giovedì 12 novembre 2020
Coronavirus: abbraccio commovente
mercoledì 11 novembre 2020
Coronavirus: una leggera ironia
martedì 10 novembre 2020
Non ti arrendere: S. Leone Magno
Oggi 10 novembre memoria di S. Leone Magno , papa e dottore della Chiesa.
Condivido un Suo pensiero con voi:
«Non ti arrendere mai, neanche quando tutto ha l'aria del niente...neanche quando la paura ti sgomenta...neanche quando i tuoi occhi bruciano...neanche quando il dolore ti avvilisce...neanche quando la fatica si fa sentire...neanche quando il tuo piede inciampa...neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati...neanche quando il tradimento ti ferisce... neanche quando il successo ti abbandona...neanche quando l'incomprensione ti circonda...Invoca il “tuo" Dio, stringi i pugni...e ricomincia».
Leone, nato in Toscana alla fine del IV secolo, ricevette un’educazione molto accurata, come si può dedurre anche dalle sue opere. Eletto diacono sotto Celestino I, fu incaricato di affari importanti nella Chiesa del tempo e seppe difendere l’integrità della fede e promuovere la riconciliazione e la pace. Nel 440, alla morte di papa Sisto II, venne chiamato a sostituirlo. Il periodo del suo pontificato fu caratterizzato da forti instabilità politiche e da gravi conflitti dottrinali per le antiche risorgenti eresie, che seducevano ancora gli spiriti, nonostante le condanne conciliari e papali. Fu particolarmente coinvolto nei dibattiti cristologici, specialmente nella controversia contro Eutiche, a proposito del quale intervenne con la celebre “ lettera a Flaviano”, patriarca di Costantinopoli, esponendo con chiarezza la verità dell’incarnazione di Gesù, vero Dio fattosi uomo per amore degli uomini. I suoi pronunciamenti divennero la base della fede proclamata dai padri riuniti in concilio ecumenico a Calcedonia nel 451.
San Leone, oltre ad essere una voce importante della tradizione dottrinale, fu promotore di pace, assertore dell’unità ecclesiale attorno alla fede nel mistero di Cristo, e fu anche difensore del primato della sede apostolica. La festa della cattedra di Pietro fu istituita per sua iniziativa.
Negli ultimi anni del suo pontificato seppe, con la sua ferma diplomazia, difendere Roma dall’invasione degli Unni, trattando direttamente con Attila, da cui ottenne il ritiro pacifico delle truppe. Meno fortunato fu con i Vandali di Genserico, dai quali, nel saccheggio della città, riuscì soltanto ad ottenere la salvezza degli abitanti.
E’ il primo papa ad avere il titolo di “grande”. Fu in realtà un grande papa, grande per il suo servizio alla Chiesa, e fu anche un grande scrittore: i suoi 96 discorsi e le 173 lettere si segnalano per la profondità e la chiarezza teologica oltre che per la rara eleganza della esposizione. Morì nel 461.
domenica 8 novembre 2020
Coronavirus: Buona notte Sesto S. Giovanni
giovedì 5 novembre 2020
Coronavirus: Vergogna!
domenica 1 novembre 2020
Coronavirus: Mi manchi
in un perenne abbraccio...al di là dei limiti del tempo...
giovedì 29 ottobre 2020
Sesto S. Giovanni: meditiamo, pensiamo
Questa è la nostra città, questa è la nostra
storia e nessuno può toglierci questo senso di sestesitá. Grazie Giampaolo per
queste parole.
Prima di entrare in questa città,
lavatevi, lavatevi la coscienza
Pronunciando, uno ad uno i nomi dei suoi
martiri, leggeteli e rileggeteli e camminate per le sue strade. Li incontrerete
e dopo aver scorto i fratelli Casiraghi che escono di casa per andare in
fabbrica, dopo aver intravisto il giovane Lacerra accendendersi una mezza
sigaretta, l'ing. Fogagnolo varcare l'ingresso del suo ufficio, il parroco Don
Mapelli nascondere i ragazzi che vogliono raggiungere la montagna, dopo aver visto
ammazzare per strada Levi, Migliorini e i loro compagni, dopo aver visto le
donne della bulloneria Falck scioperare per la mensa e il pane, dopo aver visto
i vagoni piombati che passano per la stazione diretti in Austria e in Polonia,
dopo aver visto gli operai della Falck fare un passo avanti. Non fermatevi
camminate ancora per le vie, quelle vecchie e quelle nuove dove sorgono nuovi
palazzi e si riempiono di nuova gente che è venuta per lavorare e ascoltate le
mescolanze dei dialetti e delle parlate, ascoltate il calabrese che scherza con
il ferrarese mentre bevono un caffè o un grappino alle cinque e mezzo di mattina
al Circolo Progresso prima di entrare per il primo turno all'Unione. Guardate
gli operai la domenica in sella al loro Bredino.
Guardate il cielo rosso delle colate, ascoltate il loro tuono, il suono della sirena di fine turno. E meditate, pensate e cercate di capire se davvero vi siete lavati la coscienza e se così sarà solo allora capirete e non importerà quale lingua, quale dialetto parlerete perché ci capiremo come ci conoscessimo da sempre perché saremo, lo siamo, sestesi.











