Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.
Cari amici del blog, sto attraversando un momento difficile ed imprevisto, è doveroso chiedere scusa se sarò un po' meno presente nell'inserire i post. Ho ricevuto questo pensiero da mio fratello Cesare come sostegno e lo ringrazio infinitamente. Enrica
Cara Enrica, sono convinto che quanto ti invio qui sotto non farà nulla di...pratico, ma è comunque un ricordarti. Ciao. Cesare
LA PERLA
Disse un'ostrica a una vicina: "Ho veramente un gran dolore dentro di me.
E' qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata".
Rispose l'altra con borioso compiacimento:
"Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me.
Sto bene e sono sana sia dentro che fuori".
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a quella che stava bene ed era sana
sia dentro che fuori:
"Sì, tu stai bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza".
È la grazia più grande, quella dell’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la ferisce, non si mette a piangere, non strepita, non si dispera. Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla: il capolavoro della natura.
Dopo avere letto il diario che ho scritto per mia figlia nel 1994, Luciano l’ha tradotto, in parte, in una canzone scritta e musicata da lui. Offro a voi il testo di questa canzone come ringraziamento a Luciano.
PER GIULIANA
Cara, piccola bambina, voglio dedicare a te,
questi versi, queste frasi, questa storia di anni fa.
Cara, piccola bambina te lo devo dire, ormai
non sei sangue del mio sangue,
ti adottammo un giorno noi.
Non guardarmi con quegli occhi,
tutto questo è vero sai,
certo rimarrai sorpresa,
so però che capirai ;
tra i colloqui e le domande,
le giornate in tribunale
molto tempo abbiamo atteso
per poterti almen vedere.
Molte volte abbiam pensato che era inutile lottare
molte notti abbiam passato il tuo babbo ed io a pregare.
Io non so che cosa provi una madre dopo il parto
nell’istante che riceve tra le braccia il proprio figlio.
So però quel che ho provato nel vederti quel mattino
ed a stringer tra le braccia quel tuo inerme corpicino,
mi sembravi un pupazzetto, magra e smunta lì nel letto:
non un debole sorriso o una luce sul tuo viso.
Sai la mamma ti ha levato dalla culla proprio come
una bimba in mezzo al prato coglie e guarda il primo fiore
e quel giorno noi piangemmo grosse lacrime di gioia
noi quel giorno rinascemmo a una vita vera e nuova.
Eri molto chiusa in te, eri fredda, senza affetto
segno del tempo trascorso sola per tre anni nel tuo letto.
Ti donammo il nostro amore, rinascesti piano, piano
cominciasti a balbettare e ad alzare la tua mano.
Poi quel giorno,
lo ricordo proprio
come fosse ora
all’età di sette anni,
ci donasti il primo fiore.
Io e tuo padre
ci guardammo,
ti stringemmo
in mezzo a noi
quella tua
manina tesa,
non la
scorderemo mai.
Ecco questa è la tua storia,
“Ma che fai, ora tu piangi?
Per Jvonne sperando che la preghiera sia di suo gradimento. PREGHIERA DELL’ACCOGLIENZA
Aiutami Signore,
ad essere per tutti un’amica,
che attende senza stancarsi,
che ascolta senza fatica,
che accoglie con bontà,
che dà con amore.
Un’amica che si è sempre certi
di trovare quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad essere una presenza
sicura a cui ci si può
rivolgere quando lo si desidera,
ad offrire questa amicizia riposante,
che arricchisce con te e per te,
ad irradiare
una pace gioiosa
la tua pace o Signore,
sempre disponibile
e accogliente.
Il tuo pensiero
non mi abbandoni,
per rimanere sempre
nella Tua verità,
e non venire meno
alla tua legge.
Cosi, senza compiere
opere straordinarie,
senza vanagloria,
io possa aiutare
gli altri a sentirti
più vicino, perché la mia anima ti accoglie ad ogni istante.
All'entrata del reparto psichiatrico dove è ricoverata mia figlia c'è un dipinto che raffigura S. Riccardo Pampuri. Io da anni rivolgevo a Lui la mia preghiera. Sorpresa e consolazione quando ho saputo che Giuliana veniva ricoverata in quel reparto. S. Riccardo continui la Sua protezione su lei e su tutti.
SAN RICCARDO PAMPURI
Erminio Filippo Pampuri, poi Fra Riccardo, nasce il 2 agosto 1897 a Trivolzio (PV). Decimo di undici figli, rimasto orfano della madre a soli tre anni, viene accolto in casa degli zii materni, a Torrino, frazione di Trivolzio. Nelle Chiesa parrocchiale di Trivolzio viene battezzato, riceve il sacramento della Cresima e la Prima Comunione. Nel collegio vescovile Sant’Agostino di Pavia compie gli studi ginnasiali e liceali, si iscrive poi all’università di Pavia ove il 6 luglio 1921 si laurea a pieni voti (110 su 110) alla facoltà di medicina, dopo essere stato militare durante la prima grande guerra mondiale ed avere ricevuto la medaglia di bronzo avendo portato in salvo i medicinali. Dal 1921 al 1927 fu medico condotto a Morimondo donandosi con tanto amore agli ammalati (veniva chiamato “il dottor carità”) e collaborando con il parroco alle varie attività della parrocchia (è segretariato per le missioni, fonda la Banda musicale per i giovani, è animatore delle funzioni liturgiche e delle varie attività parrocchiali, distinguendosi in modo particolare nel condurre giovani ed uomini agli esercizi spirituali).
Nel luglio del 1927 entra nell’Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli assumendo il nome di Fra Riccardo. Muore a Milano il 1 maggio 1930 all’età di 33 anni.
I funerali si svolgono a Trivolzio nel cui cimitero viene sepolto. Il 16 maggio 1951 il corpo viene collocato nella Chiesa Parrocchiale di Trivolzio.
Giovanni Paolo II lo beatifica il 4 ottobre 1981 e lo proclama santo il 1 novembre 1989.
Attualmente il suo corpo, visibile, è custodito e venerato nella Chiesa parrocchiale di Trivolzio (Pavia). Riccardo Pampuri è il Santo della quotidianità. Il Santo a cui ricorrono i giovani, ma anche gli anziani e gli ammalati per accettare il disegno buono che Dio ha su ciascuno di noi.
San Riccardo Pampuri è festeggiato il 1 maggio (giorno della sua morte). Viene ricordato anche il 16 maggio (giorno della traslazione del suo corpo in Chiesa).
(Tratto da :http://www.sanriccardopampuri.it/4ante.pdf)
Ai medici, suoi colleghi, egli rivolge l'appello che svolgano con impegno la loro delicata arte, animandola con gli ideali cristiani, umani, professionali, perché sia un'autentica missione di servizio sociale, di carità fraterna, di vera promozione umana. A coloro che scivolavano in recriminazioni del prossimo diceva: "La mia casa è aperta a tutti, in essa però non devono entrare le critiche".
Chi ha fatto conoscere in questi ultimi 10 anni S. Riccardo è stato Mons. Giussani che l’ha proposto quasi a immagine vivente di ciò che gli stava più a cuore.
Durante il Meeting dell'Amicizia a Rimini viene presentata la mostra su S. Riccardo dal titolo "Era necessario che l'eroico diventasse quotidiano e il quotidiano diventasse eroico".
PREGHIERA A SAN RICCARDO
San Riccardo hai camminato
un tempo per le strade
della nostra terra,
hai pregato nel silenzio
delle nostre chiese,
hai servito con amore
ed intelligenza gli
ammalati nelle nostre
case, sei stato
accogliente verso
ogni persona che ti
ha cercato. Oggi, come
un tempo i tuoi malati,
anch'io ti cerco e mi
rivolgo a Te perché
Tu mi aiuti a guarire nel corpo e nello spirito
e mi ottenga dal Signore la tua stessa fede. Giovanni Volta Vescovo di Pavia
Il 18 maggio si ricorda il giorno della nascita di Karol Woytila (Papa Giovanni Paolo II). Propongo una tra le sue numerose preghiere e riflessioni scritte. Nelle sue preghiere Giovanni Paolo II toccò diverse tematiche, passando dalla famiglia, ai giovani, a preghiere per i detenuti. Preghiere per riflettere e crescere spiritualmente. Un"Grazie a Lui" da parte mia.
INNO ALLA VITA
La vita è dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone,
l'aborto e l'eutanasia sono tremendi crimini contro la dignità dell'uomo,
la droga è rinuncia irresponsabile alla bellezza della vita,
la pornografia è impoverimento e inaridímento del cuore.
La malattia e la sofferenza non sono castighi
ma occasioni per entrare nel cuore del mistero dell'uomo.
Nel malato, nell'handicappato, nel bambino e nell'anziano,
nell'adolescente e nel giovane,
nell'adulto e in ogni persona,
brilla l'immagine di Dio.
Dio non guarda all'apparenza, ma al cuore;
la vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura, rispetto, amore e tenerezza.
Molte richieste per un augurio rivolto a chi riceve la S. Cresima. Propongo lo scritto che ho inserito nel biglietto ricordo di mia figlia che trovo idoneo per questo importante Sacramento.
Oggi lo Spirito Santo discende su di te.
Possa essere la tua guida sicura per tutta la vita…
Dona, Signore, il Frutto dello Spirito:
l’amore, la gioia, la pace, la pazienza,
la benignità , la bontà, la fedeltà, la dolcezza,
il dominio di sé.
Galati 5,22
Ecco altre frasi di auguri per Cresima:
La fede che ti è stata confermata con il Sacramento della Cresima, possa accompagnarti per tutta la vita e possa darti tanta serenità Ricordati sempre che la fede è preziosa coma la luce. Ti auguro che questa luce illumini sempre il tuo cammino.
Il mio augurio è che questo Sacramento ti aiuti in ogni attimo della tua vita Oggi lo Spirito Santo discende su di te. Possa essere la tua guida sicura per tutta la vita…
Questo giorno, meta importate per ogni cristiano, sia, la continuazione di un percorso di vita felice...
Questa nota storia del Bambù mi è stata donata stampata su pergamena quando Giuliana uscì di casa per la mia grave malattia. Sotto in bella calligrafia c’era scritto questa spiegazione: “Se il Bambù fosse rimasto alto, nobile, bello, se fosse rimasto Bambù con la sue foglie e rami verdeggianti, non avrebbe mai scoperto il senso della sua vita. La preoccupazione di noi stessi, della nostra bellezza, del guadagno, della carriera, del divertimento, dell’immagine sono le nostre “foglie”, i nostri “rami”.
Dedico questa storia a chi sa donarsi e dimenticarsi con gioia per rendere felici gli altri.
STORIA DEL BAMBÙ
C'era una volta un bellissimo giardino. Era situato ad ovest del paese.
Il Signore di quel giardino aveva l'abitudine di farvi ogni giorno una passeggiata, quando il caldo della giornata era più forte.
C'era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva che il Signore lo amava e ne godeva.
Un bel giorno, il Signore, molto pensieroso, si avvicinò al suo albero amato e l'albero, in grande venerazione, chinò la sua testa. Il Signore gli disse :
"Caro bambù ho bisogno di te".
Con grande gioia, ma a voce bassa, il bambù rispose :
"O Signore, sono pronto. Fa di me l'uso che vuoi".
"Bambù", - la voce del Signore era seria - per usarti devo abbatterti".
Il bambù spaventato, molto spaventato dsse: "Abbattermi, Signore ? Me che hai fatto diventare il più bell'albero del tuo giardino ? No, per favore, no. Fa' uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi".
"Mio caro bambù - disse il Signore, e la voce era più seria - se non posso abbatterti, non posso usarti".
Nel giardino ci fu allora un gran silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò : "Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi".
"Mio caro bambù" - disse di nuovo il Signore - non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami". "O Signore, - disse il bambù - non farmi questo. Lasciami almeno le foglie e i miei rami".
"Se non posso tagliarti, non posso usarti".
Allora il sole si nascose, gli uccelli ansiosi volarono via.
Il bambù tremò e disse appena udibile : "Signore, tagliali".
"Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore.
Se non posso fare questo non posso usarti".
Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra.
Cosi il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l'amato bambù a terra, un'estremità del tronco la collegò alla fonte, l'altra la diresse verso il suo campo arido.
La fonte dava l'acqua, l'acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato.
Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.
Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario, nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.