"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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sabato 7 aprile 2012

Questa è Pasqua

Eccoli ora sulla soglia: la porta è aperta, una tavola con una bella fruttiera campeggiano in primo piano ad indicare la quotidianità dell’esistenza; i due invitano il misterioso pellegrino ad entrare e a restare con loro per quella sera, per quel brano di cammino fatto insieme. Se prima c’erano delle ombre ora è pura luce, se prima erano piegati dalla delusione ora sono eretti, in atteggiamento di supplica, se prima i loro occhi erano ciechi ora vedono e insieme guardano il loro compagno di cammino. Il pellegrino è una forma scura contro la luce dello sfondo, si nota il bastone, il suo leggero piegarsi: accetta l’invito e con loro si siederà a mensa.
Il dipinto è “Emmaus” di Arcobas


E, camminando per via,
tra passi trascinati a fatica
e passi stremati
dalla fretta, riconoscere
la danza di Dio
che celebra, irrefrenabile,
il dono della vita ....
Questa è Pasqua!

E, colmi di stupore,
riconoscere,
nel volto dello Straniero
avanti a sé,
lungo la strada
e dentro casa,
oltre i confini di uno spazio
costruito a misura di io,
il volto di un amico ....
Questa è Pasqua!

E, guardando gli occhi
scavati di chi soffre,
entrare nel tempio
in cui il dramma
dell’uomo consuma
nel fuoco
di un inappagato
sacrificio
vite e speranze ...
e tra la puzza di bruciato
scoprire che
nell’ indicibile olocausto
è Amore a consumare,
inappagato,
la sua offerta ....
Questa è Pasqua!

E, arrivati a casa,
chiusa la porta
dietro di sé,
a sigillare il proprio
spazio vitale,
ricordarsi
di apparecchiare per due,
memori
di una presenza
che ha invaso
la vita,
e pronti ad ogni nuovo
incontro ..
Questa è Pasqua
(Don Luigi Perduca)

Che il Signore, con la forza della sua resurrezione, trasfiguri le nostre vite e riempia la nostra quotidianità della vitalità dell’amore ...Buona Pasqua

giovedì 5 aprile 2012

Auguri di serena Pasqua


Sia una Pasqua
di pace di serenità.
Di momenti per pensare
per stringersi la mano.
Una Pasqua
di caldi abbracci.
Di fondersi
di culture e tradizioni.
Una Pasqua
senza distinzioni
di razze o di religioni.
Un Pasqua
che stringa l'intera umanità
in un unico grande abbraccio
che si chiama
"Fratellanza"
(Silvana Stremiz)

Con l'augurio che il miracolo della Pasqua possa toccare le vostre vite e la vostra casa.

enrica 

Un uomo in croce


Ero uscito di casa per saziarmi di sole!
Trovai un uomo
nello strazio della crocifissione.
Mi fermai e gli dissi:
"Permetti che io ti aiuti
a staccarti dalla croce?"
Ma lui rispose:
"Lasciami dove sono;
lascia i chiodi
nelle mie mani e nei miei piedi,
le spine intorno al mio capo
e la lancia nel mio cuore.
Io dalla croce non scendo
fino a quando
i miei fratelli restano crocifissi;
io dalla croce non scendo
fino a quando
non si uniranno
tutti gli uomini della terra.
Gli dissi allora:
" Cosa vuoi che io faccia per te? "
Mi rispose:
"Va per il mondo
e dì a coloro che incontrerai
che c'è un uomo
inchiodato sulla croce!
 Fulton J. Sheen

mercoledì 4 aprile 2012

Sulla mia tunica hanno gettato la sorte (un'opera popart)

Un’opera di popart di Livio Magni esposta nella Chiesa dell’Assunta vicino a casa mia.



Ma quella tunica era senza cuciture,
tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro:
«Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca».
Così si compiva la Scrittura, che dice:
Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
E i soldati fecero così.
(Giovanni 19, 23b-24)

Molti nostri contemporanei vorrebbero
far tacere la Croce.
Ma niente è più eloquente
della Croce messa a tacere!
Il vero messaggio del dolore
è una lezione d'amore.
(Edith Stein)

lunedì 2 aprile 2012

Il Glicine (simbolo)


(Ecco il glicine nel giardino della comunità di Giuliana. Ringrazio l'educatore che l'ha fotografato).

Pianta rampicante dai fiori violetti riuniti in grappoli, profumati e dolci (glikis in greco significa proprio "dolce"). E' originaria della Cina dove simboleggia amicizia e disponibilità.
Per il suo modello di crescita, il glicine dai fiori profumati è uno degli esempi più originali di vite rampicante legnosa, motivo per cui si è prestato a diverse interpretazioni. Si sviluppa accrescendosi rapidamente con un costante movimento a spirale in senso orario o antiorario e, in questo, rappresenta la coscienza dell’uomo che si espande dai centri vitali dell’interiorità per estendersi a influenzare il mondo esterno.
Rimane evidente ogni movimento che il glicine compie spontaneamente attorno a qualunque sostegno trovi a disposizione e, per questo suo comportamento è stato assunto a simbolo del gioco e dell’avventura nell'arte cinese. L'antica arte geomantica taoista Feng Shui considera i grappoli penduli a cono dei fiori di glicine come l’equivalente dell’inchino o dell’inginocchiarsi in segno di onore e di rispetto.
Questo fiore dai petali colorati nelle tonalità del blu, lavanda, rosa, viola è stato molto apprezzato in Cina, ma è sempre appartenuto soprattutto alla cultura tradizionale del Giappone. Celebrato nelle feste organizzate dagli aristocratici alla fine del periodo Heian (794-1185), venne utilizzato di frequente come motivo sugli stemmi delle famiglie giapponesi. Il glicine è stato coltivato in queste due Paesi asiatici per più di duemila anni prima di arrivare in Europa, a quanto pare attraverso i semi portati dall’Oriente, come una rarità, da Marco Polo nel XIII secolo. Dopo il 1830, questa vite ornamentale venne diffusa nelle aree più a nord degli Stati Uniti, dove era già stata catalogata come genere ‘Glicine’ dal Dott. Caspar Wistar (1761-1818), professore di anatomia all'Università di Pennsylvania.
Come la maggior parte delle viti, il glicine può diffondersi in modo quasi invasivo e diventare così distruttivo fino ad abbattere edifici e tralicci con il gravare del suo peso. Esemplare è il caso di una pianta di glicine che cresce a Sierra Madre, in California, nominata dal Guinness dei primati mondiali come quella con più fiori: al culmine della fioritura ne porta 1,5 milioni del peso di 250 tonnellate. Menzionata come una delle sette meraviglie vegetali esistenti a livello globale, è festeggiata ogni anno con un Festival del Glicine dal 1918, anno in cui vi parteciparono 12mila persone; ne arrivarono 100mila in occasione della settimana di eventi organizzata nel 1930 e 13mila nel 2009.


Giappone
Il glicine ha un rilevante significato simbolico nel buddismo Jodo Shinshu (o Buddhism Shin) fondato dal monaco Shinran (1173-1263) nel 1224 e pertanto è inserito nei suoi templi. I grappoli che pendono verso il basso in piena fioritura e i rami di questa vite sembrano abbassare il capo in segno di umiltà, sincero rispetto, supplica garbata e riflessione religiosa in riferimento a Buddha, così come l’uomo ha bisogno di pace e di tranquillità per raccogliersi e onorare l'entità divina. Il fiore del glicine diventa il simbolo della luminosità e della caducità dell’esistenza: tutto muta continuamente, in ogni momento, con il trascorrere del tempo, compresa appunto la vita stessa, quindi si dovrebbe apprezzare appieno l'eternità in ogni istante. Questo insegna che un essere umano non deve cadere nell’arroganza per emergere, ma piuttosto provare e dimostrare gratitudine. In questa scuola buddista ampiamente praticata in Giappone, tutti sono uguali agli occhi di Buddha, per il quale non è necessario pregare,  ma è sufficiente avere fede.          
Il glicine longevo dalla vitalità vigorosa è impersonato da una ragazza timida, romantica e travagliata da angosce d’amore con altrettanta caparbia nel balletto classico giapponese ‘Fuji Musume’ ('La Nubile Glicine', letteralmente) del teatro Kabuki. Rappresentato per la prima volta nel 1826 in un set di cinque danze, è rimasto uno tra quelli di maggiore successo per coreografia e raffinatezza e oggi è allestito in maniera autonoma. Nella città di Otsu, affacciata sul Lago Biwa, vicino a Kyoto, un passante si sofferma a osservare uno degli innumerevoli dipinti esposti chiamati ‘Otsu-e’ e venduti come souvenir. Su questo quadro è dipinta una Ragazza, che rappresenta l’essenza del Glicine: è abbigliata alla moda, con uno stravagante kimono (‘Nagasode’) con le maniche lunghe e con la fascia (‘Obi’) che riprende l’immagine del fiore, secondo la tradizione diffusa da secoli in Giappone. La Ragazza raffigurata diventa infatuata a tal punto dell'uomo che la  guarda attentamente da prendere vita ed uscire fuori dalla tela. Scrive lettere d’amore, ma non ottiene risposta e, danzando sotto un glicine frondoso, con un ramo in mano, esprime i sentimenti profondi che prova per l’amore non corrisposto, accompagnata dalla musica ‘Nagauta’ ('canto a lungo'). Triste e disperata, rientra affranta dentro al dipinto, sotto al glicine, alla fine del balletto. Il pianto della Ragazza esprime il dolore che prova, così il glicine diventa il fiore dell’amore perduto, ma rappresenta anche la straordinaria resistenza come vitigno, in grado di vivere e di prosperare anche in condizioni difficili, così come il cuore ha la capacità di resistere nonostante sia spezzato da un sentimento a senso unico. ‘Fuji Musume’ ha ispirato una fiorente produzione artistica in Giappone, comprese bambole, statuine e dipinti venduti come portafortuna per i matrimoni.

venerdì 30 marzo 2012

L'Olivo Benedetto (G. Pascoli)


 
Oh, i bei rami d’olivo! chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.
In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.
Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.

(G. Pascoli)

martedì 20 marzo 2012

Quelli come me ( A. Merini)

Quelle come me
regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me
donano l’Anima,
perché un’anima da sola
è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me
tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me
guardano avanti,
anche se il cuore
rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me
cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me
quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere
giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me
inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me
girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me
vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me
urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me s
ono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me
amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me
si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me
passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me
sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…
(Alda Merini)

martedì 13 marzo 2012

Un fiore divino simbolo dell'amore eterno

C'è una pianta del deserto che si chiama rosa di Jeric, simbolo dell'amore eterno. È un piccolo gomitolo secco, marroncino, non pesa nulla, sembra morta. Ma se le si dà un pochino d'acqua per qualche giorno, mostra di nuovo la sua vitalit...à: si apre, rinverdisce, si riveste di vita e colore... Così è l’ amore: anche quando sembra sopito, assente... basta una parola, un ricordo, basta che si porga la mano aperta e la rosa di Gerico che è nel cuore e che porta il nostro nome, torna a vivere...
Rose di Jeric che ha ispirato una leggenda, è un prezioso amuleto che viene usato per benedire case e allontanare influssi maligni attirare la pace, la potenza e la ricchezza ad esso. Secondo la dottrina, conferisce fortuna negli affari, ca...pacità di lavorare, offre la salute, forza, felicità e, soprattutto, ha la capacità di trasformare il negativo in energia positiva nel luogo in cui ti trovi. Credenti e non credenti in tutto il mondo riconoscono la sua bellezza, la cura e la cultura.
Un'antica leggenda racconta che fuggendo Giuseppe e Maria con il bambin Gesù dalla strage degli innocenti decretata da Erode, fecero una sosta per riposare mentre attraversavano le pianure di Gerico e toccando terra la Madonna, nello scendere dall'asino con il Divino Figlio in braccio, una pianta a forma di verde rosa sorse ai suoi piedi per salutare il Salvatore: era la Rosa di Gerico.
Più tardi, quando Gesù si ritirava a pregare nel deserto, la Rosa lo inseguiva rotolando spinta dal vento. La notte la pianta si fermava accanto ai piedi del Redentore e all'alba lo dissetava con le gocce di rugiada che per Lui intrappolava nelle foglie verdi e lucenti. Commosso dall'umile offerta, Gesù la benedisse.
Durante l'intera vita del Nazareno, La Rosa di Gerico continuò a vagare fresca e verde in terre di Galilea, dell'Egitto e dell'Arabia, ma quando il Signore spirò sul Golgota tutte le piante morirono insieme a Lui e insieme a Lui ritornarono alla vita tre giorni dopo. Da allora, in ricordo della Passione del Cristo, la Rosa muore e rinasce periodicamente; venne così chiamata il Fiore della Resurrezione e cominciò a prodigare il suo benefico influsso su tutti quelli che sanno coltivarla e curarla con amore.
La Rosa di Gerico è considerata da tempi remoti e da popoli diversi l'unico talismano vivente. La pianta, nonostante il suo nome, non è oriunda di Gerico. Nel secondo millennio a. C. i ricchi mercanti di quella città la portavano da luoghi lontani come prezioso talismano affinchè il suo influsso proteggesse le loro case, le loro botteghe, loro stessi e la famiglia da qualsiasi sventura e tenesse lontani dalle mura della città nemici e carestie.
Oggi si ritiene ancora che chi coltiva con amore una Rosa di Gerico attira su di sè l'amore, la salute, la pace e l'armonia con se stesso e con il mondo. Inoltre se, grazie alle cure che le vengono prodigate, la Rosa compie regolarmente il suo ciclo di morte e rinascita, il suo possessore otterrà, in cambio delle sue premure, creatività e abilità nel lavoro e buona fortuna negli affari.
Questa leggenda diffusa in ogni continente e presto è venuto a considerarlo un fiore divino.
(ritrovo del fiore)


giovedì 8 marzo 2012

L'uomo e la donna (Victor Hugo)


L’uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.
 Il trono esalta, l’altare santifica.
L’uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l’amore resuscita.
L’uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.
L’uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.
L’uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l’angelo indefinibile.
L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.
L’aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.
L’uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un’aureola.
L’uomo è un oceano. La donna un lago.
L’oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola.
La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l’Anima.
L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l’uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.

mercoledì 7 marzo 2012

La perfetta padrona di casa (Proverbi 31,10-31)


Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
È simile alle navi di un mercante,
fa venire da lontano le provviste.
Si alza quando è ancora notte,
distribuisce il cibo alla sua famiglia
e dà ordini alle sue domestiche.
Pensa a un campo e lo acquista
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.
Si cinge forte i fianchi
e rafforza le sue braccia.
È soddisfatta, perché i suoi affari vanno bene;
neppure di notte si spegne la sua lampada.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Non teme la neve per la sua famiglia,
perché tutti i suoi familiari hanno doppio vestito.
Si è procurata delle coperte,
di lino e di porpora sono le sue vesti.
Suo marito è stimato alle porte della città,
quando siede in giudizio con gli anziani del luogo.
Confeziona tuniche e le vende
e fornisce cinture al mercante.
Forza e decoro sono il suo vestito
e fiduciosa va incontro all’avvenire.
Apre la bocca con saggezza
e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà.
Sorveglia l’andamento della sua casa
e non mangia il pane della pigrizia.
Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti,
suo marito ne tesse l’elogio:
«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!».
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città
(Proverbi 31, 10-31)