"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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giovedì 2 aprile 2026

Il cor inquietum

 



Utopia irrealizzabile la pace universale?

"Il cor inquietum" di cui scrive Agostino all'inizio delle Confessioni si tramuti in un cuore colmo di speranza e di pace🌿

sabato 30 marzo 2024

Erano solo un figlio con sua madre.

 

Lei credeva di stringere in quel corpo

disincarnato, esangue, il suo ragazzo

morto a trentatré anni per oscure

trame di tribunali.

Se le avessero detto che stringeva

a sé l'intero mondo e la sua Storia

non avrebbe capito.

Erano solo

un figlio con sua madre.

Di Maria Luisa Spaziani

lunedì 25 marzo 2024

Avvicinarci alla Pasqua



 


















Domenica delle Palme

Signore, concedici di avvicinarci alla Pasqua con la fede dei semplici e la tenerezza della donna del vangelo.
Nella domenica delle Palme, la processione coi rami d’ulivo ha un significato ben preciso: nella fede accogliamo Gesù che in questa settimana attraverso i Riti Liturgici rende attuale entro la nostra comunità quei suoi gesti salvifici e ce ne comunica tutto il frutto di salvezza.
presso Parrocchia S. Stefano - Sesto S. Giovanni

venerdì 7 aprile 2023

Auguri ai Sacerdoti.

 

Auguri ai Sacerdoti: camminerete con noi, a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro: davanti, per guidare la comunità; in mezzo, per incoraggiarla e sostenerla; dietro, per tenerla unita perché nessuno rimanga troppo indietro, per tenerla unita. La vostra opera nella vigna del Signore sia feconda di frutti e di tanta gioia spirituale per voi e per tutti quelli che incontrerete. Amen

Ma Tu, dove abiti?

 
Non c'è Amore più grande...

venerdì 15 aprile 2022

Arte: Cristo in croce solennità della sofferenza














L’essenzialità con cui l’artista è riuscito a trasmettere la solennità della sofferenza di Cristo in croce, senza la necessità di aggiungere alla composizione ulteriori elementi che richiamino la Passione o elaborati paesaggi di sfondo: questo è ciò che colpisce l’osservatore di fronte al Cristo crocifisso di Diego Velázquez (Siviglia, 1599 - Madrid, 1660). Un dipinto costruito unicamente con la sola presenza del soggetto principale, illuminato da una luce quasi lunare, che crea l’effetto di una scultura: pare infatti che il corpo di Cristo prenda volume e vada oltre i confini della tela. 

Dalle dimensioni monumentali, la croce tocca la cornice del quadro e su di essa si staglia la figura di Cristo sorretta da quattro chiodi, uno per ogni arto; sullo sfondo non un paesaggio, bensì un paramento verde scuro che dà a tutta la composizione una straordinaria profondità. Una scena estremamente intensa ma allo stesso tempo sobria: i segni della Passione sul corpo ormai privo di vita sono quasi del tutto assenti. Sottili rivoli di sangue scendono dalle ferite nelle mani e nei piedi, macchiando di rosso vivo il legno della croce, allo stesso tempo colpa dell’umanità ed evento salvifico per l’umanità intera. Sangue scende anche lungo il fianco destro dalla ferita sul costato e quasi impercettibili sono le gocce dal capo, cinto dalla corona di spine. Il corpo nudo e lucente, coperto solo da un panno immacolato annodato sui fianchi, e ben proporzionato nelle sue fattezze, presenta solo lievemente i segni del sacrificio; la composizione non risulta macabra nella sua totalità, ma l’elemento che spicca è proprio la luce che emana il corpo, che crea un’atmosfera di religioso silenzio e di meditazione. Un caldo alone circonda la testa reclinata in avanti di Gesù e il volto appare in ombra, quasi completamente coperto dai capelli bruni, ma i tratti sembrano sereni e distesi. Tutto è in linea con un’iconografia che, pur esprimendo la tragicità dell’evento, non intende renderla esplicita in maniera drammatica, ma è una sofferenza che colpisce la parte più intima dell’osservatore, probabilmente proprio per la solennità e la sobrietà con cui l’artista ha scelto di rappresentare la scena.L’opera è conservata al Museo del Prado, come la maggior parte delle principali dell’artista : nella sede museale madrilena sono infatti custoditi quasi cinquanta dei circa centoventi quadri a lui attribuiti, e tra questi si contano i più significativi, come Las Meninas. Per questa ragione si può considerare il pittore simbolo della prestigiosa istituzione. Il dipinto appartiene agli anni della maturità di Velázquez: risale infatti al 1631-1632, poco dopo il suo rientro dall’Italia e periodo in cui le collezioni reali iniziarono a testimoniare in modo sempre più prolifico lo splendore e la potenza della corte spagnola. Sono gli anni in cui il pittore, la cui carriera fu segnata dalla sua lunga permanenza presso la corte, realizzò molti ritratti della famiglia reale e soprattutto di re Filippo IV, del fratello Ferdinando e del piccolo Baltasar Carlos, nonché vari ritratti del conte-duca di Olivares, colui che probabilmente influenzò il suo ingresso a corte. Il Cristo crocifisso, destinato al convento delle Benedettine di San Placido a Madrid, gli fu probabilmente commissionato da Jerónimo de Villanueva, protonotario del Regno d’Aragona e segretario del conte-duca di Olivares; Villanueva era una personalità rilevante della corte e dunque potrebbe aver incaricato lui in persona una così importante opera al pittore del re. Sappiamo inoltre che Villanueva aveva contatti diretti con Velázquez, in quanto responsabile di alcuni pagamenti da parte del re tra il 1634 e il 1635.

Il fatto di essere molto legato alla corte e alla nobiltà fu forse il motivo per cui nella sua produzione artistica si contano pochi dipinti a soggetto religioso. Alcuni critici legano la sua sobrietà nel raffigurare scene sacre a un suo personale atteggiamento distaccato nei confronti di queste ultime, poiché solito trattare temi di corte; altri affermano invece che Velázquez sia il pittore spagnolo che è riuscito meglio a rappresentare l’intensità del sentimento religioso, proprio tenendo conto di tale sobrietà. Tuttavia si sa che seguì gli insegnamenti del suo maestro Francisco Pacheco (Sanlúcar de Barrameda, 1564 – Siviglia, 1644), pittore e trattatista, che divenne successivamente anche suo suocero (sposò infatti Juana Pacheco), sotto cui si formò a Siviglia. In particolare venne influenzato da quest’ultimo nella raffigurazione di Cristo come il più bello tra gli uomini, come viene definito nel Salmo 44, e nella presenza di quattro chiodi che sostengono il corpo alla croce, invece di tre, come molti artisti rappresentavano (uno su entrambe le mani e uno solo per i piedi, poiché questi ultimi venivano raffigurati uno sull’altro). E sulla quantità di chiodi Pacheco trattò alla fine del suo Arte de la Pintura del 1649. La scritta in tre lingue che si legge sul legno sopra la testa di Cristo rispecchia il testo latino del Vangelo di san Giovanni “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”, ovvero l’iscrizione che Ponzio Pilato fece apporre sulla croce di Gesù per indicare il motivo della condanna.
Miguel de Unamuno (Bilbao, 1864 – Salamanca, 1936), poeta attivo a cavallo tra Ottocento e Novecento, dedicò un poema all’opera del pittore spagnolo secentesco: El Cristo de Velázquez. Composto nel 1920 in versi sciolti, è suddiviso in quattro parti e crea un perfetto dialogo tra arte e parola, tra l’opera pittorica e l’opera poetica. Unamuno fa costanti riferimenti a particolari dettagli del dipinto, come la nera capigliatura del nazareno, il suo corpo bianco, esanime, lo sfondo scuro che contrasta con il corpo bianco di Cristo, i quattro chiodi invece di tre. “Por qué ese velo de cerrada noche / de tu abundosa cabellera negra / de nazareno cae sobre tu frente?”: così si apre l’opera poetica, per poi procedere con diversi paragoni con il corpo bianco (“Blanco tu cuerpo está como el espejo del padre de la luz”; “blanco tu cuerpo al modo de la luna”; “blanco tu cuerpo está como la hostia del cielo”) in contrasto con la notte. “El Hombre muerto que no muere / blanco cual luna de la noche” viene definito dal poeta il Cristo crocifisso, in una costante similitudine con la luna bianca della notte: “Blanca luna / como el cuerpo del Hombre en cruz”; pare infatti una luce lunare quella che emana il suo corpo, una luce tenue che porta alla meditazione e a rimanere in silenzio nell’osservare tanta bellezza. È una scena che rappresenta una morte che in realtà dà vita e speranza, grazie al sacrificio di Gesù: “Por Ti nos vivifica esa tu muerte [...] vela el Hombre que dió toda su sangre / por que las gentes sepan que son hombres. / Tú salvaste a la muerte”. E allo stesso tempo guida: “cual luna, anuncia el alba a los que viven / perdidos”.
L’intensità della poesia rispecchia pienamente l’intensità del dipinto, anche se a distanza di quasi tre secoli l’una dall’altro: è un esempio straordinario di come la parola possa intrecciarsi e amalgamarsi all’immagine, restituendo ai posteri un’opera totale di grande suggestione. 
da finestre sull'arte

sabato 9 aprile 2022

Bellezza di una presenza umile.

 

«Quale bellezza salverà il mondo? », si è chiesto un giorno Dostoevskij.
La risposta la possiamo trovare contemplando la scena del Vangelo.
E’ la bellezza di una presenza umile, silenziosa e premurosa che sembra sprecata e inutile in un mondo cinico e violento, ma che è capace di irradiare fiducia e speranza perché in questi gesti nascosti già palpita la luce della risurrezione.

Vola bianca colomba: quest’anno volerai più piano.

 

Vola, vola bianca colomba, con un ramoscello d'ulivo "povero" segno di pace, e dona al mondo, che non ha sole e piange tacito per tanto dolore, un istante di consolazione. Magari quest’anno volerai più piano, ma arriverai.

sabato 5 marzo 2022

Quaresima 2022: semina e mietitura.









La Quaresima è tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto. Per il cammino quaresimale del 2022 ci farà bene riflettere sull’esortazione di San Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione (kairós), operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).

-Papa Francesco- 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2022/2/24/messaggio-quaresima.html?fbclid=IwAR2nN_TVcptS-mXCSAkzG2a5oNOdEzm7q0pR5s_wfTDvpByadZtzwFnb9Rw

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2022-02/messaggio-papa-francesco-quaresima-2022.html?fbclid=IwAR0xdWx6KFnGjM6saIV_cheGXfV3b--mBhbmfbO-IG5KgNHHI3r4oX0dSL4

martedì 16 novembre 2021

Quindici anni di una indimenticabile esperienza.



Un tassello importante della mia vita che condivido con voi.

2000-2015 quindici anni di questa indimenticabile esperienza: salotto in ordine, anima pronta. Primo incontro (gruppo ascolto del Vangelo) dei sei di Avvento e sei di Quaresima. I partecipanti sono 20. Sono una responsabile con delicata fermezza!!!
Siamo servi inutili: DIO E LA SUA OPERA
«Sono io colui che segui e non la mia opera! / Se lo voglio mi consegnerai il compito affidato. / Poco importa chi prenderà il tuo posto; / è affar mio: Devi scegliere Me! ».
Card. Van Thuan




venerdì 2 aprile 2021

Altare della reposizione (Scurolo)

 

La liturgia cattolica prevede che l'altare della reposizione ("Scurolo" termine di origine dialettale che appartiene all'area culturale lombarda del XVI secolo) non coincida con l'altare dove è di consueto riporre il SS. Sacramento. È inoltre tradizione che nelle chiese l'altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli.

lunedì 13 aprile 2020

Coronavirus: E' Pasqua di Risurrezione?


Un’ emergenza che ci paralizza e ci angoscia, ma da cui risorgeremo

Non sappiamo quanto tempo durerà questo stato di emergenza che ci paralizza e ci angoscia. Ma certamente ne usciremo. Certo, non a costo zero, non senza avere pagato un prezzo alto fatto di fratelli e sorelle morti e spesso nella solitudine, di attività economiche ridotte se non azzerate, di investimenti educativi apparentemente svaniti nel nulla.
Ma quando tutto sarà passato – grazie alle intuizioni della scienza, grazie alla sapienza della politica e grazie alla umile obbedienza dei singoli cittadini – non possiamo pensare di poter tornare al modo di pensare e di agire di “prima”. Ci dovrà essere anche una qualche forma di “Pasqua di risurrezione” che riguardi comportamenti singoli e collettivi, in assenza dei quali il rischio che tutto sia stato inutile resta come un’ipotesi angosciante.
Dunque, quali ambiti di risurrezione possiamo intravvedere una volta che tutto sarà passato?
  1. Intanto la disponibilità ad accogliere il nostro limite e la lotta contro ogni presunzione arrogante. Una vicenda come quella che ci sta colpendo non può non renderci più umili, meno presuntuosi, più miti. E essere miti non significa essere deboli, ma sapere mettere un limite alla nostra forza. Non siamo dei padreterni e la consapevolezza di questo forse ci renderebbe più morbidi e più affabili nelle nostre relazioni quotidiane.
  2. Il superamento culturale, prima che etico, di ogni assurda concezione individualistica. Se ci salveremo non lo faremo da soli: abbiamo bisogno gli uni degli altri. Persino dei cinesi, persino dei medici cubani, persino dei russi. E in questi ultimi giorni persino degli albanesi! Dunque, bando ad ogni sovranismo, nazionalismo, suprematismo. Tutte visioni avvelenate della politica e del modo di costruire una società che – credenti e no – non ci potremo più permettere di sostenere. Solo il Vescovo di Milano – da ciò che ho sentito – ha avuto il coraggio ogni mattina, alle 6.28, di proporre un minuto di preghiera, uno sguardo mondiale, perché la preghiera degli ambrosiani avesse il respiro del mondo, sapesse mettersi in sintonia con gli infiniti motivi di apprensione per conflitti e guerre e violenze.
  3. La sconfitta di ogni egoismo disobbediente e anarchico. Un egoismo che si manifesta negli innumerevoli tentativi di coltivare lo stile dei “furbetti”, nell’illusione che ciò che conta è che io possa cavarmela. E che gli altri si arrangino. Un egoismo disobbediente e anarchico tipico di chi sistematicamente evade il fisco, di chi non si pone il problema della immoralità della produzione e commercializzazione di armi in nome del business. Le tasse, diceva il ministro Padoa Schioppa, sono una cosa bellissima. Vi ricordate: lo riempirono di insulti!
  4. La valorizzazione di un sistema sanitario di qualità e per tutti. In queste settimane abbiamo dovuto fare i conti e ci siamo leccati le ferite delle conseguenze di progressivi e sistematici tagli alla sanità che hanno rischiato di minare un sistema costruito per decenni e riconosciuto tra i più efficienti al mondo. Eppure, in questi drammatici giorni tutti sono stati curati e trattati con professionalità e generosità, persino quelli che magari le tasse non le hanno pagate con regolarità!
  5. Risorgere dopo il Covid-19 significherà potenziare un rinnovato senso civico, riscoprire il valore del bene comune. Sconfiggere quel campanilismo che fa sempre denigrare le scelte degli altri. Va bene la retorica dei flash mob, degli inni di Mameli cantati dai terrazzi, dei video sulla rete che assicurano che tutto andrà bene. Ma da questa situazione dovremo uscirne disposti a pagare un prezzo salato, quello che ci deve vedere disposti ad un esame di coscienza popolare e nazionale. Sarà il modo di permettere alle nostre straordinarie potenzialità di dare il meglio di sé. Per il bene nostro e dell’umanità intera.
Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!

Don Roberto Davanzo

sabato 11 aprile 2020

Coronavirus: Via Crucis come messaggio di speranza

Sacra Famiglia-Cesano Boscone: La via Crucis più "sofferente" che abbia mai ascoltato: meditate e visitate la "casa" dove è ospite Giuliana: quanto dolore racchiude!
L'arcivescovo di Milano Mario Delpini ci ha tenuto a fare visita alla Sacra Famiglia di Cesano per portare sostegno e un messaggio di speranza a tutti gli ospiti e operatori. Una celebrazione particolare a porte chiuse ed eccezionalmente di Giovedì Santo. Delpini ha “percorso diverse stazioni soffermandosi davanti alle diverse Unità, accompagnato dal presidente don Marco e dal Direttore Generale Paolo Pigni.

lunedì 6 aprile 2020

Ulivo a me che dirai?


Coronavirus:VI domenica che non vedo Giuliana

Vola, vola bianca colomba, con un ramoscello d'ulivo segno di pace, e dona al mondo, che non ha sole e piange tacito per tanto dolore, un istante di consolazione. Magari quest’anno volerai più piano, ma arriverai.

Ulivo, a me che dirai?:”stenditi davanti a Gesù, al posto dei mantelli, e fatti ai suoi piedi il nulla che sei”


Santa Domenica delle Palme a tutti voi ed al personale del nucleo1 Psichiatria-Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

venerdì 19 aprile 2019

Altare della reposizione, Sepolcro pasquale o Scurolo

L'altare della reposizione (Sepolcro pasquale o scurolo) sito nella "nostra" Parrocchiale di Sasso di Bordighera e nella "nostra" Basilica di Sesto S. Giovanni.
Lo scurolo assume dunque vari significati: Altare del SS.mo, e pertanto adeguatamente preparato con la dovuta solennità; Monte degli Ulivi, dinanzi al quale sostare in preghiera con Gesù (dopo la Coena Domini); Luogo della Sepoltura del Signore (Venerdì Santo e Sabato Santo); Giardino fiorito dove le donne scoprono la Resurrezione.

Il termine “sepolcro” viene ancora oggi utilizzato nel linguaggio popolare di alcune regioni del Sud Italia per indicare quello che, più propriamente, andrebbe definito “altare” o “cappella della reposizione”. In parole più spicce, corrisponde allo spazio della chiesa allestito al termina della “Missa in Cena Domini” del Giovedì Santo. E’ noto che dopo la messa vespertina del Giovedì Santo non sono consentite altre celebrazioni eucaristiche sino alla notte di Pasqua, La pratica di allestire gli altari della reposizione si è affermata in Europa già a partire dall’Età carolingia ed esprime l’idea del lutto e della sepoltura, avendo però una forte giustificazione teologica: è vero che i Cristiani nell’Eucarestia adorano il Cristo vivente, ma è altrettanto vero che Gesù è passato alla vita incorrotta attraverso una morte cruenta. Nella consacrazione eucaristica si ripete e si riattualizza il triplice mistero di Passione, Morte e Resurrezione e, se alla sensibilità moderna sembra strano associare all’Eucarestia l’idea della tomba, è doveroso riguardare il mistero eucaristico in termini di reale sacrificio, in quanto la dimensione sacrificale non deve ridursi ad un fatto puramente simbolico ma fa realmente parte del “sacramento dell’altare”... Tutto il resto della Chiesa viene oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare più grande è disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta.
- Caterina Lenti-

giovedì 18 aprile 2019

Un fiore chiamato "Sangue di Gesù sulla Croce"

Così dicono: Questo caratteristico fiore è chiamato "Sangue di Gesù sulla Croce". Questo fiore cresce, in Nuova Zelanda, solo nella settimana Santa ed al suo centro vi è una croce. 

Foto scattata in Puglia! Ognuno è libero di pensare come desidera.
Metrosideros Thomasi è il nome di questa pianta. Il Metrosideros appartiene alla famiglia delle Myrtaceae, si tratta di alberi e arbusti sempreverdi, con dei fiori vistosi che sbocciano da maggio ad agosto; vengono coltivate oltre che per il loro valore ornamentale per il legno che è duro e robusto.

venerdì 30 marzo 2018

Venerdì Santo: sia Crocifisso

Venerdì Santo: ore 9 -11 circa.
Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». 
Mt 27,22

-Roman Emperor Paintings | Fine Art America-

Giovedì Santo - Il bacio di Giuda

Giovedì Santo ore 22-23 circa: Il bacio di Giuda.

L'atto stesso del tradimento di Giuda consisterà in un gesto che normalmente esprime l'amore: un bacio.

"Giuda si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì». E lo baciò. Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!».
-Mt 26,49-50-
-Giotto di Bondone (1267-1337), Cappella Scrovegni a Padova-

giovedì 29 marzo 2018

Giovedì Santo - La lavanda dei piedi

"Si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto". 
Gv 13,4-5 
-dipinto Madox Brown-