023

La vita sul balcone

 












giugno- luglio  2023 La "vita" sul balcone:

una merla ha costruito un nido nel vaso dell'erba S. Teresa







venerdì 12 maggio 2023

Riflettere prima di arrendersi












"C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente pieno di panna. Si resero subito conto che sarebbero affogate: era impossibile nuotare o rimanere a galla per tanto tempo in quella massa densa come le sabbie mobili.

All’inizio le due rane si misero a sgambettare nel tentativo di raggiungere il bordo del recipiente. Ma era inutile; riuscivano soltanto a sguazzare sul posto e ad affondare. Diventava sempre più difficile risalire in superficie e respirare.

Una di loro disse ad alta voce: «Non ce la faccio più. È impossibile uscire di qui. Non si può nuotare in mezzo a questa roba viscida. E dato che devo morire, non vedo perché prolungare la mia sofferenza. Non riesco proprio a capire che senso abbia morire di sfinimento per uno sforzo inutile». Detto questo smise di scalciare e affondò rapidamente, inghiottita dal denso liquido biancastro.

L’altra rana, più costante o forse più cocciuta disse fra sé: «Non c’è verso di salvarsi! Non si può fare nulla per andare avanti in mezzo a ’sta roba. Eppure, anche se la morte si avvicina, preferisco lottare fino all’ultimo respiro. Non voglio morire neanche un secondo prima che sia giunta la mia ora». Continuò a sguazzare sempre sul posto, senza muoversi di un millimetro, per ore e ore. E a un tratto, con tutto quello zampettare e ancheggiare, agitare e tirar calci, la panna si trasformò in burro. Meravigliata, la ranocchia spiccò un salto e pattinando raggiunse il bordo del recipiente. Lo scavalcò e se ne ritornò a casa gracidando allegramente.

È bene riflettere prima di arrendersi e mollare tutto

@Psicopedagogia in Azione di dr.ssa Silvia D'Alessandro

giovedì 6 gennaio 2022

Il gatto della befana.

 

LA STORIA DEL GATTO DELLA BEFANA
Un tempo i gatti erano tutti tigrati, solo uno era di colore nero: era quello della Befana e la accompagnava nei suoi lunghi viaggi.
A cavallo della scopa vedeva luoghi meravigliosi, ma sempre dall’alto. Il micio ogni tanto si chiedeva come era la vita degli umani. Quando il periodo dell’Epifania si concludeva, lui infatti viveva una specie di letargo e dormiva con la strega tutto l’anno in attesa del 6 gennaio. Una notte il gatto, nel suo viaggio attorno al mondo assieme alla vecchina, si sporse per tentare di vedere più da vicino il mondo, il sacco era aperto e un regalo volò via. Dopo un po' la strega se ne accorse: “mai era successo un errore così in millenni di viaggi!”
Il gatto taceva, ma la vecchia era magica e disse: “vecchio micione sei stato tu, non mi arrabbio, la vita è stata noiosa e solitaria con me, ma a questo bambino bisogna pur dare qualcosa: andrai tu!” Così il gatto fu catapultato in un camino e quando arrivò nel grande salone cominciò a tossire per la gran cenere e la famiglia lo guardò stupita, ma il bambino urlava di gioia: “Che bello un amico tutto per me!” I genitori non ebbero il coraggio di separarli e da quel giorno i gatti non furono più solo tigrati, perché, a ricordo di quel dono, ci furono gatti neri. E per questo i gatti neri portano fortuna, perché sono un regalo della magica notte in cui i sogni si avverano.

mercoledì 29 dicembre 2021

Ti rattrista la mia partenza

 

Non piangere, per favore, ti voglio spiegare alcune cose.
Tu sei triste perché me ne sono andato, ma io invece sono felice perché ti ho conosciuto.
So che ti rattrista la mia partenza, ma devo andare ora.
Promettimi che non biasimerai te stesso, ti ho sentito dire che avresti potuto fare di piú per me, non dirlo hai fatto molto per me! Senza di te non avrei conosciuto niente di tutta la bellezza che porto con me oggi.
Devi sapere che noi animali viviamo il presente: godiamo di ogni piccola cosa di tutti i giorni e dimentichiamo il passato se ci sentiamo amati; le nostre vite cominciano quando conosciamo l’amore, lo stesso amore che tu mi hai donato, il mio angelo senza ali ma con due gambe.
Ma ora non piangere più, per favore. Io sarò felice, mi ricordo il nome che mi hai dato, il calore della vostra casa che é diventata anche la mia. Io mi ricordo il suono della tua voce quando parlavi con me, e anche se non sempre capivo tutto quello che mi dicevi io lo porterò nel mio cuore, insieme a ogni carezza che mi hai dato.
Tutto quello che hai fatto è stato molto importante per me è io ti ringrazio profondamente, non so come spiegarmi ora, perché non parlo la tua lingua, ma penso e spero che tu abbia visto la gratitudine nei miei occhi.
Prima di andare ti chiedo solo due favori: lavati il viso e comincia a sorridere.
Ricordati che è bello vivere insieme qualsiasi momento, anche questo; ricordati delle cose che ci facevano felici e per cui ridevamo. Rivivi con me tutto il bene che abbiamo condiviso in questo tempo e non dirmi che non adotterai un altro animale perché hai sofferto troppo la mia partenza; senza di te non avrei mai conosciuto le bellezze che ho vissuto, quindi per favore, non farlo.. sono in tanti che, come me, stanno aspettando qualcuno come te.
Dai anche a loro quello che hai dato a me, ne hanno bisogno, come io avevo bisogno di te.
Non conservare l’amore che puoi donare per paura di soffrire.
Segui il mio consiglio, valorizza quello che puoi dare a ognuno di noi, perché tu sei un angelo per noi animali, perché senza persone come te la nostra vita sarebbe ancora più difficile di come già, a volte, è.
Segui il tuo nobile compito, ora saró io il tuo angelo, ti accompagneró nel tuo cammino e ti aiuteró ad aiutare gli altri come me.
Ora vado a parlare con gli altri animali che sono qui con me, vado a raccontargli tutto quello che hai fatto per me e dirò con orgoglio: “Questa è la mia famiglia!”.
Il mio primo compito ora è quello di aiutarti a essere meno triste, quindi stasera quando guarderai il cielo e vedrai una stella lampeggiare sappi che
quella stella saró io che ti avviseró che sto bene e che ti ringrazieró per tutto l’amore che mi hai dato.
Ora vado, non dicendo “addio”, ma “a presto”.
C’è un cielo speciale per persone come voi, lo stesso cielo dove siamo noi e la vita ci ricompenserà facendoci ritrovare.
Io saró li che ti aspetto!
Ciao, il tuo Diamante 
WEB
❤️

lunedì 6 settembre 2021

Un ospite sul balcone

 

Un ospite sul balcone: portatore di buoni messaggi?
In tempi molto lontani dai nostri, si metteva a profitto la loro rapidità nel volo, per inviare messaggi, lettere, notizie da un paese all'altro. Ebbene: uno di questi messaggeri fa in un solo giorno più cammino di quello che possa farne un uomo in sei giorni.
(Ida Baccini)

giovedì 26 agosto 2021

Dona il tuo tempo

 

La cosa più preziosa che puoi donare a chi ami è il tuo tempo. / Non sono le parole, non sono il fiori, i regali. / E’ il tempo. Perché quello non torna indietro, / e quello che hai dato a chi ami è solo suo, / non importa se è stata un’ora o una vita.
- D.Grosmann-

Anche il tuo cane ha un'anima

 
Il 26 agosto si celebra l'#InternationalDogDay, la Giornata Mondiale del Cane.

Amate gli animali, / perché Dio ha dato loro / il principio del pensiero / e una serena gioia. / Uomo non insuperbirti / di fronte agli animali. / Essi sono innocenti, / mentre tu malgrado / la tua superiorità, / contamini la terra.”
-Fëdor Dostoevskij-



sabato 24 luglio 2021

Mettere la testa sotto la sabbia...

 

Ci hanno insegnato che, nascondere la testa sotto la sabbia come uno struzzo, volesse dire sfuggire alle proprie responsabilità o non voler affrontare i problemi ma non è propriamente così.
Come sappiamo, gli struzzi sono uccelli che non sanno volare, per cui non sono in grado di costruire i loro nidi sugli alberi. La loro strategia per proteggere le uova dai predatori è quindi diversa, infatti le depongono in buche scavate nel terreno. Per assicurarsi che le uova prendano calore in maniera uniforme, di quando in quando gli struzzi le rigirano col becco. Per farlo ovviamente devono mettere il muso nel buco che contiene le uova, il che per qualche istante dà la sensazione che si stiano nascondendo ma non è così, lo fanno per prendersi cura come si deve della loro prole, per cui forse dovremmo usare la metafora "mettere la testa sotto la sabbia" in tutt'altro modo, per elogiare chi non si fa problemi a fare qualcosa di scomodo per il bene altrui.

Ai bordi del Silenzio ∮

martedì 6 luglio 2021

Dove inizia la civiltà?

 
"Anni fa, uno studente chiese all'antropologa Margaret Mead quale riteneva che fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia".

Ira Byock

sabato 24 aprile 2021

Coronavirus: voliamo come il condor

Ho ricevuto questa foto dalla Ande peruviane, Apurimac e Cuzco.
Il condor vola libero tra le montagne e mi porta a pensare a noi umani che voliamo verso la libertà lontani dal covid.

Il condor vive sulle montagne delle Ande ed è un uccello veramente maestoso. Quando distende le sue ampie ali in volo. Il condor delle Ande, originario del Sud America e simbolo nazionale di diversi paesi di questa antica e affascinante regione.

Caratteristiche del Condor delle Ande

Si tratta dell’uccello più grande del pianeta. Solamente l’albatros è in grado di superarlo, per quanto riguarda l’apertura alare. Può arrivare a misurare un metro e mezzo di altezza per un peso di circa 15 chili. Quando dispiega le sue ali, esse coprono l’impressionante misura di 330 centimetri. Ecco perché, quando vola, assume un aspetto ancor più impressionante. Il Condor delle Ande, a volte confuso con l’avvoltoio, è considerato una specie a rischio di estinzione a causa dei bassi tassi di riproduzione. Ci sono progetti di conservazione per gli esemplari che nascono in cattività, anche se non si può ancora parlare di successo perché il processo può richiedere diversi anni.

Il condor è avvolto dal misticismo, specialmente in Sudamerica. Gli Incas pensavano che questo uccello fosse immortale e tutte le tribù andine affermano che era responsabile del sorgere del sole, ogni mattina. Appare sugli stemmi di diversi paesi, come Bolivia, Colombia, Cile ed Ecuador e sul logo della compagnia di bandiera dell’Argentina.

Tratto da" i miei animali"

martedì 9 febbraio 2021

Il mistero del cavallo "celeste"

 

Questo cavallo appartiene ad una razza molto rara chiamata Akhal-Teke ma è noto anche come Hp Mystic o Cavallo Celeste. La sua pelliccia riflette la luce solare creando riflessi metallici spettacolari, sembra che si illumini al sole. Il suo colore, il suo aspetto e il comportamento ne fanno un prezioso animale estremamente raro. Nella foto, il cavallo è di colore Palomino, e sembra bagnato nell’oro. Ma si possono trovare pellicce di colori diversi come il nero, il marrone, e il perla, che donano lo stesso effetto facendolo brillare come un gioiello scolpito in argento.

IL MISTERO DEL CAVALLO “CELESTE”

La sua origine è tessuta tra tante storie mistiche, perché la sua grazia, intelligenza, forza e coraggio sono stati venerati dal popolo dell’Asia per migliaia di anni. Durante degli scavi archeologici in Turkmenistan, hanno scoperto i resti di Akhal-Teke, sepolti con i loro proprietari. Secondo gli studi sul DNA condotti presso l’Università del Kentucky, hanno confermato che si tratta della prima gara di cavalli addomesticati dall’uomo, segnando una storia che ha origine nell’anno 101 aC, dove la dinastia Han cinese, era rimasta così impressionata da questi cavalli che offrivano un sacco di oro puro per l’acquisto di un esemplare.

PROVENIENZA

Questa è una razza antica, che si trova nella Russia di oggi. Risale a più di 2500 anni fa, ma la sua origine sembra provenire da un’altra razza ancora più antica di origine iraniana turkmena.

Attualmente lo si può trovare nella parte occidentale della Russia, Ucraina e nei deserti della regione del Turkmenistan. Naturalmente sono cavalli del deserto, resistenti alle alte temperature. 3000 anni fa in Ahskabad si sono svolte gare di cavalli di questo tipo, grazie alle quali oggi si conosce un po’ delle sue origini.

CARATTERISTICHE:

Akhal-Teke è caratterizzato da una resistenza infinita è un cavallo da corsa molto apprezzato in tutto il mondo. Ha una pelliccia molto sottile che sembra di velluto, la coda ha peli lunghi e setosi, le loro zampe posteriori sono lunghe e possenti. Tutto questo lo rende un cavallo dall’aspetto elegante e dal volto aristocratico, dato che ha anche una bella forma delle orecchie, il naso largo e grandi occhi espressivi con uno sguardo fiero.

STORIA

la storia racconta che nel 1935, questi cavalli effettuarono un viaggio da Ahskabad, a Turkmenistan a Mosca, attraversando la distanza in 84 giorni, una distanza che supera i 4.154 km. A rendere più difficoltosa l’impresa, furono 360 km di deserto che hanno impiegato tre giorni ad attraversare, senza mangiare e senza una sola goccia d’acqua, sopportando vicissitudini senza mostrare eccessivo affaticamento. Spesso questi tipi di circostanze sono quelle che dimostrano la tenacità e la robustezza di alcune razze. Sono molto resistenti alle intemperie. Gli allevatori di cavalli dell’epoca, in Asia e in Europa, hanno cominciato ad apprezzare la razza Turkomano eseguendo vari incroci.

https://www.universoanimali.it/akhal-teke-cavallo-piu-bello-del-mondo-conosciuto-anche-cavallo-celeste/

lunedì 8 febbraio 2021

La poesia sui cani di Trilussa: questione de razza

 Questione de razza

Che cane buffo! E dove l'hai trovato?

Er vecchio me rispose: "È brutto assai

ma nun me lassa mai, s'è affezzionato."

L'unica compagnia che m'è rimasta

fra tanti amichi è stò lupetto nero,

nun è de razza è vero, ma mè fedele e basta.

Io nun faccio questione de colore,

l'azzioni bone e belle vengheno su dar core,

sotto qualunque pelle.

Trilussa

mercoledì 22 luglio 2020

Coraggio e generosità.

La favola del colibrì
Antica leggenda africana
Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all'avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà.
Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l'incendio stava per arrivare anche lì.
Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d'acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
Il colibrì, però, non si perse d'animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d'acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: «Cosa stai facendo?». L'uccellino gli rispose: «Cerco di spegnere l'incendio!».
Il leone si mise a ridere: «Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?» e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l'uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un'altra goccia d'acqua.
A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco.
Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d'acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.
Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d'animale si prodigarono insieme per spegnere l'incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume.
Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell'antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell'aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco.
A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l'arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l'incendio poteva dirsi ormai domato.
Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco.
Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: «Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d'acqua può essere importante e che insieme si può spegnere un grande incendio. D'ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo».