"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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sabato 3 gennaio 2026

Pace 2026 capodanno

 

“La pace sia con tutti voi” è il titolo del 1° Messaggio consegnato da Papa Leone XIV – presentato il 18 dicembre presso la Sala Stampa Vaticana – per la Giornata con cui si apre il nuovo anno 2026. Sono le stesse parole le quali si è presentato al mondo il giorno della sua elezione al Pontificato, l’8 maggio 2025: “Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.

È un messaggio di luce quello di Papa Leone, in cui più volte emerge il contrasto fra tenebre e luce, perché “vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio”. E proprio perché, constatando la situazione internazionale, rischia di prevalere un senso di sconforto e di scoraggiamento, il Santo Padre anima a riconoscere la luce:

La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’. (…) Il contrario, cioè dimenticare la luce, è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura”.

Con le parole di Sant’Agostino, incoraggia ad “irradiarne tutt’intorno il luminoso calore”“Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso. Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile”.

Una pace disarmata

Inevitabile è l’accenno alla corsa agli armamenti, verso la quale, come il suo predecessore, Papa Leone ha espresso più volte il fermo dissenso anche di recente, rispondendo ai giornalisti. L’esempio a cui fa riferimento è quello di Gesù stesso nel momento in cui, difeso da Pietro, gli ordina di rimettere la spada nel fodero: La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”.

Come già esprimeva San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terram “gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono”. A sostegno di questa affermazione, il Santo Padre riporta con precisione i dati delle spese militari a livello mondiale, che sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale”.

La sfida contro il riarmo è anche educativa, in quanto purtroppo le politiche, anziché promuovere una “cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime”, attraverso i media e i programmi educativi “diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”. E oltre a denuncia degli interessi economici e finanziari dei privati che spingono gli Stati verso politiche di morte, il Papa esorta anche a favorire “il risveglio delle coscienze e del pensiero critico” e ad “unire gli sforzi a per contribuire a vicenda a una pace disarmante, una pace che nasce dall’apertura e dall’umiltà evangelica”.

Una pace disarmante

Ancora nell’Ottava di Natale, risuona particolarmente significativa l’apertura di questa sezione del Messaggio:

La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme”.

Non si tratta di un incipit poetico e disincantato, quanto di un appello a prendere contatto con la propria umanità più profonda perché “Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore” (cfr At 2,37). Non basta allora ridurre o addirittura gli armamenti, è invece necessario procedere a un disarmo integrale – concetto introdotto per primo da San Giovanni XXIII – attraverso “il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza” e soprattutto alimentare la fiducia nell’essere umano, in quanto “il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.

“Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito”, diceva Papa Giovanni, ma va anche desiderato, e “un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente”, è vigilare “sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”, oltre a “coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture” per essere come comunità “case di pace”: Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”.

Al termine dell’anno giubilare, in prossimità della chiusura dell’ultima Porta Santa il 6 gennaio, quella di San Pietro, aperta da Papa Francesco il 24 dicembre 2024, il Messaggio termina con l’appello a “motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di atteggiamenti fatalistici” insieme alla mancanza di speranza e la sfiducia costante disseminate nella società odierna:

“Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse”.

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