"io sono qui per continuare ad imparare"

Una frase, un ringraziamento, un pensiero, una poesia, una nota citazione, una preghiera, una testimonianza che trattano i temi fondamentali della vita (che chiamerò "riflessioni") possono, qualche volta, tracciare un solco positivo nel cuore e in alcuni casi diventare motivo di stimolo, speranza, conforto, sostegno. Se alle mie "riflessioni" aggiungerete le vostre, condivideremo anche con altri qualche prezioso suggerimento, come meditazione sulla realtà del vivere quotidiano.


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martedì 9 marzo 2010

Preghiera del giornalista

"Con le parole si è sconvolta la terra". Così diceva Alfred De Musset
E’ stata presentata nell’ambito della giornata marchigiana dell’UCSI – Unione cattolica stampa italiana, svoltasi il 31 gennaio 2004 a Servigliano in occasione della ricorrenza di S. Francesco di Sales, la “Preghiera del Giornalista”. In occasione dell’incontro prenatalizio con l’Arcivescovo di Loreto, dove ha sede l’UCSI regionale, e Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, i giornalisti cattolici presenti chiesero a mons. Comastri di scrivere una Preghiera del Giornalista. Dopo circa un mese la Preghiera del Giornalista è stata consegnata ai giornalisti.

O Maria,
la tua giovane vita è stata segnata
da una notizia impensata e impensabile,
che è diventato la Buona Notizia
per tutta l'umanità.
Tu hai provato l'emozione e il turbamento
che tutti sentiamo di fronte agli eventi.
E sei stata capace di dare ospitalità a Dio
nella tuo casa e nella nostra casa.

Anche noi giornalisti siamo chiamati
dare notizie che possono costruire
possono distruggere,
possono orientare o disorientare,
rendere felici o rendere infelici.
Aiutaci, a raccontare sempre la verità
con lo stile sapiente della carità
per allargare la casa della speranza.

La tua libertà è stato un raggio
di luce,che si è piegato soltanto
davanti a Dio. Dio è il senso
e lo scopo della libertà.
Aiuta noi giornalisti a non vendere mai la nostra libertà al calcolo dell'interesse o del potere,  affinché diamo acqua pulita alla gente che desidera costruire un mondo migliore.

Preghiera del Giornalista composta dall’Arcivesco Comastri

lunedì 8 marzo 2010

Preghiera: mamma che attendi una creatura

25 marzo – Solennità dell’Annunciazione del Signore -
La chiesa dell’Assunta in via Cavour a Sesto S. Giovanni (le origini di questa chiesa risalgono alla seconda metà del Quattrocento, ora ristrutturata) offre una vetrata che raffigura l'Annunciazione (fine Ottocento). Ho sempre visto e vedo donne che attendono una creatura rivolgere la loro preghiera per il bimbo che portano in grembo.  
E' una tradizione che è sempre esistita e io in questa chiesa sento profumo di...VITA. Questa preghiera è scritta sul retro dell'immagine qui allegata.


















MAMMA CHE ATTENDI UNA CREATURA

Signore, ti prego con amore per questa dolce speranza che racchiudo nel mio seno. Mi hai concesso l'immenso dono di una piccola vita vivente nella mia vita: ti ringrazio umilmente per avermi scelta strumento del tuo amore. In questa soave attesa aiutami a vivere in continuo abbandono alla tua volontà.
Concedimi un cuore di mamma puro, forte, generoso. A te offro le preoccupazioni che già mi rendono inquieta: ansie, timori, desideri per la creaturina che ancora non conosco. Fa' che nasca sana nel corpo, allontana da lei ogni male fisico e ogni pericolo per l'anima.
O Maria, tu che conoscesti le ineffabili gioie di una maternità, dammi un cuore capace di trasmettere una fede viva e ardente.
Santifica la mia attesa, benedici questa mia lieta speranza, fa' che il frutto del mio seno germogli in virtù e santità per opere tua e del tuo Figlio divino.
Così sia.


sabato 6 marzo 2010

Auguri e Grazie "donna"!

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.


Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.


Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.


Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero», alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.


Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.


Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.


Ma il grazie non basta, lo so.
Siamo purtroppo  eredi di una storia
di enormi condizionamenti che,
in tutti i tempi e in ogni latitudine,
hanno reso difficile il cammino della donna,
misconosciuta nella sua dignità,
travisata nelle sue prerogative,
non di rado emarginata
e persino ridotta in servitù.
Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa,
e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali.

(Dalla “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II, papa. Dal Vaticano, 29 giugno 1995)

Saggezza

Una coppia di amici mi hanno chiesto uno scritto da dedicare ai loro figli per farne un quadro da appendere  alla parete della loro stanza da studio.
MESSAGGIO DI SAGGEZZA
Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch'essi una loro storia.
Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito.
Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te. Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.
Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile:
essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d'inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù:
molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti.
Non ostentare cinismo verso l'amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serenità le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo, per difenderti nelle calamità improvvise.
Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
Al di là d'una sana disciplina, sii tollerante con te stesso.
Tu sei figlio dell'universo non meno degli alberi e delle stelle,
ed hai pieno diritto d'esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta in pace con Dio,
qualunque sia il concetto
che hai di Lui. E quali
che siano i tuoi affanni
e aspirazioni, nella
chiassosa confusione
dell'esistenza,
mantieniti  in pace col tuo spirito.  Nonostante i suoi inganni,  travagli
e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso.       
Sii prudente.Sforzati d'essere felice.

Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo

Presunzione della fede

Il sottocitato scritto è stato motivo di confronto in un gruppo del quale sono responsabile. Trovo interessante proporlo.

 "Nessuno è tanto ateo da non avere una fessura di dubbio. E nessuno è tanto fedele da non avere una fessura di inquietudine" (Paolo VI)


Una volta le religioni avevano confini precisi. Non soltanto geografici, ma, se così si può dire,  teologici. Il cristianesimo non era l'ebraismo, l’ebraismo non era l'islamismo, l'islamismo non era l'induismo...
Mettere piede in una chiesa che non fosse della propria religione era allora severamente proibito.
C'è chi ricorda come non fosse permesso a un cattolico entrare in un tempio protestante, dove pure avrebbe
potuto ascoltare lo stesso Vangelo e pregare lo stesso Gesù.
Sorprendente perciò è stato nel 1986 il gesto con cui Giovanni Paolo II invitò ad Assisí i più alti rappresentanti delle diverse religioni per pregare insieme in spirito di fraterna comunione.
Tutte le religioni portano a Dio:
non contano tanto
le forme quanto lo
spirito che le anima.
Avrebbe dunque ragione Gandhi
quando, con una finissima immagine,
ci viene a dire:
« Dio è un pozzo,
ogni religione vi attinge,
l'una con un secchio,
l'altra con una giara,
la terza con un otre.
Guardiamo all'acqua
e non alla forma dei nostri recipienti ».

La scatola...vuota!

Ognuno di noi ha una scatola piena di baci e amore incondizionato, dei nostri figli, dei nostri genitori, dei nostri parenti, dei nostri amici.

La storia ha inizio tempo fa, quando un uomo punisce sua figlia di cinque anni per la perdita di un oggetto di valore ed il denaro in quel periodo era poco.
La mattina successiva era la ricorrenza della festa del papà, la bambina portò un regalo e disse "Papà è per te". Il padre era visibilmente imbarazzato, ma la sua arrabbiatura aumentò quando, aprendo la scatola, vide che dentro non c'era nulla. Disse in modo brusco: "Non lo sai che quando si fa un regalo, si presuppone che nella scatola ci sia qualcosa?". La bimba lo guardò dal basso verso l'alto e con le lacrime agli occhi disse: "Papà,...non è vuoto. Ho messo dentro il mio cuore". Il padre si sentì annientato.  Si inginocchiò e mise le braccia  al collo della sua bimba e le chiese perdono. Passò del tempo e una disgrazia portò via la bambina.
Per tutto il resto della sua vita,
il padre tenne sempre la scatola
vicino al suo letto e quando
si sentiva scoraggiato o in difficoltà,
apriva la scatola
e “tirava fuori” il cuore immaginario
ricordando l'amore che la bambina
ci aveva messo dentro.

giovedì 4 marzo 2010

Indifferenza

Un canto provocatorio per la nostra indifferenza
AVEVO FAME e voi avete fondato un club a scopo
umanitario e avete discusso sulla mia fame;
ve ne ringrazio!
ERO IN PRIGIONE
e voi siete entrati furtivamente
in chiesa a pregare per la mia liberazione;
ve ne ringrazio!
ERO NUDO
e voi avete esaminato seriamente
le conseguenze morali della mia nudità.
ERO AMMALATO
e voi vi siete messi in ginocchio
a ringraziare il Signore
di avervi dato la salute.
ERO SENZA TETTO e voi mi avete predicato                
le risorse dell'amore di Dio.
Sembravate tanto religiosi e tanto vicini a Dio!
Ma io ho ancora fame, sono ancora solo, nudo, ammalato,
prigioniero e senza tetto.
(Canto corale Malawi)

Non eliminare il rischio

La cosa più grave oggi è che le persone non osano più assumersi dei rischi. Vogliono anzi assicurarsi contro ogni rischio.  E' una mancanza di maturità, una grandissima debolezza.

Se l'uomo ha paura di camminare,
e non lascia la mano di sua madre.
Se teme di cadere, e sta seduto.
Se teme l'incidente, e lascia la macchina in garage.
Se teme la scalata, e resta nel rifugio.
Se teme che il paracadute non si apra, e non si getta.
Se teme la tempesta, e non leva l'àncora.
Se teme di non saper costruire la sua casa, e la lascia allo stato di progetto.
Se teme di sbagliare strada, e rimane in casa.
Se teme lo sforzo, il sacrificio e il futuro, e rinuncia a vivere,
e pauroso vi si rinchiude e vi si rannicchia...
Allora...
Potrà forse sopravvivere,
ma non sarà più un uomo,  perché è proprio
dell'uomo poter ragionevolmente                                                           
rischiare la propria vita.
Potrà far finta di amare,          
ma non saprà amare,
perché amare significa
essere in grado e voler rischiare
la vita per gli altri, per un altro...

Sono liberi. lo non li giudico. Bisognerebbe conoscere le loro ragioni.
Possono essere molteplici. Ma sbagliano. Io non dico, vedi, che fanno male. Questo solo può dirlo Colui che legge nei cuori. Dico che si fanno del male...
Tratto da “Parlami d’amore” di Michel Quoist

Spezza l'egoismo

Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari. volare a velocità supersoniche. Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farsi loro incontro. Aprirci alle idee, compreso quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.
PARTIRE  
…Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta. Con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà il coraggio e gusto per il Cammino. Andare avanti solo per andare avanti, non è vero camminare.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l'arrivo, lo sbarco. Ma c'è cammino e cammino.
Per le minoranze abramiche, è
mettersi 
in marcia
e aiutare
gli altri a
cominciare
la stessa
marcia
per
costruire
un mondo
più giusto
e umano.

(Dom Helder Camara)

mercoledì 3 marzo 2010

Tengo invano...

Il mio amico, amante dell'antiquariato, mi ha espresso la sua preoccupazione di condurre una vita mediocre (coinvolgendo la famiglia) a causa dell'aver impegnato la maggior parte dei suoi soldi , molte volte al di sopra delle sue possibilità, per questa "passione". La sua amarezza mi ha stupito e l'ho incoraggiato dicendo:"lo serberanno...". 
Poco tempo fa', tutto  fu in parte rubato
e in parte bruciato,...
e non rimase nulla!!!


Tengo invano
quando tengo per me;
poiché io non resterò,
anche quello perirà.

 
Rimarrà solo quello
che lascerò a tutti:
non si inabisserà con me
tutti lo serberanno.
R. Tagore